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i temi Dove? Dov è il Libano? GIORDANIA PER SAPERNE DI PI Una ricetta libanese Per capire meglio il testo, leggi la ricetta! Puoi anche avere informazioni sulla cucina libanese. 2. una iena noi: credenza araba secondo cui la iena, per catturare la preda, le urina addosso. 3. anemoni: fiori bellissimi dal colore rosso intenso. Quanto fu lunga quella notte! Ci rigiravamo nel letto e pensavamo alla mamma, che magari avrebbe immaginato che una iena avesse pisciato sui piedi di uno di noi2 e ci avesse condotti nella sua tana, mangiandoci fino a spolparci le ossa. Oppure che fossimo caduti in 30 un pozzo e fossimo annegati. Ma mio fratello mi rassicurava: i ragazzini con cui stavamo giocando le avrebbero detto che papà era venuto a prenderci. Tentammo di addormentarci stretti stretti. Sentivo i battiti del suo cuore e lui sentiva quelli del mio. Quando si fece giorno, ci alzammo. Non riuscivo a capire lo sguar35 do della mia matrigna, perché i suoi occhi erano verdi. Riuscivo a capire invece quelli della mamma, occhi neri profondi, e sapevo di amarla, come sapevo anche che non dovevo amare la mia matrigna, perché mia madre non la amava. La mancanza della mamma si faceva sentire sempre più forte, tan40 to che a colazione non riuscimmo a ingoiare nulla, nonostante i dolci e lo zucchero. Dovevamo inghiottire un po di tè dopo ogni boccone. Il tempo passava lento, soprattutto perché era estate e mio padre non doveva andare a insegnare ai bambini a scuola. Io e mio fratello sedemmo tutto il tempo appiccicati l una all altro, 45 in attesa della sera. Decidemmo di scappare subito prima del tramonto, senza aver fatto alcun piano e senza neanche averne parlato. Pensavamo al sopraggiungere della notte: come potevamo andare a letto senza la mamma che dormiva in mezzo a noi, stendendo le sue mani per arrivare a toccare entrambi? Aspettammo che la nostra matrigna 50 mettesse il piatto di mujaddara vicino al fornello a legna in cui preparava il pane. Non appena entrò in casa per portarcelo, mio fratello travasò la mujaddara nel suo vestito, tenendone i lembi e mordendosi le labbra per il vapore che continuava a salire. Corremmo veloci così com eravamo venuti, scalzi, sopra le pietre marroni e rosse, sopra le 55 poche piante, incuranti delle spine. Continuavo a urlare: Ahi ahi ahi spina, spina, spina e mio fratello rispondeva: La mujaddara mi brucia! Continuammo a correre, senza tenerci per mano, dimenticando l ordine della mamma, che ci aveva detto: 60 Non permettete neppure agli angeli di separare le vostre mani. Proseguimmo con la paura di prendere la strada sbagliata. Vidi una pianta di pomodoro tra le rocce, dai frutti rossi come anemoni3, ma non ci fermammo. Poi, giunti a un campo di fichi, ci sentimmo al sicuro. Avvistammo il grande stagno e, appena ci apparve la roc65 cia grigia chiamata «cammello a causa della sua forma, avemmo la certezza di aver raggiunto il villaggio. Le spine nel frattempo avevano iniziato a infilarsi nel mio vestito, avevano raggiunto la carne, 547 5394A_9-15_Temi.indd 547 26/01/18 12:46
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