VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

IMPARA A RIASSUMERE SCRIVERE un riassunto Il termine "riassumere" deriva dal latino resumère, che significa "riprendere", ed è arrivato in italiano attraverso il francese résumer. Riassumere un testo prevede due operazioni: • ridurre il testo, diminuendo il numero delle parole e delle frasi; • rielaborare il testo, mantenendo le informazioni principali. Conoscere i diversi modi per riassumere un testo Ci sono diverse forme di riassunto, lo sapevi? Vediamole insieme. RIASSUNTO DETTAGLIATO Il riassunto dettagliato contiene molte informazioni tratte dal testo e anche alcuni particolari non essenziali per la comprensione dei fatti principali. SINTESI La sintesi richiede maggiori capacità di distinguere le informazioni principali da quelle secondarie, per utilizzare soltanto le informazioni essenziali. È questo il tipo di lavoro che ti sarà più richiesto nella scuola. SINTESI BREVISSIMA Importante è anche la sintesi brevissima, nella quale è possibile esprimere il significato fondamentale del testo con poche frasi. Occorre saper riconoscere nelle informazioni principali le idee chiave, quelle che permettono di ricostruire il significato del brano in modo breve ma completo. Le fasi per scrivere un riassunto dettagliato Quest'anno iniziamo ad affrontare il riassunto dettagliato. Vediamo le varie fasi di lavoro. A. Fase preparatoria 1. Innanzitutto è importante leggere con attenzione il testo per avere una buona comprensione globale del contenuto, che deve essere mantenuto nel riassunto. 2. Bisogna quindi suddividere il testo in sequenze, facendo in modo che la successione delle parti sia graficamente ben chiara. 3. In ciascuna sequenza, poi, si deve sottolineare la frase più significativa, vale a dire quella che contiene le informazioni più importanti. 4. A partire dalla frase sottolineata, si attribuisce un titolo a ciascuna sequenza. B. Produzione del riassunto Nello scrivere il riassunto, il punto di partenza è rappresentato dai titoli delle sequenze, che aiutano nell'organizzazione del contenuto, garantendo la fedeltà al testo originale. Come creare, partendo da semplici titoletti, il "tessuto" del testo? - Usando i connettivi opportuni, cioè quegli elementi (congiunzioni, avverbi, pronomi) che permettono di collegare le frasi tra loro. - Aggiungendo le parole necessarie per dare al testo un senso compiuto. È anche possibile scrivere un riassunto riducendo un testo con la semplice cancellazione delle informazioni non essenziali. Ecco un esempio: Fausto è in vacanza a Cecina, in spiaggia fa amicizia con Michele. Fausto è un ragazzo timido e tranquillo; Michele è un ragazzo socievole e si diverte a fare scherzi. Un giorno decide di fare un piccolo dispetto: una ragazza con le trecce e una sua amica giocano a carte un po’ più in là sulla spiaggia; Michele butta per aria le carte con cui giocano le ragazze. Fausto rimane in disparte, un po’ vergognoso. Subito le ragazze si arrabbiano e li rimproverano, poi però li perdonano e li invitano a giocare insieme con loro. Fausto e Michele accettano volentieri, soprattutto Michele. Fausto fa amicizia con Michele. Fausto è un ragazzo tranquillo; Michele si diverte a fare scherzi. Un giorno decide di fare un dispetto: una ragazza e una sua amica giocano a carte, Michele butta per aria le carte. Fausto rimane in disparte. Subito le ragazze si arrabbiano, poi però li invitano a giocare con loro. Fausto e Michele accettano volentieri. In generale, comunque, ricorda che alcune informazioni arricchiscono un testo, ma in un riassunto sono superflue, dunque vanno eliminate. Ecco che cosa si può cancellare: • gli aggettivi qualificativi sovrabbondanti; • gli avverbi; • le sequenze descrittive; • tutto ciò che non è strettamente necessario allo sviluppo della narrazione. C. Controllo Una volta scritto, il riassunto deve essere riletto con attenzione per controllare che: - la rielaborazione abbia rispettato il contenuto essenziale del testo; - la lunghezza sia diminuita in modo significativo. Attenzione! Nello scrivere un riassunto ricorda di usare: • la 3ª persona • il discorso indiretto • abbreviazioni e parole significative Passare dal discorso diretto all'indiretto Il discorso diretto riporta esattamente le parole che sono state pronunciate in una comunicazione a voce. Si riconosce facilmente perché è racchiuso tra virgolette o trattini, preceduto da due punti e accompagnato da un verbo che introduce la comunicazione. Dicevano: «Non ci siamo mai divertiti così tanto!». - Saluta educatamente - sussurravano i grandi. Smettetela - urlò mia madre - o mi farete venire il mal di testa. Il discorso indiretto, invece, riporta le parole di una persona attraverso la voce di qualcun altro. Dipende sempre dallo stesso tipo di verbi, ma non presenta segni grafici di riconoscimento ed è introdotto da parole come "che" o "di". Nel passare dal discorso diretto a quello indiretto bisogna introdurre importanti trasformazioni: - Le virgolette o i trattini spariscono e le parole riportate sono precedute da “che” o “di”. Mi disse: - Sono felice. Mi disse che era felice. Mi disse di essere felice. - Gli avverbi di tempo e di luogo si modificano opportunamente. Disse: - Domani andrò al mare. Disse che il giorno successivo sarebbe andato al mare. Mi disse: - Aspettami qui. Mi disse di aspettarlo lì. - I pronomi personali cambiano. Disse: - Il professore mi interrogherà. Disse che il professore lo avrebbe interrogato. - Il pronome o aggettivo dimostrativo “questo” diventa “quello”. Mattia mi consigliò: - Leggi questo libro. Mattia mi consigliò di leggere quel libro. - I modi e i tempi verbali cambiano (il futuro diventa condizionale passato, il passato prossimo e il passato remoto diventano trapassato prossimo). Pippo disse: - Andrò da Paola. Pippo disse che sarebbe andato da Paola. Antonio esclamò: - Ho visto una stella cadente! Antonio esclamò che aveva visto una stella cadente. Svolgere il riassunto in modo guidato E adesso lavoriamo insieme: ripercorrendo con ordine tutte le tappe, svolgiamo il riassunto del brano seguente. A. Fase preparatoria 1. Leggiamo attentamente per comprendere il contenuto globale. 2. Dividiamo in sequenze (ricordi quali elementi devono cambiare per passare da una sequenza a un'altra? Il tempo, un personaggio...). 3. Distinguiamo ed evidenziamo la frase più significativa. Valentina e la sua amica del cuore Sequenza 1 - L’amica del cuore! Ma non fatemi ridere! Quante volte ho sentito il nostro compagno Rinaldo usare questa espressione con ironia riferendosi a me e Ottilia! Sequenza 2 Noi, ovviamente, non gli diamo retta. - Sembrate due gemelle siamesi! - insiste lui. - Ma che cosa avete sempre da confabulare? - Tu non sai che cos’è l’amicizia - ho provato a dirgli una volta. E credo che non lo sappia davvero. Sequenza 3 Io di Ottilia mi fido ciecamente. Se qualcosa mi preoccupa, è a lei che voglio confidarla. Se qualcosa mi rende felice, è con lei che voglio condividerla. “Amica del cuore” potrà anche sembrare un’espressione banale, ma io so che cosa significa e sono ben contenta di averne una. Vuol dire non sentirsi sola, avere qualcuno su cui contare, di giorno e persino di notte. Sequenza 4 E non scherzo. Ricordo che una volta fui svegliata da un incubo, ma non corsi da mia madre. Era da poco passata la mezzanotte e sentii il bisogno di chiamare Ottilia. Composi il suo numero, il telefono squillò due volte, ma prima del terzo squillo Sequenza 5 Ottilia sollevò la cornetta dell’apparecchio che ha in camera sua e biascicò: - Pronto? - Mi dispiace averti svegliata… - le dissi. - Ah, sei tu? Ma che ora è? - L’ora degli incubi. - Sei spaventata? - Adesso non più. - Ne parliamo subito o rimandiamo a domani? - Rimandiamo. Volevo solo sentire la tua voce. - Tanto ormai sono sveglia. E domani, anzi oggi, è domenica. Dài, racconta. Sequenza 5 E le riferii l’incubo dall’inizio alla fine. Naturalmente non lo raccontai a nessun altro. Sequenza 6 «Fin quando durerà?» mi chiedo a volte. Cioè fino a quando Ottilia e io saremo così legate, non divise da rivalità, invidie, gelosie? E chi lo sa! Magari la nostra amicizia durerà a lungo come quella tra mia madre e Stefi. Forse avremo occasione di parlare del nostro lavoro, dei nostri fidanzati e poi dei nostri mariti. Vedremo… (Angelo Petrosino, In Lombardia con Valentina, Piemme Junior) 4. Titolazione delle sequenze: per creare i titoli occorre usare la tecnica della nominalizzazione, cioè bisogna ridurre la frase sottolineata facendo uso di uno o più nomi e aggettivi legati da preposizioni, senza verbi. Osserva l’esempio: 1ª sequenza: Rinaldo prende in giro le due amiche il titolo va abbreviato Rinaldo prende in giro il verbo va trasformato in nome e va aggiunta la preposizione “di” Presa in giro di Rinaldo 1 Presa in giro di Rinaldo - L’amica del cuore! Ma non fatemi ridere! Quante volte ho sentito il nostro compagno Rinaldo usare questa espressione con ironia riferendosi a me e Ottilia! 2 Risposta alla derisione Noi, ovviamente, non gli diamo retta. - Sembrate due gemelle siamesi! - insiste lui. - Ma che cosa avete sempre da confabulare? - Tu non sai che cos’è l’amicizia - ho provato a dirgli una volta. E credo che non lo sappia davvero. 3 Fiducia cieca nell’amica Io di Ottilia mi fido ciecamente. Se qualcosa mi preoccupa, è a lei che voglio confidarla. Se qualcosa mi rende felice, è con lei che voglio condividerla. “Amica del cuore” potrà anche sembrare un’espressione banale, ma io so che cosa significa e sono ben contenta di averne una. Vuol dire non sentirsi sola, avere qualcuno su cui contare, di giorno e persino di notte. 4 L’incubo di Valentina E non scherzo. Ricordo che una volta fui svegliata da un incubo, ma non corsi da mia madre. Era da poco passata la mezzanotte e sentii il bisogno di chiamare Ottilia. Composi il suo numero, il telefono squillò due volte, ma prima del terzo squillo 5 La telefonata all’amica Ottilia sollevò la cornetta dell’apparecchio che ha in camera sua e biascicò: - Pronto? - Mi dispiace averti svegliata… - le dissi. - Ah, sei tu? Ma che ora è? - L’ora degli incubi. - Sei spaventata? - Adesso non più. - Ne parliamo subito o rimandiamo a domani? - Rimandiamo. Volevo solo sentire la tua voce. - Tanto ormai sono sveglia. E domani, anzi oggi, è domenica. Dài, racconta. 6 Condivisione della paura E le riferii l’incubo dall’inizio alla fine. Naturalmente non lo raccontai a nessun altro. 7 Durata del legame «Fin quando durerà?» mi chiedo a volte. Cioè fino a quando Ottilia e io saremo così legate, non divise da rivalità, invidie, gelosie? E chi lo sa! Magari la nostra amicizia durerà a lungo come quella tra mia madre e Stefi. Forse avremo occasione di parlare del nostro lavoro, dei nostri fidanzati e poi dei nostri mariti. Vedremo… (Angelo Petrosino, In Lombardia con Valentina, Piemme Junior) B. Produzione del riassunto Riprendiamo i titoli che abbiamo assegnato a ciascuna sequenza e, usando le tecniche apprese, scriviamo il riassunto. Ora riscriviamo di seguito il riassunto: Valentina considera Ottilia la sua amica del cuore. A chi la prende in giro per questo, risponde che non sa che cos’è l’amicizia, perché Valentina si fida ciecamente di Ottilia. Valentina ricorda che una volta aveva avuto un incubo di notte e aveva sentito il bisogno di chiamare la sua amica. Ottilia le aveva risposto e le aveva chiesto se era spaventata, ma il solo fatto di averla sentita aveva tranquillizzato Valentina, che le aveva raccontato l’incubo. A volte la protagonista si chiede per quanto tempo saranno così amiche. C. Controllo Infine verifichiamo che: - il contenuto che abbiamo colto durante la prima lettura sia stato mantenuto; - la lunghezza del testo sia diminuita in modo significativo. Usare in modo autonomo le tecniche apprese Alla luce di quanto hai appreso, svolgi i seguenti esercizi. Se hai dei dubbi, ritorna alle pagine precedenti con le istruzioni. 1. CANCELLA LE INFORMAZIONI NON ESSENZIALI In questo primo esercizio dovrai utilizzare la tecnica della riduzione (ricordi? Bisogna eliminare tutto ciò che non è strettamente necessario ai fini della comprensione globale: aggettivi qualificativi, avverbi, sequenze descrittive...). L'esercizio è avviato. Un’avventura finita bene Harvey accese con importanza il sigaro, che non l’attirava, ma gli parve di essere ammesso, facendo così, fra gli adulti. Non sapeva di avere acceso un fortissimo stogie1 marca Wheeling, perciò disse: - Ci vuol altro che questo per farmi star male! - Fra poco lo vedremo, ragazzo! - disse il tedesco. - Il mio sigaro ti piace, vero? - domandò il tedesco, che aveva visto gli occhi di Harvey riempirsi di lacrime. - Buonissimo, un aroma delizioso - rispose il ragazzo stringendo i denti. - Ma abbiamo rallentato un po’ o mi sbaglio? Vado a vedere che cosa segna il solcometro2. - Lo farei anch’io se fossi in te - disse il tedesco. Harvey barcollando si avviò, sui ponti umidi, al parapetto più vicino. Si sentiva molto male, ma vide il cameriere che stava legando insieme delle sedie, e siccome si era vantato con lui di non soffrire il mal di mare, l’orgoglio lo tenne su mentre andava attraverso il ponte di seconda3 fino alla poppa4 che finiva con una copertura ad arco. Non c’era nessuno sul ponte ed Harvey si trascinò fino in fondo, accosto5 all’asta della bandiera. Là si piegò in due spasimando, perché l’effetto del sigaro si aggiungeva al moto delle ondate e alle vibrazioni dell’elica e gli strappava l’anima. La testa pareva scoppiargli, davanti agli occhi vedeva mille scintille; gli sembrava che il suo corpo non avesse più peso e i talloni gli ondeggiavano per aria. Svenne per il mal di mare e il rollio6 della nave lo sollevò oltre il parapetto. Poi uscì dalla nebbia un’onda bassa e grossa che trascinò Harvey lontano; il mare verde si richiuse sopra di lui, ed Harvey sprofondò nella quiete, come se dormisse. Si svegliò quando udì suonare un corno che annunziava la colazione. Pian piano si ricordò di essere Harvey Cheyne, affogato in pieno Oceano, ma non riusciva a collegare le idee: era troppo debole. Un odore nuovo gli riempiva le narici, l’umidità gli faceva correre i brividi per la schiena, l’acqua salata gli inzuppava i vestiti. Aperti gli occhi si avvide di essere ancora sulla superficie del mare, perché l’acqua correva intorno a lui in ondulazioni d’argento; si accorse di essere sdraiato su un mucchio di pesci mezzi morti e di fissare le spalle larghe di un marinaio vestito di lana blu. «Si va male» pensò il ragazzo. «Si capisce che son morto, e questo tipo è il mio angelo custode». Ebbe un gemito, e l’uomo volse la testa; fra i capelli neri e ricciuti brillavano due cerchietti d’oro. - Ah! ti senti un po’ meglio? Resta così sdraiato, fileremo meglio. Con un colpo improvviso di remo fece virare7 la prua8 ondeggiante della barca verso un mare senza schiuma che sembrava alzare un’onda alta sei metri. Ma il salire dell’onda non troncò il discorso della maglia blu. - Te lo dico io che acchiapparti al volo è stato un lavoro da esperti. Ma come hai fatto a cadere? - Stavo male - disse Harvey - così male che non ho potuto evitarlo. - Ti ho visto scivolar giù. Pensavo che l’elica ti avesse ridotto a pezzetti d’esca per i pesci, e invece ti ho visto venire alla deriva9 verso di me. Ti ho preso per un pesce grosso, ed ecco che per questa volta non sei morto. - Dove sono? - domandò Harvey, che dal luogo dov’era non si rendeva conto di essere ormai al sicuro. (Rudyard Kipling, Capitani coraggiosi, Editrice Piccoli) Informazioni superflue, non essenziali 1. stogie: tipo di sigaro di bassa qualità. 2. solcometro: strumento usato per misurare la velocità delle navi. 3. ponte di seconda: ponte di seconda classe. 4. poppa: parte posteriore di un’imbarcazione. 5. accosto: vicino. 6. rollio: oscillazione. 7. virare: cambiare direzione. 8. prua: parte anteriore di un’imbarcazione. 9. alla deriva: trascinato dalla corrente. 2. PASSA DAL DISCORSO DIRETTO ALL'INDIRETTO Una tecnica da adottare nella stesura di un riassunto è il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto. Qui di seguito c'è un dialogo che dovrai trasformare in discorso indiretto. Fai attenzione ai verbi evidenziati: quando ti è possibile mantienili, cambiando ovviamente modo e tempo in maniera adeguata, come nell'esempio. Un’incomprensione A - Ti accompagnerò a casa tutti i giorni - disse Katherine. - Quando esci da scuola torni a casa? B Harold sospirò: - Facciamo le prove d’orchestra tutti i giorni. Stiamo preparando Il poeta e il contadino, e la parte del primo violino è molto difficile, così non so mai a che ora si finisce… C - Bene, ti aspetterò - fece Katherine, guardandolo dritto negli occhi, con amarezza, senza nascondere niente. - Mi siederò davanti all’ingresso delle ragazze e ti aspetterò. D Harold guardò con nostalgia il portone di casa sua. - Devo confessarti una cosa - mormorò infine - non mi piacciono molto le ragazze. Ho un mucchio di altre cose per la testa. E - Però torni sempre a casa con Elaine - disse Katherine. - Vi ho visto. F - E va bene - sbottò Harold, con una gran voglia di dare un pugno a quel visetto morbido e roseo. - Va bene - urlò. - Torno a casa con Elaine! E a te che cosa importa? Mi va di tornare a casa con Elaine! Lasciami in pace. Tu hai Charley Lynch. È un grande eroe, fa il lanciatore per la squadra di baseball. Lasciami in pace! G - Ma io non lo voglio - strepitò Katherine. - Non mi interessa Charley Lynch! Ti odio - gridò. - Ti odio! Mi chiuderò in un convento. H - Bene! - disse Harold. - Benissimo! E aprì il portone di casa. (Irwin Shaw, Racconti di più stagioni, Bompiani) A Katherine disse che lo avrebbe accompagnato a casa tutti i giorni e gli chiese se quando usciva da scuola sarebbe tornato a casa. B Harold le rispose sospirando che… 3. USA I CONNETTIVI ADATTI Ti presentiamo il riassunto di alcune pagine del famoso libro II piccolo principe, da cui abbiamo tolto i connettivi: sceglili tra quelli riportati in fondo al testo e sistemali al posto giusto. Attenzione, però: non tutti sono necessari e qualcuno può essere usato più di una volta. La volpe chiede al piccolo principe di essere addomesticata,........................................il piccolo principe non sa neppure il significato del verbo “addomesticare”,............................................. la volpe glielo spiega. Gli dice.............................................................vuol dire “creare dei legami”, ..........................................avere bisogno uno dell’altro, riconoscere il rumore dei passi dell’altro ..........................................vedere nell’oro del grano il colore dei suoi capelli. Il piccolo principe accetta........................................torna l’indomani,...............................................la volpe lo prega di tornare sempre alla stessa ora...........................................i riti sono importanti,.......................................... rendono ogni giorno diverso dagli altri........................................................giunge il momento della partenza, la volpe confida al piccolo principe................................................. avrebbe pianto: egli,..............................................., le chiede che cosa ci abbia guadagnato dall’essere addomesticata...............................................la volpe gli svela il proprio segreto. siccome • e • ma • che • così • ossia • o • quando • né • allora • dal momento che • perché • infatti 4. USA LE DIVERSE TECNICHE DEL RIASSUNTO Nel brano che segue, due ragazzi americani si trovano in un college svizzero, alle prese con lo studio dell'italiano come lingua straniera. Di fianco al testo troverai i suggerimenti sulle tecniche da usare di volta in volta per riassumere il brano. Un accento italiano Guthrie era un turbine di energia. Amava tutto: lezioni, sport, gite, cibo, gente. Ma, soprattutto, amava la Svizzera. - Svizzera! - tuonava. - Bella, bella Svizzera! Il suo modo di fare entusiasta mi ricordava un po’ mio padre. • Riduzione • Uso del presente narrativo • Discorso indiretto Chiesi a Guthrie come si scriveva kidnapped, cioè rapita, in italiano, e quando tornai a casa preparai un altro cartello, ma zia Sandy disse: - Ho paura che tu abbia scritto rapinatori. Qualcuno potrebbe chiamare la polizia, pensando che questo è un covo di ladri. Riprovai a scrivere quello che mi sembrava avesse detto Guthrie, e zia Sandy controllò sul dizionario. - Questo significa “rapa” - annunciò. - Oppure “zuccone”. • Uso della 3ª persona • Riduzione (evita i dettagli non importanti per la storia) • Discorso indiretto Guthrie era americano, frequentava la scuola da due anni e conosceva l’italiano, ma in una versione tutta sua. Io ero affascinata da chiunque parlasse italiano. Guardavo i bambini passeggiare sul lungolago coi genitori, chiacchierando in italiano, e mi sembravano così intelligenti! Sapevo che era la loro lingua, quella che avevano imparato dalla nascita, ma mi sembrava comunque incredibile. Quando sentii un ragazzino ordinare al suo cane: Siediti! e quello obbedì, pensai: Ehi, perfino il cane sa Vitaliano. Quanto a me, le uniche parole che conoscevo erano: ciao! e andiamo! • Riduzione • Uso della 3ª persona • Solo parole necessarie e significative (gli esempi sono superflui) A scuola seguivamo quasi tutti lezioni d’italiano. Tre giorni alla settimana studiavamo grammatica, ed era una faticaccia. Come facevano, i bambini italiani, a imparare tanta roba? Due giorni alla settimana, poi, facevamo conversazione in italiano. Imparavamo lunghi dialoghi a memoria e li recitavamo. Se ti fermavi a riflettere su quello che dicevi, ti sentivi un’idiota, ma se ti concentravi soltanto sul suono e sul ritmo andava già meglio. Secondo l’insegnante, a un certo punto avevo detto che andavo a letto alle settecento in punto e avevo trecentotrenta anni; e avevo aggiunto: Voglio seicento patate, no grazie. • Uso della 3ª persona • Riduzione (puoi riportare solo un esempio) E mi chiedevo come facessero tutti quegli studenti stranieri -giapponesi, spagnoli, francesi, norvegesi, indiani, arabi, iraniani, tedeschi, olandesi e cinesi - a studiare materie come storia, algebra e scienze in inglese, una lingua completamente diversa dalla loro. Quando mi chiedevano: «Come viaggio fino in palestra?» o «Stavi vivendo in America?» erano comunque molto più bravi in inglese di quanto io lo fossi in italiano. • Uso della 3ª persona • Riduzione (usa il termine più generico, che contiene gli altri) La sera, quando tentavo di studiare italiano, a volte mi infuriavo tanto che tiravo il libro contro il muro. Una volta zia Sandy sentì il tonfo e bussò alla mia porta. - Ancora l’italiano? - chiese, comprensiva. Pochi giorni prima era tornata a casa con un taglio di capelli assurdo, perché non era riuscita a spiegare al parrucchiere che cosa voleva. • Uso della 3ª persona • Riduzione (senza episodio zia) Ricevetti un unico complimento dall’insegnante: mi disse che avevo «un buon accento italiano». Significava che la mia pronuncia era buona, mi spiegò Guthrie. (Sharon Creech, Un anno in collegio, Mondadori) • Conclusione 5. SCRIVI UN RIASSUNTO DI 12 RIGHE Leggi il brano Nel gruppo dei "grandi"! di Erri De Luca (a p. 569): con la matita dividilo in sequenze e con la tecnica della rielaborazione scrivine un riassunto che non superi le 12 righe. L'esercizio è avviato. DAL TESTO... Andò così la prima volta che salii al balcone. Dal finestrino a pianoterra del cortile dove abitavo, il pomeriggio guardavo il gioco dei più grandi. Il pallone calciato male schizzò in alto e finì sul terrazzino di quel primo piano. Era perduto, un superflex paravinil un po’ sgonfio per l’uso. ...AL RIASSUNTO Un pomeriggio ai ragazzi più grandi, mentre giocavano, il pallone capitò su un balcone al primo piano. 6. METTI IN PRATICA TUTTO QUELLO CHE HAI IMPARATO! Eccoci all'ultimo esercizio, in cui dovrai mettere in pratica tutto quello che hai imparato su come si fa un riassunto. Dunque, leggi attentamente il testo, suddividilo in sequenze, con la tecnica della nomi-nalizzazione attribuisci a ciascuna un titolo, applica le tecniche apprese e quindi scrivi il riassunto. Una partita può cambiare la vita La spiaggia di Copacabana è una delle più belle spiagge del mondo: lunghissima, argentea come la luna, chiusa in una delle tante meravigliose insenature della costa di Rio de Janeiro. Ogni giorno migliaia di turisti da ogni parte del mondo arrivano qui per vederla, per bagnarsi nel suo mare, per ascoltare la musica delle orchestrine ambulanti. Ma della sabbia, del panorama e della musica a Joào non poteva importare di meno, quella sera. Come tutte le sere Joào era andato sulla spiaggia per giocare a calcio. Sapeva di essere un grande piccolo giocatore: giocava da mezz’ala di punta, come dicevano gli esperti, e gli piaceva piombare da lontano nell’area di rigore per colpire di testa i cross. Sapeva usare i piedi come le mani e poteva far fare alla palla quel che voleva, anche sulla sabbia, dove si gioca senza scarpe ed è traditrice, perché non si sa mai come la palla rimbalzi. Joào era un garoto de rua, un ragazzo di strada, come dicono a Rio de Janeiro. Era uno dei cinquanta, sessanta o centomila bambini - nessuno conosce davvero il loro numero - nati nelle favelas, nella città dei poveri, fra baracche costruite abusivamente, senza fogne, senza acqua, senza corrente elettrica, senza fondamenta. Casupole di legno, lamiere e fango che di tanto in tanto le piogge e le frane trascinano via verso il mare, con chi ci sta dentro. Come tutti gli altri ragazzi delle favelas, da piccolo Joào era specializzato nel borseggio1 sugli autobus e nel rubare la merce da negozi e grandi magazzini. Verso i dieci anni però, quando era ormai pronto per passare alle rapine a mano armata, era stato preso da uno zio che si intendeva un po’ di calcio. Lo zio aveva aiutato Joào ad allenarsi, a patto che lui tornasse a scuola. Come scolaro non aveva brillato, ma almeno aveva trascorso le mattine in classe e non in strada. Era sbocciato come giocatore; dai campetti polverosi delle favelas era passato al torneo della spiaggia. E quella sera sapeva che tra il pubblico c’era un osservatore del Botafogo - la più importante squadra di Rio de Janeiro - venuto apposta per lui. L’arbitro fischiò l’inizio. Joào era nervoso ed emozionato: sbagliò uno stop facilissimo che normalmente avrebbe potuto fare dormendo. Poi, poco alla volta l’emozione e il nervosismo, che gli avevano reso le gambe pesanti, cominciarono a sciogliersi. Sulla sabbia di Copacabana Joào iniziò a volare, a inventare, a bailare futebol, come dicono i brasiliani. Era dappertutto: si faceva dare i rinvii del portiere, palleggiava a centrocampo, sparava cross lunghissimi che cadevano precisi ai piedi dei suoi compagni. L’osservatore del Botafogo estrasse il taccuino dalla giacca e scrisse qualcosa. Fra le migliaia di ragazzi che giocano a pallone a Rio de Janeiro aveva preso nota di «qualcosa che proprio lui aveva fatto». Già si sentiva addosso la maglia rossonera del Botafogo, magari con il numero 10, quella di Pelé2! Mancavano cinque minuti alla fine. Joào decise che era arrivato il momento di fare un goal. Finse un passaggio lungo e si trovò la strada libera verso la porta. Joào e la sua fidanzata, la palla che lo avrebbe salvato da una vita di miseria nella favela, erano insieme, a due passi dall’area di rigore. Come in un sogno, senza neppure sentire le grida e gli applausi del pubblico impazzito, Joào rallentò il passo e attese che il povero portiere gli venisse incontro in uscita, per tentare una parata impossibile. Si fermò di colpo, poi alzò delicatamente la palla con un pallonetto elegante e controllato, saltò il corpo disteso del portiere e, urlando gooooooal con quanto fiato aveva nei polmoni, riprese il pallone davanti alla porta ormai sguarnita. (Vittorio Zucconi, Stranieri come noi, Einaudi) 1. borseggio: furto di portafogli, orologi, ecc., commesso con abilità e rapidità. 2. Pelé: famoso calciatore brasiliano, considerato tra i migliori di tutti i tempi, che giocò tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso.
IMPARA A RIASSUMERE SCRIVERE un riassunto Il termine "riassumere" deriva dal latino resumère, che significa "riprendere", ed è arrivato in italiano attraverso il francese résumer. Riassumere un testo prevede due operazioni: • ridurre il testo, diminuendo il numero delle parole e delle frasi; • rielaborare il testo, mantenendo le informazioni principali. Conoscere i diversi modi per riassumere un testo Ci sono diverse forme di riassunto, lo sapevi? Vediamole insieme. RIASSUNTO DETTAGLIATO Il riassunto dettagliato contiene molte informazioni tratte dal testo e anche alcuni particolari non essenziali per la comprensione dei fatti principali. SINTESI La sintesi richiede maggiori capacità di distinguere le informazioni principali da quelle secondarie, per utilizzare soltanto le informazioni essenziali. È questo il tipo di lavoro che ti sarà più richiesto nella scuola. SINTESI BREVISSIMA Importante è anche la sintesi brevissima, nella quale è possibile esprimere il significato fondamentale del testo con poche frasi. Occorre saper riconoscere nelle informazioni principali le idee chiave, quelle che permettono di ricostruire il significato del brano in modo breve ma completo. Le fasi per scrivere un riassunto dettagliato Quest'anno iniziamo ad affrontare il riassunto dettagliato. Vediamo le varie fasi di lavoro. A. Fase preparatoria 1. Innanzitutto è importante leggere con attenzione il testo per avere una buona comprensione globale del contenuto, che deve essere mantenuto nel riassunto. 2. Bisogna quindi suddividere il testo in sequenze, facendo in modo che la successione delle parti sia graficamente ben chiara. 3. In ciascuna sequenza, poi, si deve sottolineare la frase più significativa, vale a dire quella che contiene le informazioni più importanti. 4. A partire dalla frase sottolineata, si attribuisce un titolo a ciascuna sequenza. B. Produzione del riassunto Nello scrivere il riassunto, il punto di partenza è rappresentato dai titoli delle sequenze, che aiutano nell'organizzazione del contenuto, garantendo la fedeltà al testo originale. Come creare, partendo da semplici titoletti, il "tessuto" del testo? - Usando i connettivi opportuni, cioè quegli elementi (congiunzioni, avverbi, pronomi) che permettono di collegare le frasi tra loro. - Aggiungendo le parole necessarie per dare al testo un senso compiuto. È anche possibile scrivere un riassunto riducendo un testo con la semplice cancellazione delle informazioni non essenziali. Ecco un esempio: Fausto è in vacanza a Cecina, in spiaggia fa amicizia con Michele. Fausto è un ragazzo timido e tranquillo; Michele è un ragazzo socievole e si diverte a fare scherzi. Un giorno decide di fare un piccolo dispetto: una ragazza con le trecce e una sua amica giocano a carte un po’ più in là sulla spiaggia; Michele butta per aria le carte con cui giocano le ragazze. Fausto rimane in disparte, un po’ vergognoso. Subito le ragazze si arrabbiano e li rimproverano, poi però li perdonano e li invitano a giocare insieme con loro. Fausto e Michele accettano volentieri, soprattutto Michele. Fausto fa amicizia con Michele. Fausto è un ragazzo tranquillo; Michele si diverte a fare scherzi. Un giorno decide di fare un dispetto: una ragazza e una sua amica giocano a carte, Michele butta per aria le carte. Fausto rimane in disparte. Subito le ragazze si arrabbiano, poi però li invitano a giocare con loro. Fausto e Michele accettano volentieri. In generale, comunque, ricorda che alcune informazioni arricchiscono un testo, ma in un riassunto sono superflue, dunque vanno eliminate. Ecco che cosa si può cancellare: •    gli aggettivi qualificativi sovrabbondanti; •    gli avverbi; •    le sequenze descrittive; •    tutto ciò che non è strettamente necessario allo sviluppo della narrazione. C. Controllo Una volta scritto, il riassunto deve essere riletto con attenzione per controllare che: - la rielaborazione abbia rispettato il contenuto essenziale del testo; - la lunghezza sia diminuita in modo significativo. Attenzione! Nello scrivere un riassunto ricorda di usare: • la 3ª persona • il discorso indiretto • abbreviazioni e parole significative Passare dal discorso diretto all'indiretto Il discorso diretto riporta esattamente le parole che sono state pronunciate in una comunicazione a voce. Si riconosce facilmente perché è racchiuso tra virgolette o trattini, preceduto da due punti e accompagnato da un verbo che introduce la comunicazione. Dicevano: «Non ci siamo mai divertiti così tanto!». - Saluta educatamente - sussurravano i grandi. Smettetela - urlò mia madre - o mi farete venire il mal di testa. Il discorso indiretto, invece, riporta le parole di una persona attraverso la voce di qualcun altro. Dipende sempre dallo stesso tipo di verbi, ma non presenta segni grafici di riconoscimento ed è introdotto da parole come "che" o "di". Nel passare dal discorso diretto a quello indiretto bisogna introdurre importanti trasformazioni: - Le virgolette o i trattini spariscono e le parole riportate sono precedute da “che” o “di”. Mi disse: - Sono felice. Mi disse che era felice. Mi disse di essere felice. - Gli avverbi di tempo e di luogo si modificano opportunamente. Disse: - Domani andrò al mare. Disse che il giorno successivo sarebbe andato al mare. Mi disse: - Aspettami qui. Mi disse di aspettarlo lì. - I pronomi personali cambiano. Disse: - Il professore mi interrogherà. Disse che il professore lo avrebbe interrogato. - Il pronome o aggettivo dimostrativo “questo” diventa “quello”. Mattia mi consigliò: - Leggi questo libro. Mattia mi consigliò di leggere quel libro. - I modi e i tempi verbali cambiano (il futuro diventa condizionale passato, il passato prossimo e il passato remoto diventano trapassato prossimo). Pippo disse: - Andrò da Paola. Pippo disse che sarebbe andato da Paola. Antonio esclamò: - Ho visto una stella cadente! Antonio esclamò che aveva visto una stella cadente. Svolgere il riassunto in modo guidato E adesso lavoriamo insieme: ripercorrendo con ordine tutte le tappe, svolgiamo il riassunto del brano seguente. A. Fase preparatoria 1. Leggiamo attentamente per comprendere il contenuto globale. 2. Dividiamo in sequenze (ricordi quali elementi devono cambiare per passare da una sequenza a un'altra? Il tempo, un personaggio...). 3. Distinguiamo ed evidenziamo la frase più significativa. Valentina e la sua amica del cuore Sequenza 1 - L’amica del cuore! Ma non fatemi ridere! Quante volte ho sentito il nostro compagno Rinaldo usare questa espressione con ironia riferendosi a me e Ottilia! Sequenza 2 Noi, ovviamente, non gli diamo retta. - Sembrate due gemelle siamesi! - insiste lui. - Ma che cosa avete sempre da confabulare? - Tu non sai che cos’è l’amicizia - ho provato a dirgli una volta. E credo che non lo sappia davvero. Sequenza 3 Io di Ottilia mi fido ciecamente. Se qualcosa mi preoccupa, è a lei che voglio confidarla. Se qualcosa mi rende felice, è con lei che voglio condividerla. “Amica del cuore” potrà anche sembrare un’espressione banale, ma io so che cosa significa e sono ben contenta di averne una. Vuol dire non sentirsi sola, avere qualcuno su cui contare, di giorno e persino di notte. Sequenza 4 E non scherzo. Ricordo che una volta fui svegliata da un incubo, ma non corsi da mia madre. Era da poco passata la mezzanotte e sentii il bisogno di chiamare Ottilia. Composi il suo numero, il telefono squillò due volte, ma prima del terzo squillo Sequenza 5 Ottilia sollevò la cornetta dell’apparecchio che ha in camera sua e biascicò: - Pronto? - Mi dispiace averti svegliata… - le dissi. - Ah, sei tu? Ma che ora è? - L’ora degli incubi. - Sei spaventata? - Adesso non più. - Ne parliamo subito o rimandiamo a domani? - Rimandiamo. Volevo solo sentire la tua voce. - Tanto ormai sono sveglia. E domani, anzi oggi, è domenica. Dài, racconta. Sequenza 5 E le riferii l’incubo dall’inizio alla fine. Naturalmente non lo raccontai a nessun altro. Sequenza 6 «Fin quando durerà?» mi chiedo a volte. Cioè fino a quando Ottilia e io saremo così legate, non divise da rivalità, invidie, gelosie? E chi lo sa! Magari la nostra amicizia durerà a lungo come quella tra mia madre e Stefi. Forse avremo occasione di parlare del nostro lavoro, dei nostri fidanzati e poi dei nostri mariti. Vedremo… (Angelo Petrosino, In Lombardia con Valentina, Piemme Junior) 4. Titolazione delle sequenze: per creare i titoli occorre usare la tecnica della nominalizzazione, cioè bisogna ridurre la frase sottolineata facendo uso di uno o più nomi e aggettivi legati da preposizioni, senza verbi. Osserva l’esempio: 1ª sequenza: Rinaldo prende in giro le due amiche il titolo va abbreviato Rinaldo prende in giro il verbo va trasformato in nome e va aggiunta la preposizione “di” Presa in giro di Rinaldo 1 Presa in giro di Rinaldo - L’amica del cuore! Ma non fatemi ridere! Quante volte ho sentito il nostro compagno Rinaldo usare questa espressione con ironia riferendosi a me e Ottilia! 2 Risposta alla derisione Noi, ovviamente, non gli diamo retta. - Sembrate due gemelle siamesi! - insiste lui. - Ma che cosa avete sempre da confabulare? - Tu non sai che cos’è l’amicizia - ho provato a dirgli una volta. E credo che non lo sappia davvero. 3 Fiducia cieca nell’amica Io di Ottilia mi fido ciecamente. Se qualcosa mi preoccupa, è a lei che voglio confidarla. Se qualcosa mi rende felice, è con lei che voglio condividerla. “Amica del cuore” potrà anche sembrare un’espressione banale, ma io so che cosa significa e sono ben contenta di averne una. Vuol dire non sentirsi sola, avere qualcuno su cui contare, di giorno e persino di notte. 4 L’incubo di Valentina E non scherzo. Ricordo che una volta fui svegliata da un incubo, ma non corsi da mia madre. Era da poco passata la mezzanotte e sentii il bisogno di chiamare Ottilia. Composi il suo numero, il telefono squillò due volte, ma prima del terzo squillo 5 La telefonata all’amica Ottilia sollevò la cornetta dell’apparecchio che ha in camera sua e biascicò: - Pronto? - Mi dispiace averti svegliata… - le dissi. - Ah, sei tu? Ma che ora è? - L’ora degli incubi. - Sei spaventata? - Adesso non più. - Ne parliamo subito o rimandiamo a domani? - Rimandiamo. Volevo solo sentire la tua voce. - Tanto ormai sono sveglia. E domani, anzi oggi, è domenica. Dài, racconta. 6 Condivisione della paura E le riferii l’incubo dall’inizio alla fine. Naturalmente non lo raccontai a nessun altro. 7 Durata del legame «Fin quando durerà?» mi chiedo a volte. Cioè fino a quando Ottilia e io saremo così legate, non divise da rivalità, invidie, gelosie? E chi lo sa! Magari la nostra amicizia durerà a lungo come quella tra mia madre e Stefi. Forse avremo occasione di parlare del nostro lavoro, dei nostri fidanzati e poi dei nostri mariti. Vedremo… (Angelo Petrosino, In Lombardia con Valentina, Piemme Junior) B. Produzione del riassunto Riprendiamo i titoli che abbiamo assegnato a ciascuna sequenza e, usando le tecniche apprese, scriviamo il riassunto. Ora riscriviamo di seguito il riassunto: Valentina considera Ottilia la sua amica del cuore. A chi la prende in giro per questo, risponde che non sa che cos’è l’amicizia, perché Valentina si fida ciecamente di Ottilia. Valentina ricorda che una volta aveva avuto un incubo di notte e aveva sentito il bisogno di chiamare la sua amica. Ottilia le aveva risposto e le aveva chiesto se era spaventata, ma il solo fatto di averla sentita aveva tranquillizzato Valentina, che le aveva raccontato l’incubo. A volte la protagonista si chiede per quanto tempo saranno così amiche. C. Controllo Infine verifichiamo che: - il contenuto che abbiamo colto durante la prima lettura sia stato mantenuto; - la lunghezza del testo sia diminuita in modo significativo. Usare in modo autonomo le tecniche apprese Alla luce di quanto hai appreso, svolgi i seguenti esercizi. Se hai dei dubbi, ritorna alle pagine precedenti con le istruzioni. 1. CANCELLA LE INFORMAZIONI NON ESSENZIALI In questo primo esercizio dovrai utilizzare la tecnica della riduzione (ricordi? Bisogna eliminare tutto ciò che non è strettamente necessario ai fini della comprensione globale: aggettivi qualificativi, avverbi, sequenze descrittive...). L'esercizio è avviato. Un’avventura finita bene Harvey accese con importanza il sigaro, che non l’attirava, ma gli parve di essere ammesso, facendo così, fra gli adulti. Non sapeva di avere acceso un fortissimo stogie1 marca Wheeling, perciò disse: - Ci vuol altro che questo per farmi star male! - Fra poco lo vedremo, ragazzo! - disse il tedesco. - Il mio sigaro ti piace, vero? - domandò il tedesco, che aveva visto gli occhi di Harvey riempirsi di lacrime. - Buonissimo, un aroma delizioso - rispose il ragazzo stringendo i denti. - Ma abbiamo rallentato un po’ o mi sbaglio? Vado a vedere che cosa segna il solcometro2. - Lo farei anch’io se fossi in te - disse il tedesco. Harvey barcollando si avviò, sui ponti umidi, al parapetto più vicino. Si sentiva molto male, ma vide il cameriere che stava legando insieme delle sedie, e siccome si era vantato con lui di non soffrire il mal di mare, l’orgoglio lo tenne su mentre andava attraverso il ponte di seconda3 fino alla poppa4 che finiva con una copertura ad arco. Non c’era nessuno sul ponte ed Harvey si trascinò fino in fondo, accosto5 all’asta della bandiera. Là si piegò in due spasimando, perché l’effetto del sigaro si aggiungeva al moto delle ondate e alle vibrazioni dell’elica e gli strappava l’anima. La testa pareva scoppiargli, davanti agli occhi vedeva mille scintille; gli sembrava che il suo corpo non avesse più peso e i talloni gli ondeggiavano per aria. Svenne per il mal di mare e il rollio6 della nave lo sollevò oltre il parapetto. Poi uscì dalla nebbia un’onda bassa e grossa che trascinò Harvey lontano; il mare verde si richiuse sopra di lui, ed Harvey sprofondò nella quiete, come se dormisse. Si svegliò quando udì suonare un corno che annunziava la colazione. Pian piano si ricordò di essere Harvey Cheyne, affogato in pieno Oceano, ma non riusciva a collegare le idee: era troppo debole. Un odore nuovo gli riempiva le narici, l’umidità gli faceva correre i brividi per la schiena, l’acqua salata gli inzuppava i vestiti. Aperti gli occhi si avvide di essere ancora sulla superficie del mare, perché l’acqua correva intorno a lui in ondulazioni d’argento; si accorse di essere sdraiato su un mucchio di pesci mezzi morti e di fissare le spalle larghe di un marinaio vestito di lana blu. «Si va male» pensò il ragazzo. «Si capisce che son morto, e questo tipo è il mio angelo custode». Ebbe un gemito, e l’uomo volse la testa; fra i capelli neri e ricciuti brillavano due cerchietti d’oro. - Ah! ti senti un po’ meglio? Resta così sdraiato, fileremo meglio. Con un colpo improvviso di remo fece virare7 la prua8 ondeggiante della barca verso un mare senza schiuma che sembrava alzare un’onda alta sei metri. Ma il salire dell’onda non troncò il discorso della maglia blu. - Te lo dico io che acchiapparti al volo è stato un lavoro da esperti. Ma come hai fatto a cadere? - Stavo male - disse Harvey - così male che non ho potuto evitarlo. - Ti ho visto scivolar giù. Pensavo che l’elica ti avesse ridotto a pezzetti d’esca per i pesci, e invece ti ho visto venire alla deriva9 verso di me. Ti ho preso per un pesce grosso, ed ecco che per questa volta non sei morto. - Dove sono? - domandò Harvey, che dal luogo dov’era non si rendeva conto di essere ormai al sicuro. (Rudyard Kipling, Capitani coraggiosi, Editrice Piccoli) Informazioni superflue, non essenziali 1. stogie: tipo di sigaro di bassa qualità. 2. solcometro: strumento usato per misurare la velocità delle navi. 3. ponte di seconda: ponte di seconda classe. 4. poppa: parte posteriore di un’imbarcazione. 5. accosto: vicino. 6. rollio: oscillazione. 7. virare: cambiare direzione. 8. prua: parte anteriore di un’imbarcazione. 9. alla deriva: trascinato dalla corrente. 2. PASSA DAL DISCORSO DIRETTO ALL'INDIRETTO Una tecnica da adottare nella stesura di un riassunto è il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto. Qui di seguito c'è un dialogo che dovrai trasformare in discorso indiretto. Fai attenzione ai verbi evidenziati: quando ti è possibile mantienili, cambiando ovviamente modo e tempo in maniera adeguata, come nell'esempio. Un’incomprensione A - Ti accompagnerò a casa tutti i giorni - disse Katherine. - Quando esci da scuola torni a casa? B Harold sospirò: - Facciamo le prove d’orchestra tutti i giorni. Stiamo preparando Il poeta e il contadino, e la parte del primo violino è molto difficile, così non so mai a che ora si finisce… C - Bene, ti aspetterò - fece Katherine, guardandolo dritto negli occhi, con amarezza, senza nascondere niente. - Mi siederò davanti all’ingresso delle ragazze e ti aspetterò. D Harold guardò con nostalgia il portone di casa sua. - Devo confessarti una cosa - mormorò infine - non mi piacciono molto le ragazze. Ho un mucchio di altre cose per la testa. E - Però torni sempre a casa con Elaine - disse Katherine. - Vi ho visto. F - E va bene - sbottò Harold, con una gran voglia di dare un pugno a quel visetto morbido e roseo. - Va bene - urlò. - Torno a casa con Elaine! E a te che cosa importa? Mi va di tornare a casa con Elaine! Lasciami in pace. Tu hai Charley Lynch. È un grande eroe, fa il lanciatore per la squadra di baseball. Lasciami in pace! G - Ma io non lo voglio - strepitò Katherine. - Non mi interessa Charley Lynch! Ti odio - gridò. - Ti odio! Mi chiuderò in un convento. H - Bene! - disse Harold. - Benissimo! E aprì il portone di casa. (Irwin Shaw, Racconti di più stagioni, Bompiani) A Katherine disse che lo avrebbe accompagnato a casa tutti i giorni e gli chiese se quando usciva da scuola sarebbe tornato a casa. B Harold le rispose sospirando che… 3. USA I CONNETTIVI ADATTI Ti presentiamo il riassunto di alcune pagine del famoso libro II piccolo principe, da cui abbiamo tolto i connettivi: sceglili tra quelli riportati in fondo al testo e sistemali al posto giusto. Attenzione, però: non tutti sono necessari e qualcuno può essere usato più di una volta. La volpe chiede al piccolo principe di essere addomesticata,........................................il piccolo principe non sa neppure il significato del verbo “addomesticare”,............................................. la volpe glielo spiega. Gli dice.............................................................vuol dire “creare dei legami”, ..........................................avere bisogno uno dell’altro, riconoscere il rumore dei passi dell’altro ..........................................vedere nell’oro del grano il colore dei suoi capelli. Il piccolo principe accetta........................................torna l’indomani,...............................................la volpe lo prega di tornare sempre alla stessa ora...........................................i riti sono importanti,.......................................... rendono ogni giorno diverso dagli altri........................................................giunge il momento della partenza, la volpe confida al piccolo principe................................................. avrebbe pianto: egli,..............................................., le chiede che cosa ci abbia guadagnato dall’essere addomesticata...............................................la volpe gli svela il proprio segreto. siccome • e • ma • che • così • ossia • o • quando • né • allora • dal momento che • perché • infatti 4. USA LE DIVERSE TECNICHE DEL RIASSUNTO Nel brano che segue, due ragazzi americani si trovano in un college svizzero, alle prese con lo studio dell'italiano come lingua straniera. Di fianco al testo troverai i suggerimenti sulle tecniche da usare di volta in volta per riassumere il brano. Un accento italiano Guthrie era un turbine di energia. Amava tutto: lezioni, sport, gite, cibo, gente. Ma, soprattutto, amava la Svizzera. - Svizzera! - tuonava. - Bella, bella Svizzera! Il suo modo di fare entusiasta mi ricordava un po’ mio padre. • Riduzione • Uso del presente narrativo • Discorso indiretto Chiesi a Guthrie come si scriveva kidnapped, cioè rapita, in italiano, e quando tornai a casa preparai un altro cartello, ma zia Sandy disse: - Ho paura che tu abbia scritto rapinatori. Qualcuno potrebbe chiamare la polizia, pensando che questo è un covo di ladri. Riprovai a scrivere quello che mi sembrava avesse detto Guthrie, e zia Sandy controllò sul dizionario. - Questo significa “rapa” - annunciò. - Oppure “zuccone”. • Uso della 3ª persona • Riduzione (evita i dettagli non importanti per la storia) • Discorso indiretto Guthrie era americano, frequentava la scuola da due anni e conosceva l’italiano, ma in una versione tutta sua. Io ero affascinata da chiunque parlasse italiano. Guardavo i bambini passeggiare sul lungolago coi genitori, chiacchierando in italiano, e mi sembravano così intelligenti! Sapevo che era la loro lingua, quella che avevano imparato dalla nascita, ma mi sembrava comunque incredibile. Quando sentii un ragazzino ordinare al suo cane: Siediti! e quello obbedì, pensai: Ehi, perfino il cane sa Vitaliano. Quanto a me, le uniche parole che conoscevo erano: ciao! e andiamo! • Riduzione • Uso della 3ª persona • Solo parole necessarie e significative (gli esempi sono superflui) A scuola seguivamo quasi tutti lezioni d’italiano. Tre giorni alla settimana studiavamo grammatica, ed era una faticaccia. Come facevano, i bambini italiani, a imparare tanta roba? Due giorni alla settimana, poi, facevamo conversazione in italiano. Imparavamo lunghi dialoghi a memoria e li recitavamo. Se ti fermavi a riflettere su quello che dicevi, ti sentivi un’idiota, ma se ti concentravi soltanto sul suono e sul ritmo andava già meglio. Secondo l’insegnante, a un certo punto avevo detto che andavo a letto alle settecento in punto e avevo trecentotrenta anni; e avevo aggiunto: Voglio seicento patate, no grazie. • Uso della 3ª persona • Riduzione (puoi riportare solo un esempio) E mi chiedevo come facessero tutti quegli studenti stranieri -giapponesi, spagnoli, francesi, norvegesi, indiani, arabi, iraniani, tedeschi, olandesi e cinesi - a studiare materie come storia, algebra e scienze in inglese, una lingua completamente diversa dalla loro. Quando mi chiedevano: «Come viaggio fino in palestra?» o «Stavi vivendo in America?» erano comunque molto più bravi in inglese di quanto io lo fossi in italiano. • Uso della 3ª persona • Riduzione (usa il termine più generico, che contiene gli altri) La sera, quando tentavo di studiare italiano, a volte mi infuriavo tanto che tiravo il libro contro il muro. Una volta zia Sandy sentì il tonfo e bussò alla mia porta. - Ancora l’italiano? - chiese, comprensiva. Pochi giorni prima era tornata a casa con un taglio di capelli assurdo, perché non era riuscita a spiegare al parrucchiere che cosa voleva. • Uso della 3ª persona • Riduzione (senza episodio zia) Ricevetti un unico complimento dall’insegnante: mi disse che avevo «un buon accento italiano». Significava che la mia pronuncia era buona, mi spiegò Guthrie. (Sharon Creech, Un anno in collegio, Mondadori) • Conclusione 5. SCRIVI UN RIASSUNTO DI 12 RIGHE Leggi il brano Nel gruppo dei "grandi"! di Erri De Luca (a p. 569): con la matita dividilo in sequenze e con la tecnica della rielaborazione scrivine un riassunto che non superi le 12 righe. L'esercizio è avviato. DAL TESTO... Andò così la prima volta che salii al balcone. Dal finestrino a pianoterra del cortile dove abitavo, il pomeriggio guardavo il gioco dei più grandi. Il pallone calciato male schizzò in alto e finì sul terrazzino di quel primo piano. Era perduto, un superflex paravinil un po’ sgonfio per l’uso. ...AL RIASSUNTO Un pomeriggio ai ragazzi più grandi, mentre giocavano, il pallone capitò su un balcone al primo piano. 6. METTI IN PRATICA TUTTO QUELLO CHE HAI IMPARATO! Eccoci all'ultimo esercizio, in cui dovrai mettere in pratica tutto quello che hai imparato su come si fa un riassunto. Dunque, leggi attentamente il testo, suddividilo in sequenze, con la tecnica della nomi-nalizzazione attribuisci a ciascuna un titolo, applica le tecniche apprese e quindi scrivi il riassunto. Una partita può cambiare la vita La spiaggia di Copacabana è una delle più belle spiagge del mondo: lunghissima, argentea come la luna, chiusa in una delle tante meravigliose insenature della costa di Rio de Janeiro. Ogni giorno migliaia di turisti da ogni parte del mondo arrivano qui per vederla, per bagnarsi nel suo mare, per ascoltare la musica delle orchestrine ambulanti. Ma della sabbia, del panorama e della musica a Joào non poteva importare di meno, quella sera. Come tutte le sere Joào era andato sulla spiaggia per giocare a calcio. Sapeva di essere un grande piccolo giocatore: giocava da mezz’ala di punta, come dicevano gli esperti, e gli piaceva piombare da lontano nell’area di rigore per colpire di testa i cross. Sapeva usare i piedi come le mani e poteva far fare alla palla quel che voleva, anche sulla sabbia, dove si gioca senza scarpe ed è traditrice, perché non si sa mai come la palla rimbalzi. Joào era un garoto de rua, un ragazzo di strada, come dicono a Rio de Janeiro. Era uno dei cinquanta, sessanta o centomila bambini - nessuno conosce davvero il loro numero - nati nelle favelas, nella città dei poveri, fra baracche costruite abusivamente, senza fogne, senza acqua, senza corrente elettrica, senza fondamenta. Casupole di legno, lamiere e fango che di tanto in tanto le piogge e le frane trascinano via verso il mare, con chi ci sta dentro. Come tutti gli altri ragazzi delle favelas, da piccolo Joào era specializzato nel borseggio1 sugli autobus e nel rubare la merce da negozi e grandi magazzini. Verso i dieci anni però, quando era ormai pronto per passare alle rapine a mano armata, era stato preso da uno zio che si intendeva un po’ di calcio. Lo zio aveva aiutato Joào ad allenarsi, a patto che lui tornasse a scuola. Come scolaro non aveva brillato, ma almeno aveva trascorso le mattine in classe e non in strada. Era sbocciato come giocatore; dai campetti polverosi delle favelas era passato al torneo della spiaggia. E quella sera sapeva che tra il pubblico c’era un osservatore del Botafogo - la più importante squadra di Rio de Janeiro - venuto apposta per lui. L’arbitro fischiò l’inizio. Joào era nervoso ed emozionato: sbagliò uno stop facilissimo che normalmente avrebbe potuto fare dormendo. Poi, poco alla volta l’emozione e il nervosismo, che gli avevano reso le gambe pesanti, cominciarono a sciogliersi. Sulla sabbia di Copacabana Joào iniziò a volare, a inventare, a bailare futebol, come dicono i brasiliani. Era dappertutto: si faceva dare i rinvii del portiere, palleggiava a centrocampo, sparava cross lunghissimi che cadevano precisi ai piedi dei suoi compagni. L’osservatore del Botafogo estrasse il taccuino dalla giacca e scrisse qualcosa. Fra le migliaia di ragazzi che giocano a pallone a Rio de Janeiro aveva preso nota di «qualcosa che proprio lui aveva fatto». Già si sentiva addosso la maglia rossonera del Botafogo, magari con il numero 10, quella di Pelé2! Mancavano cinque minuti alla fine. Joào decise che era arrivato il momento di fare un goal. Finse un passaggio lungo e si trovò la strada libera verso la porta. Joào e la sua fidanzata, la palla che lo avrebbe salvato da una vita di miseria nella favela, erano insieme, a due passi dall’area di rigore. Come in un sogno, senza neppure sentire le grida e gli applausi del pubblico impazzito, Joào rallentò il passo e attese che il povero portiere gli venisse incontro in uscita, per tentare una parata impossibile. Si fermò di colpo, poi alzò delicatamente la palla con un pallonetto elegante e controllato, saltò il corpo disteso del portiere e, urlando gooooooal con quanto fiato aveva nei polmoni, riprese il pallone davanti alla porta ormai sguarnita. (Vittorio Zucconi, Stranieri come noi, Einaudi) 1. borseggio: furto di portafogli, orologi, ecc., commesso con abilità e rapidità. 2. Pelé: famoso calciatore brasiliano, considerato tra i migliori di tutti i tempi, che giocò tra gli anni Cinquanta e Settanta del secolo scorso.