VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

AL TEMPO DELLE SIGNORIE La sposa promessa Maria Bellonci Casa Gonzaga era povera. Il marchese Ludovico militava a stipendio e cercava di patteggiarlo alto1 come facevano i condottieri e i signori di terre assai più ristrette della sua. Paese agricolo, il mantovano risentiva non solo delle guerre, delle inondazioni e delle epidemie, mali consueti, ma anche degli alti tributi che Ludovico era costretto a imporre. E tutti sapevano che la dote2 delle ragazze Gonzaga era mediocre. Ma l’alleanza mantovana era stata dal 1450 al 1454 decisiva per il consolidamento dello Sforza a Milano; e Francesco Sforza non doveva dimenticare, come diceva un cronista di quei tempi, di avere sollecitato lui il contratto matrimoniale «per paura che luy non averia potuto tener Milano se non fosse amigo della casa dei Gonzaga»3. Debito di riconoscenza e debito di onore legavano così gli Sforza a Mantova. Dorotea era una bambina di otto anni, bianca e colorita, chiara di occhi, con la bocca un po’ grande che si ritrova nei ritratti dei suoi fratelli affrescati da Mantegna nella Camera degli sposi a Mantova4. Di Dorotea non si hanno notizie che fosse di particolare genialità. Studiava latino e grammatica con Battista Genesio, calligrafia con maestro Raffaello, ballo con maestro Gaspare: era attenta, quasi ansiosa. Doveva diventare perfetta principessa, le dicevano, degna di un duca di Milano. Ma a lei piaceva una vita gaia e familiare. Le piacevano le passeggiate per la campagna mantovana, tra i suoi fratellini, tutti su piccoli cavalli svelti. Appena Galeazzo Maria Sforza appare nella vita di Dorotea subito stravince: stravince con la prestanza fisica, con l’eccellenza del nome, del grado, della ricchezza e con il prestigio quasi magico dell’età. Chi conosce come i bambini regolano i rapporti tra loro sa che cosa possa significare per una bambina di otto anni sentirsi chiamare sposa da un ragazzo di tredici, ed essere considerata da lui alla pari, assunta alla dignità di essere donna. Deliziata, con un certo timore, la bambina stava a fianco di Galeazzo, sia che i due fidanzati si incontrassero a Mantova, sia che andassero vagando insieme tra corse di cani e voli di colombe e di falconi tra i giardini del castello di Cremona. Riuscì a dimenticare allora le malignità che aveva cominciato a patire alla corte di Mantova. Durante un ricevimento in onore degli Sforza, una dama milanese aveva detto ad alta voce che davvero a questa Dorotea mancava ogni bellezza e non si capiva come mai Galeazzo Maria se la carezzasse tanto, invece di scegliersi una ragazza più graziosa. E Dorotea, che aveva ascoltato tutto, s’era sciolta in lacrime. Le convenienze politiche, però, cambiano in fretta. Poco prima della data fissata per il matrimonio, agli Sforza si presenta l’occasione di far sposare Galeazzo con una principessa francese, per garantirsi l’alleanza del potentissimo re di Francia. È un’occasione da non perdere: il patto con i Gonzaga è rotto, il matrimonio con Dorotea non si farà più. La ragazza morirà di malattia poco tempo dopo. (Tratto da: M. Bellonci, Tu vipera gentile, Mondadori) Il testo Per consolidare il loro potere e stringere alleanze, i signori italiani del Rinascimento ricorrevano spesso ai matrimoni combinati tra i loro figli. Intorno alla metà del Quattrocento, Dorotea Gonzaga (figlia del marchese di Mantova) fu promessa in sposa - all’età di soli otto anni - a Galeazzo Maria Sforza, figlio tredicenne del signore di Milano. Il ducato di Milano era grande e potente. Il marchesato di Mantova, invece, era piccolo e non molto ricco, però aveva una posizione geografica importante, perché si trovava tra Milano e la sua grande rivale, Venezia. Per questo motivo i signori di Milano ritenevano utile l’alleanza con il piccolo marchesato di Mantova, e niente poteva garantirla meglio di un matrimonio tra membri delle due famiglie. L’autrice Maria Bellonci (1902-1986) è stata una scrittrice italiana. Nei suoi romanzi, basati su una rigorosa documentazione storica, ha saputo tracciare vivi ritratti dei personaggi dell’epoca rinascimentale, con particolare interesse per le figure femminili. Ricordiamo la biografia di Lucrezia Borgia, i racconti di Tu vipera gentile e il romanzo Rinascimento privato. 1. militava… alto: Ludovico Gonzaga era un capitano di ventura, e naturalmente cercava di ottenere un alto ingaggio (lo «stipendio»). 2. dote: beni e denaro che la famiglia della sposa doveva dare al marito al momento del matrimonio. 3. «per paura… dei Gonzaga»: per paura che lui (Francesco Sforza) non sarebbe riuscito a mantenere il potere su Milano senza l’alleanza dei Gonzaga. 4. Mantegna… Mantova: tra il 1465 e il 1474 Andrea Mantegna affrescò le pareti di una stanza posta in un torrione del castello di San Giorgio a Mantova. Vi sono raffigurati, tra l’altro, il marchese Ludovico con la moglie e i familiari. COMPRENDERE 1. I personaggi presentati nel brano sono ☐ realmente esistiti ☐ protagonisti di leggende popolari ☐ inventati dall’autrice 2. Quali erano i “mali consueti” nel mantovano? 3. L’alleanza con i Gonzaga era strategica per gli Sforza anche dal punto di vista geografico: perché? 4. A quali materie di studio si applicava la piccola nobile? Sottolineale nel testo e trascrivile. 5. Perché Galeazzo affascina subito Dorotea? Completa. Per la bellezza, nobiltà e ricchezza, ma anche perché ..................................................................................... LESSICO 6. Con l’espressione «Debito di riconoscenza e debito di onore legavano così gli Sforza a Mantova» (r. 12-13) l’autrice vuole far capire che gli Sforza a. dovevano essere riconoscenti ai Gonzaga perché ☐ l’alleanza dei Gonzaga era stata decisiva nel momento in cui gli Sforza avevano preso il potere ☐ il padre di Galeazzo, Francesco, era stato il primo ad aver sollecitato il contratto matrimoniale b. dovevano rispettare gli impegni presi perché ☐ l’alleanza dei Gonzaga era stata decisiva nel momento in cui gli Sforza avevano preso il potere ☐ il padre di Galeazzo, Francesco, era stato il primo ad aver sollecitato il contratto matrimoniale 7. Nell’espressione «eccellenza del nome, del grado, della ricchezza» (r. 25-26) la parola “grado” significa ☐ comando militare ☐ posizione sociale ☐ legame di parentela 8. Il suffisso -stra, usato nel verbo “stravince” (r. 25), serve a dare alla vittoria il significato di ☐ fuori del normale ☐ minore del normale ☐ oltre il normale 9. Quale metafora usa l’autrice per indicare che Dorotea dà libero sfogo al proprio dolore? ESPRIMERE E VALUTARE 10. Scrivere Ti è capitato di sentire qualcuno che parlava male di te? Che reazione hai avuto? Racconta.
AL TEMPO DELLE SIGNORIE La sposa promessa Maria Bellonci Casa Gonzaga era povera. Il marchese Ludovico militava a stipendio e cercava di patteggiarlo alto1 come facevano i condottieri e i signori di terre assai più ristrette della sua. Paese agricolo, il mantovano risentiva non solo delle guerre, delle inondazioni e delle epidemie, mali consueti, ma anche degli alti tributi che Ludovico era costretto a imporre. E tutti sapevano che la dote2 delle ragazze Gonzaga era mediocre. Ma l’alleanza mantovana era stata dal 1450 al 1454 decisiva per il consolidamento dello Sforza a Milano; e Francesco Sforza non doveva dimenticare, come diceva un cronista di quei tempi, di avere sollecitato lui il contratto matrimoniale «per paura che luy non averia potuto tener Milano se non fosse amigo della casa dei Gonzaga»3. Debito di riconoscenza e debito di onore legavano così gli Sforza a Mantova. Dorotea era una bambina di otto anni, bianca e colorita, chiara di occhi, con la bocca un po’ grande che si ritrova nei ritratti dei suoi fratelli affrescati da Mantegna nella Camera degli sposi a Mantova4. Di Dorotea non si hanno notizie che fosse di particolare genialità. Studiava latino e grammatica con Battista Genesio, calligrafia con maestro Raffaello, ballo con maestro Gaspare: era attenta, quasi ansiosa. Doveva diventare perfetta principessa, le dicevano, degna di un duca di Milano. Ma a lei piaceva una vita gaia e familiare. Le piacevano le passeggiate per la campagna mantovana, tra i suoi fratellini, tutti su piccoli cavalli svelti. Appena Galeazzo Maria Sforza appare nella vita di Dorotea subito stravince: stravince con la prestanza fisica, con l’eccellenza del nome, del grado, della ricchezza e con il prestigio quasi magico dell’età. Chi conosce come i bambini regolano i rapporti tra loro sa che cosa possa significare per una bambina di otto anni sentirsi chiamare sposa da un ragazzo di tredici, ed essere considerata da lui alla pari, assunta alla dignità di essere donna. Deliziata, con un certo timore, la bambina stava a fianco di Galeazzo, sia che i due fidanzati si incontrassero a Mantova, sia che andassero vagando insieme tra corse di cani e voli di colombe e di falconi tra i giardini del castello di Cremona. Riuscì a dimenticare allora le malignità che aveva cominciato a patire alla corte di Mantova. Durante un ricevimento in onore degli Sforza, una dama milanese aveva detto ad alta voce che davvero a questa Dorotea mancava ogni bellezza e non si capiva come mai Galeazzo Maria se la carezzasse tanto, invece di scegliersi una ragazza più graziosa. E Dorotea, che aveva ascoltato tutto, s’era sciolta in lacrime. Le convenienze politiche, però, cambiano in fretta. Poco prima della data fissata per il matrimonio, agli Sforza si presenta l’occasione di far sposare Galeazzo con una principessa francese, per garantirsi l’alleanza del potentissimo re di Francia. È un’occasione da non perdere: il patto con i Gonzaga è rotto, il matrimonio con Dorotea non si farà più. La ragazza morirà di malattia poco tempo dopo. (Tratto da: M. Bellonci, Tu vipera gentile, Mondadori) Il testo Per consolidare il loro potere e stringere alleanze, i signori italiani del Rinascimento ricorrevano spesso ai matrimoni combinati tra i loro figli. Intorno alla metà del Quattrocento, Dorotea Gonzaga (figlia del marchese di Mantova) fu promessa in sposa - all’età di soli otto anni - a Galeazzo Maria Sforza, figlio tredicenne del signore di Milano. Il ducato di Milano era grande e potente. Il marchesato di Mantova, invece, era piccolo e non molto ricco, però aveva una posizione geografica importante, perché si trovava tra Milano e la sua grande rivale, Venezia. Per questo motivo i signori di Milano ritenevano utile l’alleanza con il piccolo marchesato di Mantova, e niente poteva garantirla meglio di un matrimonio tra membri delle due famiglie. L’autrice Maria Bellonci (1902-1986) è stata una scrittrice italiana. Nei suoi romanzi, basati su una rigorosa documentazione storica, ha saputo tracciare vivi ritratti dei personaggi dell’epoca rinascimentale, con particolare interesse per le figure femminili. Ricordiamo la biografia di Lucrezia Borgia, i racconti di Tu vipera gentile e il romanzo Rinascimento privato. 1. militava… alto: Ludovico Gonzaga era un capitano di ventura, e naturalmente cercava di ottenere un alto ingaggio (lo «stipendio»).  2. dote: beni e denaro che la famiglia della sposa doveva dare al marito al momento del matrimonio.  3. «per paura… dei Gonzaga»: per paura che lui (Francesco Sforza) non sarebbe riuscito a mantenere il potere su Milano senza l’alleanza dei Gonzaga.  4. Mantegna… Mantova: tra il 1465 e il 1474 Andrea Mantegna affrescò le pareti di una stanza posta in un torrione del castello di San Giorgio a Mantova. Vi sono raffigurati, tra l’altro, il marchese Ludovico con la moglie e i familiari. COMPRENDERE 1. I personaggi presentati nel brano sono ☐ realmente esistiti  ☐ protagonisti di leggende popolari  ☐ inventati dall’autrice 2. Quali erano i “mali consueti” nel mantovano? 3. L’alleanza con i Gonzaga era strategica per gli Sforza anche dal punto di vista geografico: perché?  4. A quali materie di studio si applicava la piccola nobile? Sottolineale nel testo e trascrivile. 5. Perché Galeazzo affascina subito Dorotea? Completa. Per la bellezza, nobiltà e ricchezza, ma anche perché ..................................................................................... LESSICO 6. Con l’espressione «Debito di riconoscenza e debito di onore legavano così gli Sforza a Mantova» (r. 12-13) l’autrice vuole far capire che gli Sforza a. dovevano essere riconoscenti ai Gonzaga perché ☐ l’alleanza dei Gonzaga era stata decisiva nel momento in cui gli Sforza avevano preso il potere ☐ il padre di Galeazzo, Francesco, era stato il primo ad aver sollecitato il contratto matrimoniale b. dovevano rispettare gli impegni presi perché ☐ l’alleanza dei Gonzaga era stata decisiva nel momento in cui gli Sforza avevano preso il potere ☐ il padre di Galeazzo, Francesco, era stato il primo ad aver sollecitato il contratto matrimoniale 7. Nell’espressione «eccellenza del nome, del grado, della ricchezza» (r. 25-26) la parola “grado” significa ☐ comando militare  ☐ posizione sociale  ☐ legame di parentela 8. Il suffisso -stra, usato nel verbo “stravince” (r. 25), serve a dare alla vittoria il significato di ☐ fuori del normale  ☐ minore del normale  ☐ oltre il normale 9. Quale metafora usa l’autrice per indicare che Dorotea dà libero sfogo al proprio dolore? ESPRIMERE E VALUTARE 10. Scrivere Ti è capitato di sentire qualcuno che parlava male di te? Che reazione hai avuto? Racconta.