VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

ALL’EPOCA DI CARLO MAGNO, VICINO A PARIGI Una giornata di lavoro, in un feudo Eileen Power Cerchiamo ora di considerare questi fondi1 sotto l’aspetto umano, e di vedere che genere di vita potesse fare un contadino che viveva su di essi. L’abbazia2 possedeva un piccolo fondo chiamato Villaris, presso Parigi, nel luogo ora occupato dal parco di Saint-Cloud. Se voltiamo le pagine del libro catastale3 che si riferiscono a Villaris, scopriremo che là viveva un uomo chiamato Bodo. Questi aveva una moglie di nome Ermentrude e tre bambini che si chiamavano Wido, Gerberto e Hildegard; e possedeva una piccola fattoria di terra arabile e prato, con qualche filare di vite. E ciò che sappiamo sul lavoro di Bodo è quasi altrettanto di ciò che sappiamo sul lavoro di un piccolo proprietario francese del giorno d’oggi. Cerchiamo di immaginare un qualsiasi giorno della sua vita. Una bella mattina di primavera, verso la fine del regno di Carlo Magno4, Bodo si alza presto, perché è il giorno in cui deve andare a lavorare la terra dei monaci5, e non osa far tardi per paura dell’amministratore6. Non è difficile supporre che abbia mandato all’amministratore uova e verdura in regalo, la settimana prima, per ingraziarselo; ma i monaci non permettono certo ai loro amministratori di accettare grossi regali (come talvolta succede in altri fondi), e Bodo sa che non gli sarebbe permesso arrivar tardi al lavoro nel suo giorno di corvée. È giorno di aratura, e quindi prende con sé il grosso bove, e il piccolo Wido perché gli corra a fianco con un pungolo7, e raggiunge i suoi amici che vengono da qualche fattoria del vicinato, e che vanno anch’essi a lavorare alla casa grande8. Si riuniscono, alcuni con cavalli e buoi, altri con zappe, vanghe, scuri e falci, e si dividono in squadre per lavorare nei campi, nei prati e nei boschi del dominio, secondo gli ordini ricevuti dall’amministratore. Il manso9 confinante con quello di Bodo appartiene a un gruppo di famiglie: Frambert, Ermoin e Ragenold con le loro mogli e i bambini. Bodo augura il buon giorno passando. Frambert sta andando a costruire uno steccato intorno al bosco per impedire ai conigli di uscirne e di mangiare i germogli; Ermoin ha ricevuto l’ordine di trasportare col carro un grosso carico di legna da ardere fino alla casa grande; e Ragenold sta riparando un buco sul tetto di un granaio. Bodo se ne va fischiettando nell’aria fredda, con il suo bue e il suo bambino; e sarà inutile seguirlo ancora, perché arerà tutto il giorno e mangerà la sua colazione sotto una pianta con gli altri aratori, e questo sarebbe molto monotono. Torniamo indietro e vediamo che cosa sta facendo la moglie di Bodo, Ermentrude. Anche lei ha il suo da fare; è il giorno in cui bisogna versare il tributo10 in pollame - una grassa gallinella e cinque uova in tutto. Ella affida la piccola Hildegard al suo secondo figliolo, di nove anni, e chiama una delle vicine che deve andare anch’essa alla casa grande. La vicina è una serva e deve portare all’amministratore un pezzo di stoffa di lana che sarà inviato a Saint-Germain per farne una tonaca da frate. Suo marito lavora tutto il giorno nelle vigne del dominio, perché in questo fondo generalmente i servi curano le viti, mentre i liberi11 fanno quasi tutta l’aratura. Ermentrude e la moglie del servo vanno insieme alla casa. Qui dappertutto ferve12 il lavoro. Nel laboratorio degli uomini vi sono molti bravi artigiani - un calzolaio, un carpentiere13, un fabbro ferraio, e due fabbri argentieri; non ce n’è altri, perché i migliori artigiani di tutti i fondi di Saint- Germain abitano presso le mura dell’abbazia, così da poter lavorare per i monaci sul posto e risparmiare la fatica del trasporto. Ma Ermentrude non si ferma al laboratorio degli uomini. Cerca l’amministratore, gli fa l’inchino, e consegna il pollo e le uova, e poi corre al quartiere delle donne. I Franchi usavano a quel tempo tenere le donne della casa in un quartiere separato, dove facevano il lavoro considerato più adatto per le donne, proprio come usavano gli antichi Greci. I laboratori erano luoghi accoglienti, riscaldati da stufe, e là Ermentrude (che, essendo una donna, ha il permesso di entrare) trova una dozzina di serve che tessono e tingono la stoffa e cuciono i vestiti. Ogni settimana l’indaffaratissimo amministratore porta loro il materiale grezzo occorrente per lavorare, e ritira il lavoro finito. Ermentrude, comunque, deve scappar via, dopo aver scambiato qualche pettegolezzo con le altre donne. Essa ritorna alla sua fattoria, e si mette al lavoro nella piccola vigna; poi, dopo un’ora o due, rientra per far da mangiare ai bambini, e per impiegare il resto della giornata a cucire caldi indumenti di lana per loro. Tutte le sue amiche sono al lavoro nei campi, o alle fattorie dei loro mariti, o a badare al pollaio, o all’orto, o in casa a cucire; poiché il lavoro delle donne, in una fattoria di campagna, è pesante come quello degli uomini. Ai tempi di Carlo Magno (ad esempio) quasi tutta la tosatura delle pecore era fatta da loro. Poi finalmente Bodo ritorna per la cena, e appena il sole è tramontato vanno a letto; perché la loro candela fatta a mano dà solo un barlume di luce, ed entrambi debbono essere presto in piedi al mattino. Questo, dunque, era il modo in cui Bodo ed Ermentrude passavano generalmente la loro giornata di lavoro. (Tratto da: E. Power, Vita nel Medioevo, Einaudi) Il testo Bodo è il nome di un contadino francese dell’epoca di Carlo Magno, vissuto sulle terre di un feudo vicino a Parigi. Vediamo come l’autrice, studiosa di storia medievale, ci presenta gli aspetti della vita quotidiana della società carolingia. L’autrice Eileen Power (1889-1940) è stata una storica inglese. Si occupò di storia economica - materia che insegnò in alcune delle più prestigiose università britanniche - e del Medioevo, con particolare interesse per la condizione dei bambini e delle donne. 1. fondi: appezzamenti di terreno, di varia estensione. Quelli di cui si parla nel brano erano alle dipendenze di un’abbazia. 2. abbazia: convento abitato da monaci, situato per lo più in un luogo isolato e organizzato in modo da provvedere interamente alle proprie necessità. Qui si tratta dell’abbazia di Saint Germain. 3. catastale: relativo al catasto, cioè all’inventario generale delle proprietà immobiliari esistenti in una determinata area geografica. 4. verso la fine… Magno: gli episodi narrati si svolgono tra l’811 e l’826. 5. è il giorno… monaci: nell’ambito del fondo, alcune terre erano concesse in affitto ai contadini; altre erano riservate ai monaci, e su queste i contadini come Bodo dovevano prestare giornate di lavoro obbligatorio e non retribuito (le corvées), per riscattare in parte il loro diritto a lavorare la terra assegnata. 6. amministratore: sorvegliante e responsabile delle terre appartenenti all’abbazia. 7. pungolo: lungo bastone terminante con una punta di ferro, usato dai contadini per stimolare i buoi al lavoro. 8. casa grande: la sede principale di un ordine monastico, in questo caso dei monaci di quell’abbazia. 9. manso: piccolo podere destinato ad assicurare la sopravvivenza di una o più famiglie. 10. tributo: tassa. 11. liberi: piccoli proprietari terrieri, non servi del padrone. 12. ferve: è nel pieno dell’attività. 13. carpentiere: falegname. LESSICO 1. Alla riga 12 troviamo l’espressione «qualsiasi giorno». L’autrice usa l’aggettivo “qualsiasi” per sottolineare che ☐ descriverà le giornate normali, non quelle speciali ☐ un giorno vale l’altro, le giornate erano tutte molto simili ☐ non c’era nulla di speciale nelle giornate nel periodo feudale 2. L’autrice, esperta di storia medievale, usa nel testo parecchi termini storici specifici. Quali, tra i seguenti, sono specifici dell’epoca trattata, il periodo feudale? Sottolineali. fondo • contadino • corvée • fattoria • manso • tributo • liberi 3. Nella frase «quasi tutta la tosatura delle pecore era fatta da loro» (r. 73-74) a quale parola è riferito il pronome “loro”? 4. Osserva i tempi verbali del testo: quale è più frequente? Con quale funzione? a. Nel testo è usato soprattutto il tempo ☐ presente ☐ imperfetto ☐ passato remoto b. Con questa scelta l’autrice ☐ colloca meglio nel periodo storico la sua descrizione ☐ dà maggiore vivacità e immediatezza alla descrizione COMPRENDERE 5. Quale luogo sceglie l’autrice per la sua ricostruzione storica? Al giorno d’oggi è ancora riconoscibile? 6. A quale secolo si riferiscono i fatti descritti? ☐ IX ☐ VIII ☐ XIX 7. In queste pagine prendono vita alcuni personaggi; la fonte storica principale è un libro catastale che un abate compilò per sapere con precisione quali terre appartenessero all’abbazia e a chi fossero date in gestione. L’autrice ha potuto trovare nel libro ☐ molte e dettagliate informazioni storiche ☐ scarse e frammentate informazioni storiche • Quale frase ti ha permesso di rispondere? Trascrivila. 8. In qualche caso, l’autrice integra ciò che non è scritto esplicitamente nei documenti. Per esempio, nella prima parte del testo (r. 16-17) ipotizza che Bodo avesse ................................... ANALIZZARE 9. La famiglia di Bodo rappresenta la famiglia contadina tipica dell’epoca carolingia. Come vivevano uomini, donne e bambini di quel periodo? Usa le informazioni del testo e sintetizza nella tabella le azioni principali di una giornata lavorativa, per ciascun componente della famiglia. 10. Che cosa si dice del lavoro delle donne, in campagna? Trascrivi l’espressione del testo. 11. L’autrice fornisce molte informazioni riguardanti le tecniche lavorative, gli strumenti, i mestieri… Scorri il testo e sottolinea con colori diversi gli animali usati per i lavori agricoli gli strumenti e i mezzi di trasporto i mestieri più diffusi 12. L’autrice, che usa il “noi” narrativo, interviene a volte direttamente nel racconto con riflessioni personali, oppure si limita a raccontare i fatti? Rispondi citando un esempio.
ALL’EPOCA DI CARLO MAGNO, VICINO A PARIGI Una giornata di lavoro, in un feudo Eileen Power Cerchiamo ora di considerare questi fondi1 sotto l’aspetto umano, e di vedere che genere di vita potesse fare un contadino che viveva su di essi. L’abbazia2 possedeva un piccolo fondo chiamato Villaris, presso Parigi, nel luogo ora occupato dal parco di Saint-Cloud. Se voltiamo le pagine del libro catastale3 che si riferiscono a Villaris, scopriremo che là viveva un uomo chiamato Bodo. Questi aveva una moglie di nome Ermentrude e tre bambini che si chiamavano Wido, Gerberto e Hildegard; e possedeva una piccola fattoria di terra arabile e prato, con qualche filare di vite. E ciò che sappiamo sul lavoro di Bodo è quasi altrettanto di ciò che sappiamo sul lavoro di un piccolo proprietario francese del giorno d’oggi. Cerchiamo di immaginare un qualsiasi giorno della sua vita. Una bella mattina di primavera, verso la fine del regno di Carlo Magno4, Bodo si alza presto, perché è il giorno in cui deve andare a lavorare la terra dei monaci5, e non osa far tardi per paura dell’amministratore6. Non è difficile supporre che abbia mandato all’amministratore uova e verdura in regalo, la settimana prima, per ingraziarselo; ma i monaci non permettono certo ai loro amministratori di accettare grossi regali (come talvolta succede in altri fondi), e Bodo sa che non gli sarebbe permesso arrivar tardi al lavoro nel suo giorno di corvée. È giorno di aratura, e quindi prende con sé il grosso bove, e il piccolo Wido perché gli corra a fianco con un pungolo7, e raggiunge i suoi amici che vengono da qualche fattoria del vicinato, e che vanno anch’essi a lavorare alla casa grande8. Si riuniscono, alcuni con cavalli e buoi, altri con zappe, vanghe, scuri e falci, e si dividono in squadre per lavorare nei campi, nei prati e nei boschi del dominio, secondo gli ordini ricevuti dall’amministratore. Il manso9 confinante con quello di Bodo appartiene a un gruppo di famiglie: Frambert, Ermoin e Ragenold con le loro mogli e i bambini. Bodo augura il buon giorno passando. Frambert sta andando a costruire uno steccato intorno al bosco per impedire ai conigli di uscirne e di mangiare i germogli; Ermoin ha ricevuto l’ordine di trasportare col carro un grosso carico di legna da ardere fino alla casa grande; e Ragenold sta riparando un buco sul tetto di un granaio. Bodo se ne va fischiettando nell’aria fredda, con il suo bue e il suo bambino; e sarà inutile seguirlo ancora, perché arerà tutto il giorno e mangerà la sua colazione sotto una pianta con gli altri aratori, e questo sarebbe molto monotono. Torniamo indietro e vediamo che cosa sta facendo la moglie di Bodo, Ermentrude. Anche lei ha il suo da fare; è il giorno in cui bisogna versare il tributo10 in pollame - una grassa gallinella e cinque uova in tutto. Ella affida la piccola Hildegard al suo secondo figliolo, di nove anni, e chiama una delle vicine che deve andare anch’essa alla casa grande. La vicina è una serva e deve portare all’amministratore un pezzo di stoffa di lana che sarà inviato a Saint-Germain per farne una tonaca da frate. Suo marito lavora tutto il giorno nelle vigne del dominio, perché in questo fondo generalmente i servi curano le viti, mentre i liberi11 fanno quasi tutta l’aratura. Ermentrude e la moglie del servo vanno insieme alla casa. Qui dappertutto ferve12 il lavoro. Nel laboratorio degli uomini vi sono molti bravi artigiani - un calzolaio, un carpentiere13, un fabbro ferraio, e due fabbri argentieri; non ce n’è altri, perché i migliori artigiani di tutti i fondi di Saint- Germain abitano presso le mura dell’abbazia, così da poter lavorare per i monaci sul posto e risparmiare la fatica del trasporto. Ma Ermentrude non si ferma al laboratorio degli uomini. Cerca l’amministratore, gli fa l’inchino, e consegna il pollo e le uova, e poi corre al quartiere delle donne. I Franchi usavano a quel tempo tenere le donne della casa in un quartiere separato, dove facevano il lavoro considerato più adatto per le donne, proprio come usavano gli antichi Greci. I laboratori erano luoghi accoglienti, riscaldati da stufe, e là Ermentrude (che, essendo una donna, ha il permesso di entrare) trova una dozzina di serve che tessono e tingono la stoffa e cuciono i vestiti. Ogni settimana l’indaffaratissimo amministratore porta loro il materiale grezzo occorrente per lavorare, e ritira il lavoro finito. Ermentrude, comunque, deve scappar via, dopo aver scambiato qualche pettegolezzo con le altre donne. Essa ritorna alla sua fattoria, e si mette al lavoro nella piccola vigna; poi, dopo un’ora o due, rientra per far da mangiare ai bambini, e per impiegare il resto della giornata a cucire caldi indumenti di lana per loro. Tutte le sue amiche sono al lavoro nei campi, o alle fattorie dei loro mariti, o a badare al pollaio, o all’orto, o in casa a cucire; poiché il lavoro delle donne, in una fattoria di campagna, è pesante come quello degli uomini. Ai tempi di Carlo Magno (ad esempio) quasi tutta la tosatura delle pecore era fatta da loro. Poi finalmente Bodo ritorna per la cena, e appena il sole è tramontato vanno a letto; perché la loro candela fatta a mano dà solo un barlume di luce, ed entrambi debbono essere presto in piedi al mattino. Questo, dunque, era il modo in cui Bodo ed Ermentrude passavano generalmente la loro giornata di lavoro. (Tratto da: E. Power, Vita nel Medioevo, Einaudi) Il testo Bodo è il nome di un contadino francese dell’epoca di Carlo Magno, vissuto sulle terre di un feudo vicino a Parigi. Vediamo come l’autrice, studiosa di storia medievale, ci presenta gli aspetti della vita quotidiana della società carolingia. L’autrice Eileen Power (1889-1940) è stata una storica inglese. Si occupò di storia economica - materia che insegnò in alcune delle più prestigiose università britanniche - e del Medioevo, con particolare interesse per la condizione dei bambini e delle donne. 1. fondi: appezzamenti di terreno, di varia estensione. Quelli di cui si parla nel brano erano alle dipendenze di un’abbazia.  2. abbazia: convento abitato da monaci, situato per lo più in un luogo isolato e organizzato in modo da provvedere interamente alle proprie necessità. Qui si tratta dell’abbazia di Saint Germain.  3. catastale: relativo al catasto, cioè all’inventario generale delle proprietà immobiliari esistenti in una determinata area geografica.  4. verso la fine… Magno: gli episodi narrati si svolgono tra l’811 e l’826.  5. è il giorno… monaci: nell’ambito del fondo, alcune terre erano concesse in affitto ai contadini; altre erano riservate ai monaci, e su queste i contadini come Bodo dovevano prestare giornate di lavoro obbligatorio e non retribuito (le corvées), per riscattare in parte il loro diritto a lavorare la terra assegnata.  6. amministratore: sorvegliante e responsabile delle terre appartenenti all’abbazia.  7. pungolo: lungo bastone terminante con una punta di ferro, usato dai contadini per stimolare i buoi al lavoro.  8. casa grande: la sede principale di un ordine monastico, in questo caso dei monaci di quell’abbazia.  9. manso: piccolo podere destinato ad assicurare la sopravvivenza di una o più famiglie.  10. tributo: tassa.  11. liberi: piccoli proprietari terrieri, non servi del padrone.  12. ferve: è nel pieno dell’attività.  13. carpentiere: falegname. LESSICO 1. Alla riga 12 troviamo l’espressione «qualsiasi giorno». L’autrice usa l’aggettivo “qualsiasi” per sottolineare che ☐ descriverà le giornate normali, non quelle speciali ☐ un giorno vale l’altro, le giornate erano tutte molto simili ☐ non c’era nulla di speciale nelle giornate nel periodo feudale 2. L’autrice, esperta di storia medievale, usa nel testo parecchi termini storici specifici. Quali, tra i seguenti, sono specifici dell’epoca trattata, il periodo feudale? Sottolineali. fondo • contadino • corvée • fattoria • manso • tributo • liberi 3. Nella frase «quasi tutta la tosatura delle pecore era fatta da loro» (r. 73-74) a quale parola è riferito il pronome “loro”? 4. Osserva i tempi verbali del testo: quale è più frequente? Con quale funzione? a. Nel testo è usato soprattutto il tempo ☐ presente ☐ imperfetto ☐ passato remoto b. Con questa scelta l’autrice ☐ colloca meglio nel periodo storico la sua descrizione ☐ dà maggiore vivacità e immediatezza alla descrizione COMPRENDERE 5. Quale luogo sceglie l’autrice per la sua ricostruzione storica? Al giorno d’oggi è ancora riconoscibile? 6. A quale secolo si riferiscono i fatti descritti? ☐ IX  ☐ VIII  ☐ XIX 7. In queste pagine prendono vita alcuni personaggi; la fonte storica principale è un libro catastale che un abate compilò per sapere con precisione quali terre appartenessero all’abbazia e a chi fossero date in gestione. L’autrice ha potuto trovare nel libro ☐ molte e dettagliate informazioni storiche ☐ scarse e frammentate informazioni storiche • Quale frase ti ha permesso di rispondere? Trascrivila. 8. In qualche caso, l’autrice integra ciò che non è scritto esplicitamente nei documenti. Per esempio, nella prima parte del testo (r. 16-17) ipotizza che Bodo avesse ................................... ANALIZZARE 9. La famiglia di Bodo rappresenta la famiglia contadina tipica dell’epoca carolingia. Come vivevano uomini, donne e bambini di quel periodo? Usa le informazioni del testo e sintetizza nella tabella le azioni principali di una giornata lavorativa, per ciascun componente della famiglia. 10. Che cosa si dice del lavoro delle donne, in campagna? Trascrivi l’espressione del testo. 11. L’autrice fornisce molte informazioni riguardanti le tecniche lavorative, gli strumenti, i mestieri… Scorri il testo e sottolinea con colori diversi gli animali usati per i lavori agricoli gli strumenti e i mezzi di trasporto i mestieri più diffusi 12. L’autrice, che usa il “noi” narrativo, interviene a volte direttamente nel racconto con riflessioni personali, oppure si limita a raccontare i fatti? Rispondi citando un esempio.