VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

leggere è bello classici di oggi da gustareLuigi BalleriniLA SIGNORINA EUFORBIASan Paolo Edizioni PERCHÉ LEGGERE QUESTO LIBROPer conoscere una pasticciera molto speciale! Le sue creazioni, infatti, non sono solo magnifiche torte o saporiti pasticcini, ma anche dolci su misura che soddisfano il palato e soprattutto consentono a chi li gusta di risolvere un problema, trovare dentro di sé una risposta, prendere una decisione. Siete pronti ad assaporare con la fantasia un “potrebbe venirmi una buona idea” o un “non abbattiamoci e troviamo una soluzione”?IL LIBRO IN BREVEMarta, una ragazzina di 12 anni, ha appena terminato la scuola e, in attesa delle vacanze, partecipa a un corso di cucina in una pasticceria davvero particolare. La proprietaria, infatti, è la signorina Euforbia, che non prepara i soliti dolci che normalmente si acquistano, ma “dolci su misura”, adatti a una particolare situazione o utili per risolvere un problema. Durante il corso, Marta conosce un ragazzo suo coetaneo e insieme aiuteranno Euforbia a risolvere un problema per la cui soluzione non bastano i pasticcini.IL LIBRO IN ASSAGGIO[Marta ha appena fatto la conoscenza con la signorina Euforbia, che l’ha pregata di attenderla mentre scompare in cucina a preparare i dolcetti]Marta si ritrovò sola nel negozio. Da dietro la porta filtravano i rumori della cucina sovrastati di tanto in tanto dal canto di Euforbia. Marta non riusciva a distinguere le parole, ma si trattava di una melodia molto gradevole da ascoltare, tanto che non le venne nemmeno in mente di infilarsi le cuffie dell’iPod. - Ah, ma è ancora lì in piedi! Avrebbe dovuto mettersi comoda. Mi aiuti a spostare il tavolino più in centro - la invitò Euforbia al suo ritorno. Si destreggiava bene con un vassoio appoggiato sul palmo della mano. Sopra c’erano quattro bicchierini di vetro. - Ecco quel che ci vuole al caso suo: un golosissimo potrebbe-venirmi-una-buona-idea! Marta fu colpita sia dal timbro della voce sia dall’eleganza con cui la donna si muoveva; nonostante il fisico un po’ allampanato, aveva un portamento da regina. Anche alla stranezza del lei si stava gradatamente abituando; non era poi così male, le ricordava quando da bambina giocava con le amiche alle signore e preparavano il tè per le bambole vestite con i cappelli rubati alle mamme. - È un dolce al cucchiaio, una mousse alle cinque spezie. - Alle cinque spe... zie? - ripetè Marta timorosa. Non aveva idea di che gusto avesse quel miscuglio. E nemmeno cosa fosse esattamente un dolce al cucchiaio, ma a quello pensò che poteva anche arrivarci. - Certo! - commentò Euforbia senza stupirsi. Sapeva bene che i ragazzi non conoscono molti sapori, ma proprio per questo le piaceva permettere loro di scoprire gusti diversi, di ampliare gli orizzonti, di sperimentare le novità. Una specie di missione, la sua. - Dicevamo... una mousse alle cinque spezie: una base di morbida panna montata in cui poter distinguere lentamente, una a una, le spezie in piena armonia. Un pizzico di zenzero per stimolare la curiosità, bacche di esotico cardamomo per andare lontano con il pensiero, chiodi di garofano per scaldare il cuore, un baccello di vaniglia per ricordarci di quando eravamo bambini e una stecca di cannella. - Una stecca di cannella, per.? - ripetè Marta letteralmente rapita da quella donna. Stava pendendo dalle sue labbra. - O che diamine, una stecca di cannella perchè. perchè io adoro la cannella! E così dicendo, dopo una sonora risata, Euforbia infilò il cucchiaino in un bicchierino di vetro e iniziò ad assaporare la mousse, lentamente a occhi chiusi. - Uhmmm! Proprio buona! Una panna perfetta, morbidissima, esattamente come deve essere una buona idea: non costretta in rigidi confini, ma capace di trasformarsi, modificarsi e prendere la forma che meglio si addice alla situazione. Capisce perchè è stato meglio evitare la più tradizionale pastafrolla e ho preferito un dolce al cucchiaio? No, Marta non capiva. E la guardava esterrefatta. Ma tanto Euforbia non se ne accorse e continuò da sola. - Il guscio di pasta sarebbe stato come una limitazione e se mettiamo delle briglie alle idee come fanno a essere buone? Libere, libere di vagare devono essere! Euforbia parlava come se quelle parole le dicesse innanzitutto a se stessa. Quando riaprì gli occhi, Marta era ancora ferma a fissarla. - Beh, non la prova? Non basta guardarla, va mangiata! Mi sembrava fosse lei alla ricerca di qualche buona idea, non io. Marta prese un bicchierino e ci infilò dentro il cucchiaio. Le venne istintivamente di imitare le movenze di Euforbia: quella mousse andava assaporata pian piano, non poteva essere divorata come un hamburger del fast food. Questo era sicuro! Chiuse gli occhi e provò a distinguere i diversi sapori. Il gusto era insolito, ma assai gradevole. Marta riconobbe per primo l’aroma di vaniglia: le riaffiorò subito nel ricordo il profumo di Benny, l’orsacchiotto che ogni mattina la aspettava sulla panca dell’asilo quando era piccolina. Benny! Non ci aveva più pensato: non era il peluche più bello, aveva anche un orecchio scucito e rattoppato male da suor Clelia con un filo troppo scuro, forse anche per questo non era particolarmente conteso. Piuttosto le bambine si azzuffavano per le Barbie, tutte uguali e sedute in fila sullo scaffale, che a lei invece non piacevano affatto; sì, ci giocava se la invitavano, ma i peluche erano i suoi preferiti, soprattutto quell’orsacchiotto che soffriva tanto di terribili mal di pancia e di cui lei doveva prendersi cura. Poi della mousse le piacque molto anche un altro sapore starno, pungente e frizzante al tempo stesso, che si imponeva sugli altri come la pioggia gelata di una giornata di pieno inverno. Doveva essere lo zenzero, o quel carda... qualche cosa. Dietro, nel retro, all’improvviso squillò forte un telefono. - Accidenti! Ti seccano sempre sul più bello. Ogni volta che ti stai gustando qualcosa devono chiamare, sembra lo facciano apposta. Euforbia si alzò di malavoglia per andare a rispondere e continuò a lamentarsi fino a che non scomparve dietro la porta. Non ebbe nessuno scrupolo a lasciare nuovamente sola Marta nel negozio. La ragazza prese un altro bicchierino e si guardò intorno. Era strano come in quel luogo la realtà sembrasse diversa, lei stessa si sentiva diversa: non avrebbe saputo dire come, ma anche il suo modo di mangiare era cambiato. Notò che si trovava a fare le cose con più cura, senza quella maledetta fretta che spesso la costringeva ad andare sempre di corsa, anche quando non ce n’era bisogno. Era come se lì il tempo si trasformasse, riuscisse ad assumere un altro ritmo e un altro significato. Era come se i secondi diventassero minuti e i minuti ore. Di là la telefonata si dilungava e Marta iniziò a guardarsi intorno; c’era un piccolo manifesto appeso al muro, scritto a mano con tanti ghirigori. Strano che non lo avesse notato prima. Ci si avvicinò curiosa, senza mollare il secondo bicchierino di mousse alle cinque spezie che intanto aveva preso dal vassoio. Mise il cucchiaino in bocca, la panna si sciolse lentamente sulla lingua, le spezie si diffusero anche nel naso e come per magia le si accese una lampadina in testa. Ecco come avrebbe potuto passare una settimana di vacanza! Che idea grandiosa: un vero corso di pasticceria!
leggere è bello classici di oggi da gustareLuigi BalleriniLA SIGNORINA EUFORBIASan Paolo Edizioni PERCHÉ LEGGERE QUESTO LIBROPer conoscere una pasticciera molto speciale! Le sue creazioni, infatti, non sono solo magnifiche torte o saporiti pasticcini, ma anche dolci su misura che soddisfano il palato e soprattutto consentono a chi li gusta di risolvere un problema, trovare dentro di sé una risposta, prendere una decisione. Siete pronti ad assaporare con la fantasia un “potrebbe venirmi una buona idea” o un “non abbattiamoci e troviamo una soluzione”?IL LIBRO IN BREVEMarta, una ragazzina di 12 anni, ha appena terminato la scuola e, in attesa delle vacanze, partecipa a un corso di cucina in una pasticceria davvero particolare. La proprietaria, infatti, è la signorina Euforbia, che non prepara i soliti dolci che normalmente si acquistano, ma “dolci su misura”, adatti a una particolare situazione o utili per risolvere un problema. Durante il corso, Marta conosce un ragazzo suo coetaneo e insieme aiuteranno Euforbia a risolvere un problema per la cui soluzione non bastano i pasticcini.IL LIBRO IN ASSAGGIO[Marta ha appena fatto la conoscenza con la signorina Euforbia, che l’ha pregata di attenderla mentre scompare in cucina a preparare i dolcetti]Marta si ritrovò sola nel negozio. Da dietro la porta filtravano i rumori della cucina sovrastati di tanto in tanto dal canto di Euforbia. Marta non riusciva a distinguere le parole, ma si trattava di una melodia molto gradevole da ascoltare, tanto che non le venne nemmeno in mente di infilarsi le cuffie dell’iPod. -    Ah, ma è ancora lì in piedi! Avrebbe dovuto mettersi comoda. Mi aiuti a spostare il tavolino più in centro - la invitò Euforbia al suo ritorno. Si destreggiava bene con un vassoio appoggiato sul palmo della mano. Sopra c’erano quattro bicchierini di vetro. -    Ecco quel che ci vuole al caso suo: un golosissimo potrebbe-venirmi-una-buona-idea! Marta fu colpita sia dal timbro della voce sia dall’eleganza con cui la donna si muoveva; nonostante il fisico un po’ allampanato, aveva un portamento da regina. Anche alla stranezza del lei si stava gradatamente abituando; non era poi così male, le ricordava quando da bambina giocava con le amiche alle signore e preparavano il tè per le bambole vestite con i cappelli rubati alle mamme. -    È un dolce al cucchiaio, una mousse alle cinque spezie. -    Alle cinque spe... zie? - ripetè Marta timorosa. Non aveva idea di che gusto avesse quel miscuglio. E nemmeno cosa fosse esattamente un dolce al cucchiaio, ma a quello pensò che poteva anche arrivarci. - Certo! - commentò Euforbia senza stupirsi. Sapeva bene che i ragazzi non conoscono molti sapori, ma proprio per questo le piaceva permettere loro di scoprire gusti diversi, di ampliare gli orizzonti, di sperimentare le novità. Una specie di missione, la sua. - Dicevamo... una mousse alle cinque spezie: una base di morbida panna montata in cui poter distinguere lentamente, una a una, le spezie in piena armonia. Un pizzico di zenzero per stimolare la curiosità, bacche di esotico cardamomo per andare lontano con il pensiero, chiodi di garofano per scaldare il cuore, un baccello di vaniglia per ricordarci di quando eravamo bambini e una stecca di cannella. - Una stecca di cannella, per.? - ripetè Marta letteralmente rapita da quella donna. Stava pendendo dalle sue labbra. -    O che diamine, una stecca di cannella perchè. perchè io adoro la cannella! E così dicendo, dopo una sonora risata, Euforbia infilò il cucchiaino in un bicchierino di vetro e iniziò ad assaporare la mousse, lentamente a occhi chiusi. -    Uhmmm! Proprio buona! Una panna perfetta, morbidissima, esattamente come deve essere una buona idea: non costretta in rigidi confini, ma capace di trasformarsi, modificarsi e prendere la forma che meglio si addice alla situazione. Capisce perchè è stato meglio evitare la più tradizionale pastafrolla e ho preferito un dolce al cucchiaio? No, Marta non capiva. E la guardava esterrefatta. Ma tanto Euforbia non se ne accorse e continuò da sola. -    Il guscio di pasta sarebbe stato come una limitazione e se mettiamo delle briglie alle idee come fanno a essere buone? Libere, libere di vagare devono essere! Euforbia parlava come se quelle parole le dicesse innanzitutto a se stessa. Quando riaprì gli occhi, Marta era ancora ferma a fissarla. -    Beh, non la prova? Non basta guardarla, va mangiata! Mi sembrava fosse lei alla ricerca di qualche buona idea, non io. Marta prese un bicchierino e ci infilò dentro il cucchiaio. Le venne istintivamente di imitare le movenze di Euforbia: quella mousse andava assaporata pian piano, non poteva essere divorata come un hamburger del fast food. Questo era sicuro! Chiuse gli occhi e provò a distinguere i diversi sapori. Il gusto era insolito, ma assai gradevole. Marta riconobbe per primo l’aroma di vaniglia: le riaffiorò subito nel ricordo il profumo di Benny, l’orsacchiotto che ogni mattina la aspettava sulla panca dell’asilo quando era piccolina. Benny! Non ci aveva più pensato: non era il peluche più bello, aveva anche un orecchio scucito e rattoppato male da suor Clelia con un filo troppo scuro, forse anche per questo non era particolarmente conteso. Piuttosto le bambine si azzuffavano per le Barbie, tutte uguali e sedute in fila sullo scaffale, che a lei invece non piacevano affatto; sì, ci giocava se la invitavano, ma i peluche erano i suoi preferiti, soprattutto quell’orsacchiotto che soffriva tanto di terribili mal di pancia e di cui lei doveva prendersi cura. Poi della mousse le piacque molto anche un altro sapore starno, pungente e frizzante al tempo stesso, che si imponeva sugli altri come la pioggia gelata di una giornata di pieno inverno. Doveva essere lo zenzero, o quel carda... qualche cosa. Dietro, nel retro, all’improvviso squillò forte un telefono. -    Accidenti! Ti seccano sempre sul più bello. Ogni volta che ti stai gustando qualcosa devono chiamare, sembra lo facciano apposta. Euforbia si alzò di malavoglia per andare a rispondere e continuò a lamentarsi fino a che non scomparve dietro la porta. Non ebbe nessuno scrupolo a lasciare nuovamente sola Marta nel negozio. La ragazza prese un altro bicchierino e si guardò intorno. Era strano come in quel luogo la realtà sembrasse diversa, lei stessa si sentiva diversa: non avrebbe saputo dire come, ma anche il suo modo di mangiare era cambiato. Notò che si trovava a fare le cose con più cura, senza quella maledetta fretta che spesso la costringeva ad andare sempre di corsa, anche quando non ce n’era bisogno. Era come se lì il tempo si trasformasse, riuscisse ad assumere un altro ritmo e un altro significato. Era come se i secondi diventassero minuti e i minuti ore. Di là la telefonata si dilungava e Marta iniziò a guardarsi intorno; c’era un piccolo manifesto appeso al muro, scritto a mano con tanti ghirigori. Strano che non lo avesse notato prima. Ci si avvicinò curiosa, senza mollare il secondo bicchierino di mousse alle cinque spezie che intanto aveva preso dal vassoio. Mise il cucchiaino in bocca, la panna si sciolse lentamente sulla lingua, le spezie si diffusero anche nel naso e come per magia le si accese una lampadina in testa. Ecco come avrebbe potuto passare una settimana di vacanza! Che idea grandiosa: un vero corso di pasticceria!