VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

leggere è bello classici di oggi da gustareElvira LindoECCO MANOLITO, MANOLITO QUATTROCCHILapis PERCHÉ LEGGERE QUESTO LIBROManolito Quattrocchi è un piccolo eroe allegro, intelligente ed esuberante; un monello frizzante e loquacissimo che vive nella periferia di Madrid, le cui avventure lo rendono il perfetto compagno di giochi: leggendole, infatti, ci si diverte e si ride davvero tanto!IL LIBRO IN BREVEManolito García Moreno, per tutti Manolito Quattrocchi, vive a Carabanchel Alto, sobborgo di Madrid. Questo ragazzino simpatico e irriverente racconta in prima persona la sua vita quotidiana, tra scuola e casa, con il suo amico Lopez-orecchie-a-sventola, Yihad il bulletto della classe, l’Imbecille, il fratellino che “è nato per dargli fastidio” e il mitico nonno Nicola, con cui Manolito dorme e vive avventure memorabili.IL LIBRO IN ASSAGGIO[È il periodo di Carnevale: che cosa succede nella classe di Manolito?]Sono passati dieci giorni e dieci notti da quando la maestra Asunción è entrata in classe alle nove in punto del mattino, senza neppure lasciarci i soliti cinque minuti che tutti i giorni usiamo per raccontarci tutto quello che abbiamo fatto il giorno prima. La maestra Asunción ha fatto un bel respiro e quasi tutti noi abbiamo sbadigliato, perché era proprio troppo presto per sopportare uno dei suoi discorsi. La maestra ha detto: - Quest’anno ci prepareremo al Carnevale come fosse l’ultimo della nostra vita. Ci presentiamo a un concorso di maschere che va in Eurovisione e che si farà il prossimo sabato in una discoteca di Carabanchel. Ci saranno ragazzini delle scuole di tutto il quartiere e dovrete dimostrare al mondo intero che siete bambini-come-dio-comanda e non le canaglie che sembrate. Non l’abbiamo mica lasciata finire, perché tutta la classe ha cominciato a fare un casino da non credere. Yihad s’è alzato per dire: - Avviso tutti: mi travesto da Superman e lo dico così non viene in mente a nessun altro di mascherarsi da Superman perché in questa galassia di Superman ce n’è uno solo e sono io e non voglio spaccare la faccia a nessuno. Ripeto: vi ho avvertiti. Allora Lopez-orecchie-a-sventola dice: - E allora da che mi maschero io, che ho solo il costume da Superman e mamma non me ne compra un altro? S’è sentita una specie di eco: - E allora io... io... io... io, - per via che tutti i maschi hanno il costume da Superman, da secoli e secoli. Yihad ci aveva avvertiti. Poi s’è lanciato contro il primo che gli è capitato, perché in certi momenti di alta tensione ambientale Yihad parte e non gli importa se deve vedersela con otto o con ottanta. Non ho ancora capito perché se l’è presa proprio con me; va a finire che ha ragione mamma quando dice che sto sempre in mezzo, come il giovedì. Meno male che sono un ragazzino con i riflessi pronti e mi sono difeso subito: - Non provare a rompermi gli occhiali, Yihad. Lo sanno tutti che io mi maschero da Uomo Ragno. A quel punto, un altro della mia classe ha detto che da Uomo Ragno ci si mascherava lui, e poi una ragazzina che si mascherava da Bella gridava per trovare uno che si mascherava da Bestia. Insomma, per come s’erano messe le cose, c’è toccato fare a botte, perché è l’unica cosa che sappiamo fare, in classe mia, per risolvere i problemi di convivenza. La maestra Asunción aveva perso la bussola e ha dato tre colpi di bacchetta sulla cattedra e questo ha fatto ricordare a tutti quanti che stavamo a scuola, nella classe di una maestra feroce: la maestra Asunción. La maestra dice che dà i colpi sulla cattedra così si scarica. È che lei quei colpi li vorrebbe dare in testa a noi, ma sfortuna vuole che la Costituzione spagnola glielo proibisce. La maestra ha detto che di Superman, Uomini Ragno, Belle e Bestie non voleva sentir parlare: che dovevamo dimostrare a Carabanchel, alla Spagna, agli Stati Uniti e a tutto il pianeta Terra che siamo bravi ragazzini, che lottano per la pace nel mondo mondiale e così lei aveva pensato che ci dovevamo mascherare, tutte e trenta le bestiole che siamo, da colombe della pace. E se non fosse stato perché la maestra Asunción era armata di bacchetta e perché è la nostra insegnante e perché siamo una banda di vigliacchi, le avremmo risposto in coro di no. Eravamo tutti delusi: quella era la fregatura più grande di tutta la nostra vita. Siamo rimasti zitti, ormai niente ci poteva consolare. A quel punto, la maestra ha detto: - La giuria, che è il Comitato di quartiere, ci darà il primo premio, perché non c’è giuria in tutta la Spagna che possa rifiutarsi di premiare trenta bambini vestiti da colombe della pace. In più, avrete un sacco di regali. E per un giorno saremo noi il simbolo della pace mondiale e il nostro grido di guerra, fino a sabato sera, sarà “Li stendiamo tutti!”. Questo ci è piaciuto: con un grido di guerra come quello potevamo arrivare fino alla fine del mondo. Stavamo per stendere tutti i ragazzini di tutte le scuole del quartiere, con i costumi da supercolombe della pace. Mamma e tutte le mamme dei trenta ragazzini che siamo in quella settimana ci hanno fatto i costumi da colomba con la carta crespa. Mamma era un po’ scocciata perché dice che, per la maestra mia, ogni scusa è buona per farle spendere soldi e farla lavorare. E diceva che lei il costume da Uomo Ragno me l’aveva comprato proprio per non doversi mettere a fare maschere fino al momento dell’età da militare, quando mi davano la divisa da soldato. E che come accidenti si faceva una maschera da colomba della pace e che lei proprio di pace aveva bisogno, proprio tanta pace, come quella che c’era su una spiaggia deserta, senza bambini intorno, e che questa era l’idea sua di pace mondiale. Comunque, il giorno C - C sta per Concorso e Carnevale - mamma ci ha vestito con i costumi di carta crespa e ci ha detto che potevamo andare a scuola. A lei piace un sacco vederci uscire mano nella mano e vestiti da pace mondiale. Non lo so perché, non me lo spiego. Sulle scale abbiamo incontrato Luisa che ha detto: - Guarda un po’ quanto si è impegnata per vestirvi da pinguini! Non sapevo che dire e così ho agguantato l’Imbecille e sono tornato di corsa a casa per dire a mamma che non ci piaceva uscire vestiti da pinguini, pure se c’era di mezzo la pace mondiale. Mamma ha detto che Luisa non sapeva distinguere tra quel pinguino di suo marito e quella colomba di sua madre e che dovevamo correre a scuola perché arriviamo sempre tardi da tutte le parti. Arrivato a scuola, siamo rimasti a bocca aperta: di fronte a noi c’era Yihad vestito da gallina, Lopez-orecchie-a-sventola sembrava un papero. Susanna uno struzzo, Paquito Medina un pellicano e così via, per tutti e trentatré. Non c’erano due uccelli uguali. Cioè sì: io e l’Imbecille sì, due bei pinguini. Nonno è arrivato in quel momento e ha detto: - Pensa se questa scena l’avesse vista Alfred Hitchcock! Faceva “Gli uccelli 2”. Noi, scocciatissimi, ci fissavamo gli uni con gli altri, mentre la maestra Asunción ci ha scortati fino alla discoteca Silicona, dove si faceva il Festival. La maestra Asunción mica sfigurava: pure lei s’era mascherata e sembrava una papera o un’oca. Muovendo le sue ali ci ha detto che il festival lo trasmetteva anche Radio Carabanchel, che è una radio che sta nel mio quartiere e che, siccome non hanno i soldi neppure per i microfoni, nonno dice che fanno le trasmissioni come gli indiani, cioè aprono le finestre e strillano quello che hanno da dire. La maestra Asunción era così contenta che nemmeno sembrava la maestra Asunción. E se non fosse stato che pure noi eravamo vestiti da uccel-lacci, ci saremmo scompisciati dalle risate per il fatto di vederla, in piena Carabanchel, vestita da pace mondiale. La maestra ci ha avvertito che appena salivamo sul palcoscenico, lei avrebbe detto: - Uno, due e tre! E noi dovevamo rispondere muovendo le ali e gridando tutti insieme, a costo di spaccarci la gola: - Viva la pace nel mondo! La maestra ha voluto fare le prove e così s’è messa a strillare come una matta: - Uno, due e tre! Noi dovevamo rispondere: “Viva la pace nel mondo”, però appena abbiamo mosso le ali ci siamo incastrati l’uno con l’altro e se la maestra non sistemava le cose arrivavamo alla discoteca tutti spiumati. A quel punto, la maestra ha detto che era meglio se non muovevamo le ali e che le dovevamo muovere solo dopo la consegna del premio. [...]
leggere è bello classici di oggi da gustareElvira LindoECCO MANOLITO, MANOLITO QUATTROCCHILapis PERCHÉ LEGGERE QUESTO LIBROManolito Quattrocchi è un piccolo eroe allegro, intelligente ed esuberante; un monello frizzante e loquacissimo che vive nella periferia di Madrid, le cui avventure lo rendono il perfetto compagno di giochi: leggendole, infatti, ci si diverte e si ride davvero tanto!IL LIBRO IN BREVEManolito García Moreno, per tutti Manolito Quattrocchi, vive a Carabanchel Alto, sobborgo di Madrid. Questo ragazzino simpatico e irriverente racconta in prima persona la sua vita quotidiana, tra scuola e casa, con il suo amico Lopez-orecchie-a-sventola, Yihad il bulletto della classe, l’Imbecille, il fratellino che “è nato per dargli fastidio” e il mitico nonno Nicola, con cui Manolito dorme e vive avventure memorabili.IL LIBRO IN ASSAGGIO[È il periodo di Carnevale: che cosa succede nella classe di Manolito?]Sono passati dieci giorni e dieci notti da quando la maestra Asunción è entrata in classe alle nove in punto del mattino, senza neppure lasciarci i soliti cinque minuti che tutti i giorni usiamo per raccontarci tutto quello che abbiamo fatto il giorno prima. La maestra Asunción ha fatto un bel respiro e quasi tutti noi abbiamo sbadigliato, perché era proprio troppo presto per sopportare uno dei suoi discorsi. La maestra ha detto: -    Quest’anno ci prepareremo al Carnevale come fosse l’ultimo della nostra vita. Ci presentiamo a un concorso di maschere che va in Eurovisione e che si farà il prossimo sabato in una discoteca di Carabanchel. Ci saranno ragazzini delle scuole di tutto il quartiere e dovrete dimostrare al mondo intero che siete bambini-come-dio-comanda e non le canaglie che sembrate. Non l’abbiamo mica lasciata finire, perché tutta la classe ha cominciato a fare un casino da non credere. Yihad s’è alzato per dire: -    Avviso tutti: mi travesto da Superman e lo dico così non viene in mente a nessun altro di mascherarsi da Superman perché in questa galassia di Superman ce n’è uno solo e sono io e non voglio spaccare la faccia a nessuno. Ripeto: vi ho avvertiti. Allora Lopez-orecchie-a-sventola dice: -    E allora da che mi maschero io, che ho solo il costume da Superman e mamma non me ne compra un altro? S’è sentita una specie di eco: - E allora io... io... io... io, - per via che tutti i maschi hanno il costume da Superman, da secoli e secoli. Yihad ci aveva avvertiti. Poi s’è lanciato contro il primo che gli è capitato, perché in certi momenti di alta tensione ambientale Yihad parte e non gli importa se deve vedersela con otto o con ottanta. Non ho ancora capito perché se l’è presa proprio con me; va a finire che ha ragione mamma quando dice che sto sempre in mezzo, come il giovedì. Meno male che sono un ragazzino con i riflessi pronti e mi sono difeso subito: -    Non provare a rompermi gli occhiali, Yihad. Lo sanno tutti che io mi maschero da Uomo Ragno. A quel punto, un altro della mia classe ha detto che da Uomo Ragno ci si mascherava lui, e poi una ragazzina che si mascherava da Bella gridava per trovare uno che si mascherava da Bestia. Insomma, per come s’erano messe le cose, c’è toccato fare a botte, perché è l’unica cosa che sappiamo fare, in classe mia, per risolvere i problemi di convivenza. La maestra Asunción aveva perso la bussola e ha dato tre colpi di bacchetta sulla cattedra e questo ha fatto ricordare a tutti quanti che stavamo a scuola, nella classe di una maestra feroce: la maestra Asunción. La maestra dice che dà i colpi sulla cattedra così si scarica. È che lei quei colpi li vorrebbe dare in testa a noi, ma sfortuna vuole che la Costituzione spagnola glielo proibisce. La maestra ha detto che di Superman, Uomini Ragno, Belle e Bestie non voleva sentir parlare: che dovevamo dimostrare a Carabanchel, alla Spagna, agli Stati Uniti e a tutto il pianeta Terra che siamo bravi ragazzini, che lottano per la pace nel mondo mondiale e così lei aveva pensato che ci dovevamo mascherare, tutte e trenta le bestiole che siamo, da colombe della pace. E se non fosse stato perché la maestra Asunción era armata di bacchetta e perché è la nostra insegnante e perché siamo una banda di vigliacchi, le avremmo risposto in coro di no. Eravamo tutti delusi: quella era la fregatura più grande di tutta la nostra vita. Siamo rimasti zitti, ormai niente ci poteva consolare. A quel punto, la maestra ha detto: -    La giuria, che è il Comitato di quartiere, ci darà il primo premio, perché non c’è giuria in tutta la Spagna che possa rifiutarsi di premiare trenta bambini vestiti da colombe della pace. In più, avrete un sacco di regali. E per un giorno saremo noi il simbolo della pace mondiale e il nostro grido di guerra, fino a sabato sera, sarà “Li stendiamo tutti!”. Questo ci è piaciuto: con un grido di guerra come quello potevamo arrivare fino alla fine del mondo. Stavamo per stendere tutti i ragazzini di tutte le scuole del quartiere, con i costumi da supercolombe della pace. Mamma e tutte le mamme dei trenta ragazzini che siamo in quella settimana ci hanno fatto i costumi da colomba con la carta crespa. Mamma era un po’ scocciata perché dice che, per la maestra mia, ogni scusa è buona per farle spendere soldi e farla lavorare. E diceva che lei il costume da Uomo Ragno me l’aveva comprato proprio per non doversi mettere a fare maschere fino al momento dell’età da militare, quando mi davano la divisa da soldato. E che come accidenti si faceva una maschera da colomba della pace e che lei proprio di pace aveva bisogno, proprio tanta pace, come quella che c’era su una spiaggia deserta, senza bambini intorno, e che questa era l’idea sua di pace mondiale. Comunque, il giorno C - C sta per Concorso e Carnevale - mamma ci ha vestito con i costumi di carta crespa e ci ha detto che potevamo andare a scuola. A lei piace un sacco vederci uscire mano nella mano e vestiti da pace mondiale. Non lo so perché, non me lo spiego. Sulle scale abbiamo incontrato Luisa che ha detto: - Guarda un po’ quanto si è impegnata per vestirvi da pinguini! Non sapevo che dire e così ho agguantato l’Imbecille e sono tornato di corsa a casa per dire a mamma che non ci piaceva uscire vestiti da pinguini, pure se c’era di mezzo la pace mondiale. Mamma ha detto che Luisa non sapeva distinguere tra quel pinguino di suo marito e quella colomba di sua madre e che dovevamo correre a scuola perché arriviamo sempre tardi da tutte le parti. Arrivato a scuola, siamo rimasti a bocca aperta: di fronte a noi c’era Yihad vestito da gallina, Lopez-orecchie-a-sventola sembrava un papero. Susanna uno struzzo, Paquito Medina un pellicano e così via, per tutti e trentatré. Non c’erano due uccelli uguali. Cioè sì: io e l’Imbecille sì, due bei pinguini. Nonno è arrivato in quel momento e ha detto: - Pensa se questa scena l’avesse vista Alfred Hitchcock! Faceva “Gli uccelli 2”. Noi, scocciatissimi, ci fissavamo gli uni con gli altri, mentre la maestra Asunción ci ha scortati fino alla discoteca Silicona, dove si faceva il Festival. La maestra Asunción mica sfigurava: pure lei s’era mascherata e sembrava una papera o un’oca. Muovendo le sue ali ci ha detto che il festival lo trasmetteva anche Radio Carabanchel, che è una radio che sta nel mio quartiere e che, siccome non hanno i soldi neppure per i microfoni, nonno dice che fanno le trasmissioni come gli indiani, cioè aprono le finestre e strillano quello che hanno da dire. La maestra Asunción era così contenta che nemmeno sembrava la maestra Asunción. E se non fosse stato che pure noi eravamo vestiti da uccel-lacci, ci saremmo scompisciati dalle risate per il fatto di vederla, in piena Carabanchel, vestita da pace mondiale. La maestra ci ha avvertito che appena salivamo sul palcoscenico, lei avrebbe detto: -    Uno, due e tre! E noi dovevamo rispondere muovendo le ali e gridando tutti insieme, a costo di spaccarci la gola: -    Viva la pace nel mondo! La maestra ha voluto fare le prove e così s’è messa a strillare come una matta: -    Uno, due e tre! Noi dovevamo rispondere: “Viva la pace nel mondo”, però appena abbiamo mosso le ali ci siamo incastrati l’uno con l’altro e se la maestra non sistemava le cose arrivavamo alla discoteca tutti spiumati. A quel punto, la maestra ha detto che era meglio se non muovevamo le ali e che le dovevamo muovere solo dopo la consegna del premio. [...]