VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

CONDIVIDERE IL CIBO PER SUPERARE LA DIFFIDENZA Tavola apparecchiata… Buon appetito! Giusi Quarenghi Casa di Beatrice. Domenica a pranzo. - … Non si invita in casa gente che non si conosce - stava dicendo il papà. - Ma io Aziza la conosco! - E io non l’ho neanche mai vista. - Perché non ci sei mai quando lei viene. Ma alla domenica non lavori, e così puoi vederla. - Beatrice passa tanto tempo con lei! - intervenne la mamma. - Appunto. Già è quasi sempre qui la figlia, e adesso ci tiriamo in casa anche la madre - insistette papà. - Per un pranzo, non mi sembra il caso di parlare di «tirarsi in casa»! Anche la mamma insisteva, per fortuna! - Questa è gente che s’attacca, se vede che uno è disponibile, non lo mollano più, poi pretendono. Accidenti papà! - Si sta parlando di Aziza e sua madre, non di tutti i marocchini! Ben detto nonnina, sei un drago! - Ti ricordi quando eri in Belgio e ti trattavano come se tu fossi «gli italiani»? Me l’hai detto tu, quanto ti dava fastidio. E come andò quella volta che quel tuo compagno di lavoro belga ti ha invitato a casa sua? Brava mamma, gran bel colpo! - Ma ero molto preoccupato all’idea di conoscere tutta la sua famiglia. Tanto che stavo quasi per decidere di non andare! Mmmmmm…, a questo non aveva pensato! - Poi hai deciso di sì, e hai mangiato anche il budino! Papà aveva mangiato il budino?! Ma se gli faceva schifo! - Niente male poi, sai, questa Aziza! - disse Giorgio facendo l’occhiolino al padre, usando quel tono da esperto idiota che assumeva a volte parlando delle «femmine». - Perché, se fosse brutta sarebbe diverso? - lo aggredì Beatrice. - No, non lo so, ma è più facile se è carina! Già reggo te con le tue lagne di 11 anni, lei almeno è più grande, e anche più bellaaaa! - scandì provocatorio piantandole gli occhi in faccia. - Anch’io crescerò, vedrai! - gli rispose lei con aria di sfida - e sarò anche meglio di quella cretina che… Ti ho visto sai, ieri, che le portavi lo zaino! - Fatti i fatti tuoi, microba! - la zittì lui. - Nemmeno tu sei sempre un gigante! - intervenne la mamma e aggiunse: - Cosa prepariamo per il pranzo di domenica? Ma, allora era sì! - Non le piace il salame! - li informò la nonna. - Vedrai che è musulmana, per questo non mangia salame - spiegò Giorgio. - Allora niente salame! - disse papà. Evviva! Anche papà aveva detto sì. Beatrice era felice. Domani l’avrebbe detto ad Aziza. Avevano un appuntamento in biblioteca. E Beatrice cominciò a preparare il foglio del Menù. Parco. Pomeriggio di quella stessa domenica. - Ma perché non vuoi, mamma? - stava chiedendo Aziza a sua madre mentre sbucciava una caldarrosta. - Perché… perché non lo so… perché non… - Ma tu parli bene italiano. - Sì, ma non basta parlare italiano per andare a casa di italiani, sedersi a tavola e mangiare insieme. - Neanche se ti invitano loro? - chiese Aziza. - E poi non vuoi conoscere Beatrice? Sapeva che sua madre le voleva bene, solo i primi tempi del collegio1 aveva pensato che gliene volesse un po’ di meno, ma poi aveva capito che non c’era altro modo per loro. Ma perché non voleva farle questo piacere? Eppure era così interessata alla scuola, ci teneva tanto che lei imparasse bene l’italiano, anche se non voleva che dimenticasse la sua lingua. A volte, quando erano sole, parlavano in arabo, la lingua dei primi anni di Aziza, quella che i suoi fratellini continuavano a parlare: - Quando loro vengono qui, sarà più facile se noi conosciamo tutte e due le lingue! - le diceva la mamma. Ma perché sembrava così infastidita dall’idea del pranzo a casa di Beatrice? Eppure era stata contenta quando le aveva detto che aveva un’amica italiana. - Non so, lasciami pensare ancora qualche giorno! - concluse la mamma mentre si avviavano verso il collegio. Era una triste sera di novembre, ma Aziza si sentiva più a casa per strada con la sua mamma che là dentro al caldo. Le strinse la mano, la mamma le rispose con una stretta fortissima. - Cerca di dire di sì! - la supplicò ancora Aziza salutandola. - Ti prometto che cercherò - la rassicurò la mamma accarezzandola. Alla fine era stato possibile. La mamma di Aziza non aveva trovato abbastanza motivi per dire di no. E fu finalmente domenica! L’appuntamento era tra le 12,30 e le 13: alle 12,45 in punto suonò il campanello. Beatrice corse ad aprire, con la famiglia dietro. Lo stipite della porta racchiudeva Aziza e sua madre come in una cornice. Aziza aveva i fiori in mano e un cerchietto rosso tra i capelli, sua madre indossava quello strano abito che portano le donne marocchine, e che le veste dalla testa ai piedi… Le stava bene, sembrava un’apparizione! La tavola era apparecchiata e il pranzo era pronto. Alla domenica, in casa di Beatrice, si cucinava un po’ tutti, perché non fosse impegnata solo la mamma. E così Giorgio aveva preparato le tartine per l’antipasto, la mamma il pollo arrosto, il papà le patatine fritte, la nonna l’insalata e la macedonia, e Beatrice aveva pensato al «tirami su», sua passione e specialità. Il pranzo non andò male, era tutto buono, solo il pollo creò un po’ di problemi perché tutti volevano mangiarlo con le posate. Poi la nonna disse che anche la regina Margherita mangiava il pollo con le dita e tutti così fecero, col permesso della regina! La sera, prima di andare a dormire, Aziza scrisse sul suo quaderno: Beatrice ha cambiato casa e città, ma sua famiglia vive tutta con lei, da quando è nata. Loro ricordano sacco di cose di quando lei piccola, e raccontano volentieri. Beatrice vive con sua storia… Prima di andare a dormire, Beatrice scrisse sul suo quaderno: Aziza ha cambiato casa, città e lingua. Le parole che lei diceva da piccola qui nessuno le capisce. La sua mamma ricorda tante cose di lei, ma fa fatica a raccontarle. Conosce l’italiano, ma non le basta per raccontare di quando Aziza era piccola e nessuno di loro parlava italiano. Deve essere difficile arrivare in un altro Paese, con un’altra lingua. Sei già un po’ grande ma devi ricominciare daccapo, come appena nato, anche se sei già un po’ grande… che pasticcio! (Tratto da: G. Quarenghi, Io sono tu sei, Giunti Junior) Il testo Aziza e Beatrice sono compagne di scuola e amiche, si trovano spesso in casa di Beatrice per fare i compiti, vanno in biblioteca, condividono il tempo libero. Un giorno Beatrice ha un’idea e Aziza ne è entusiasta. L’autrice Giusi Quarenghi, nata in provincia di Bergamo nel 1951, è autrice di molti libri per bambini e ragazzi. Ha scritto poesie, filastrocche, racconti e romanzi, oltre a sceneggiature televisive e cartoni animati. Tra i suoi maggiori successi Un corpo di donna (uno dei primi romanzi sul tema dell’anoressia) e Ragazze per sempre. Nel 2006 ha vinto il premio Andersen italiano. Il brano che leggerai è ambientato ai giorni nostri. 1. collegio: la mamma di Aziza vive, come badante, con una persona anziana, per cui Aziza non può stare da sola: è stata accolta in un istituto nel quale mangia e dorme. USA IL DIZIONARIO Qual è il corretto significato di “musulmano”? ☐ Arabo ☐ Che non mangia carne di maiale ☐ Che segue la religione islamica LIBRI PER TE Giusi Quarenghi, Io sono tu sei, Giunti Junior Grazie all’idea di una bibliotecaria un po’ speciale, due ragazzine dovranno scrivere l’una la biografia dell’altra, dalla nascita in poi, aiutandosi anche con i racconti dei familiari. Inizia così l’amicizia tra Beatrice e Aziza, che scopriranno nelle loro storie la risposta a tante domande sulla loro apparente diversità. COMPRENDERE 1. Qual è l’idea di Beatrice? 2. Chi vi si oppone fortemente? E perché? 3. All’annuncio dell’invito, i componenti della famiglia di Beatrice reagiscono ognuno in modo diverso: come? Completa: • il padre .......................................  • la madre .......................................  • la nonna ....................................... • il fratello Giorgio ......................................... 4. Quale atmosfera si crea durante il pranzo? 5. La mamma, per sostenere la sua volontà di conoscere la mamma di Aziza, ricorda al marito la sua passata esperienza di lavoro in Belgio: che cosa gli dice? 6. Il padre di Beatrice, a casa del collega belga, aveva mangiato il budino perché ☐ gli piaceva molto ☐ il collega aveva insistito tanto ☐ era imbarazzato ☐ era scortese rifiutare 7. Anche la mamma di Aziza è messa in difficoltà dall’invito a pranzo: quali sono le sue ragioni, secondo te? LESSICO 8. Il padre di Beatrice, nell’esprimere il proprio disaccordo sull’invito fatto dalla figlia, usa le espressioni: «ci tiriamo in casa», «gente che s’attacca», «non lo mollano». Spiega il loro significato e indica il legame che c’è tra il termine usato in senso denotativo e quello usato in senso connotativo. • Il verbo “tirare” si usa in senso denotativo per esprimere un’azione esercitata su una corda, l’avvicinare con forza; nel caso del testo, invece, è usato con il significato di ............................... • Il verbo “attaccarsi” ............................................ • Il verbo “mollare” ................................................... Quindi, i tre verbi sono usati in senso .......................................................................... ESPRIMERE E VALUTARE 9. Scrivere Che cosa scrivono le due ragazzine alla sera e su che cosa riflettono? Mettiti nei panni di uno dei personaggi della vicenda e scrivi una breve riflessione sull’esperienza vissuta. 10. Parlare Aziza, il cui nome in arabo vuol dire “amata”, e Beatrice, “colei che rende beati”, diventano amiche al di là della loro appartenenza etnica: infatti, una persona vale per quello che è, non per il luogo in cui è nata. Che cosa vede Beatrice in Aziza? Quale significato assume l’invito a pranzo? Parlane con i tuoi compagni.
CONDIVIDERE IL CIBO PER SUPERARE LA DIFFIDENZA Tavola apparecchiata… Buon appetito! Giusi Quarenghi Casa di Beatrice. Domenica a pranzo. - … Non si invita in casa gente che non si conosce - stava dicendo il papà. - Ma io Aziza la conosco! - E io non l’ho neanche mai vista. - Perché non ci sei mai quando lei viene. Ma alla domenica non lavori, e così puoi vederla. - Beatrice passa tanto tempo con lei! - intervenne la mamma. - Appunto. Già è quasi sempre qui la figlia, e adesso ci tiriamo in casa anche la madre - insistette papà. - Per un pranzo, non mi sembra il caso di parlare di «tirarsi in casa»! Anche la mamma insisteva, per fortuna! - Questa è gente che s’attacca, se vede che uno è disponibile, non lo mollano più, poi pretendono. Accidenti papà! - Si sta parlando di Aziza e sua madre, non di tutti i marocchini! Ben detto nonnina, sei un drago! - Ti ricordi quando eri in Belgio e ti trattavano come se tu fossi «gli italiani»? Me l’hai detto tu, quanto ti dava fastidio. E come andò quella volta che quel tuo compagno di lavoro belga ti ha invitato a casa sua? Brava mamma, gran bel colpo! - Ma ero molto preoccupato all’idea di conoscere tutta la sua famiglia. Tanto che stavo quasi per decidere di non andare! Mmmmmm…, a questo non aveva pensato! - Poi hai deciso di sì, e hai mangiato anche il budino! Papà aveva mangiato il budino?! Ma se gli faceva schifo! - Niente male poi, sai, questa Aziza! - disse Giorgio facendo l’occhiolino al padre, usando quel tono da esperto idiota che assumeva a volte parlando delle «femmine». - Perché, se fosse brutta sarebbe diverso? - lo aggredì Beatrice. - No, non lo so, ma è più facile se è carina! Già reggo te con le tue lagne di 11 anni, lei almeno è più grande, e anche più bellaaaa! - scandì provocatorio piantandole gli occhi in faccia. - Anch’io crescerò, vedrai! - gli rispose lei con aria di sfida - e sarò anche meglio di quella cretina che… Ti ho visto sai, ieri, che le portavi lo zaino! - Fatti i fatti tuoi, microba! - la zittì lui. - Nemmeno tu sei sempre un gigante! - intervenne la mamma e aggiunse: - Cosa prepariamo per il pranzo di domenica? Ma, allora era sì! - Non le piace il salame! - li informò la nonna. - Vedrai che è musulmana, per questo non mangia salame - spiegò Giorgio. - Allora niente salame! - disse papà. Evviva! Anche papà aveva detto sì. Beatrice era felice. Domani l’avrebbe detto ad Aziza. Avevano un appuntamento in biblioteca. E Beatrice cominciò a preparare il foglio del Menù. Parco. Pomeriggio di quella stessa domenica. - Ma perché non vuoi, mamma? - stava chiedendo Aziza a sua madre mentre sbucciava una caldarrosta. - Perché… perché non lo so… perché non… - Ma tu parli bene italiano. - Sì, ma non basta parlare italiano per andare a casa di italiani, sedersi a tavola e mangiare insieme. - Neanche se ti invitano loro? - chiese Aziza. - E poi non vuoi conoscere Beatrice? Sapeva che sua madre le voleva bene, solo i primi tempi del collegio1 aveva pensato che gliene volesse un po’ di meno, ma poi aveva capito che non c’era altro modo per loro. Ma perché non voleva farle questo piacere? Eppure era così interessata alla scuola, ci teneva tanto che lei imparasse bene l’italiano, anche se non voleva che dimenticasse la sua lingua. A volte, quando erano sole, parlavano in arabo, la lingua dei primi anni di Aziza, quella che i suoi fratellini continuavano a parlare: - Quando loro vengono qui, sarà più facile se noi conosciamo tutte e due le lingue! - le diceva la mamma. Ma perché sembrava così infastidita dall’idea del pranzo a casa di Beatrice? Eppure era stata contenta quando le aveva detto che aveva un’amica italiana. - Non so, lasciami pensare ancora qualche giorno! - concluse la mamma mentre si avviavano verso il collegio. Era una triste sera di novembre, ma Aziza si sentiva più a casa per strada con la sua mamma che là dentro al caldo. Le strinse la mano, la mamma le rispose con una stretta fortissima. - Cerca di dire di sì! - la supplicò ancora Aziza salutandola. - Ti prometto che cercherò - la rassicurò la mamma accarezzandola. Alla fine era stato possibile. La mamma di Aziza non aveva trovato abbastanza motivi per dire di no. E fu finalmente domenica! L’appuntamento era tra le 12,30 e le 13: alle 12,45 in punto suonò il campanello. Beatrice corse ad aprire, con la famiglia dietro. Lo stipite della porta racchiudeva Aziza e sua madre come in una cornice. Aziza aveva i fiori in mano e un cerchietto rosso tra i capelli, sua madre indossava quello strano abito che portano le donne marocchine, e che le veste dalla testa ai piedi… Le stava bene, sembrava un’apparizione! La tavola era apparecchiata e il pranzo era pronto. Alla domenica, in casa di Beatrice, si cucinava un po’ tutti, perché non fosse impegnata solo la mamma. E così Giorgio aveva preparato le tartine per l’antipasto, la mamma il pollo arrosto, il papà le patatine fritte, la nonna l’insalata e la macedonia, e Beatrice aveva pensato al «tirami su», sua passione e specialità. Il pranzo non andò male, era tutto buono, solo il pollo creò un po’ di problemi perché tutti volevano mangiarlo con le posate. Poi la nonna disse che anche la regina Margherita mangiava il pollo con le dita e tutti così fecero, col permesso della regina! La sera, prima di andare a dormire, Aziza scrisse sul suo quaderno: Beatrice ha cambiato casa e città, ma sua famiglia vive tutta con lei, da quando è nata. Loro ricordano sacco di cose di quando lei piccola, e raccontano volentieri. Beatrice vive con sua storia… Prima di andare a dormire, Beatrice scrisse sul suo quaderno: Aziza ha cambiato casa, città e lingua. Le parole che lei diceva da piccola qui nessuno le capisce. La sua mamma ricorda tante cose di lei, ma fa fatica a raccontarle. Conosce l’italiano, ma non le basta per raccontare di quando Aziza era piccola e nessuno di loro parlava italiano. Deve essere difficile arrivare in un altro Paese, con un’altra lingua. Sei già un po’ grande ma devi ricominciare daccapo, come appena nato, anche se sei già un po’ grande… che pasticcio! (Tratto da: G. Quarenghi, Io sono tu sei, Giunti Junior) Il testo Aziza e Beatrice sono compagne di scuola e amiche, si trovano spesso in casa di Beatrice per fare i compiti, vanno in biblioteca, condividono il tempo libero. Un giorno Beatrice ha un’idea e Aziza ne è entusiasta. L’autrice Giusi Quarenghi, nata in provincia di Bergamo nel 1951, è autrice di molti libri per bambini e ragazzi. Ha scritto poesie, filastrocche, racconti e romanzi, oltre a sceneggiature televisive e cartoni animati. Tra i suoi maggiori successi Un corpo di donna (uno dei primi romanzi sul tema dell’anoressia) e Ragazze per sempre. Nel 2006 ha vinto il premio Andersen italiano. Il brano che leggerai è ambientato ai giorni nostri. 1. collegio: la mamma di Aziza vive, come badante, con una persona anziana, per cui Aziza non può stare da sola: è stata accolta in un istituto nel quale mangia e dorme. USA IL DIZIONARIO Qual è il corretto significato di “musulmano”? ☐ Arabo ☐ Che non mangia carne di maiale ☐ Che segue la religione islamica LIBRI PER TE Giusi Quarenghi, Io sono tu sei, Giunti Junior Grazie all’idea di una bibliotecaria un po’ speciale, due ragazzine dovranno scrivere l’una la biografia dell’altra, dalla nascita in poi, aiutandosi anche con i racconti dei familiari. Inizia così l’amicizia tra Beatrice e Aziza, che scopriranno nelle loro storie la risposta a tante domande sulla loro apparente diversità. COMPRENDERE 1. Qual è l’idea di Beatrice? 2. Chi vi si oppone fortemente? E perché? 3. All’annuncio dell’invito, i componenti della famiglia di Beatrice reagiscono ognuno in modo diverso: come? Completa: • il padre .......................................  • la madre .......................................  • la nonna ....................................... • il fratello Giorgio ......................................... 4. Quale atmosfera si crea durante il pranzo? 5. La mamma, per sostenere la sua volontà di conoscere la mamma di Aziza, ricorda al marito la sua passata esperienza di lavoro in Belgio: che cosa gli dice? 6. Il padre di Beatrice, a casa del collega belga, aveva mangiato il budino perché ☐ gli piaceva molto  ☐ il collega aveva insistito tanto ☐ era imbarazzato  ☐ era scortese rifiutare 7. Anche la mamma di Aziza è messa in difficoltà dall’invito a pranzo: quali sono le sue ragioni, secondo te? LESSICO 8. Il padre di Beatrice, nell’esprimere il proprio disaccordo sull’invito fatto dalla figlia, usa le espressioni: «ci tiriamo in casa», «gente che s’attacca», «non lo mollano». Spiega il loro significato e indica il legame che c’è tra il termine usato in senso denotativo e quello usato in senso connotativo. • Il verbo “tirare” si usa in senso denotativo per esprimere un’azione esercitata su una corda, l’avvicinare con forza; nel caso del testo, invece, è usato con il significato di ............................... • Il verbo “attaccarsi” ............................................ • Il verbo “mollare” ................................................... Quindi, i tre verbi sono usati in senso .......................................................................... ESPRIMERE E VALUTARE 9. Scrivere Che cosa scrivono le due ragazzine alla sera e su che cosa riflettono? Mettiti nei panni di uno dei personaggi della vicenda e scrivi una breve riflessione sull’esperienza vissuta. 10. Parlare Aziza, il cui nome in arabo vuol dire “amata”, e Beatrice, “colei che rende beati”, diventano amiche al di là della loro appartenenza etnica: infatti, una persona vale per quello che è, non per il luogo in cui è nata. Che cosa vede Beatrice in Aziza? Quale significato assume l’invito a pranzo? Parlane con i tuoi compagni.