VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

GLI STRUMENTI CONTRO LA POVERTÀ Studiare per vivere liberi nella propria terra Mattia P. Siamo partiti dall’Albania quasi due anni fa, avevo nove anni. Ho preso la nave con mio padre e i fratelli di mio padre per venire in Italia. L’Italia, noi albanesi, la conosciamo per quello che vediamo in televisione ed è per noi un Paese ricco e bello. Mio padre mi diceva che dovevo essere contento ma la notte sulla nave, pensando a mia madre e alla mia sorellina rimaste in Albania, mi venne da piangere. La mia famiglia aveva potuto pagare il viaggio solo per mio padre, io essendo un bambino non pagavo. Avevo freddo, fame e sonno. Mio padre era contento e mi diceva che saremmo stati bene e presto sarebbero venute la mamma e la sorellina. Quando la nave entrò nel porto di Brindisi era l’alba, mio padre mi svegliò. La sera, siccome avevo preso posto sulla nave di nascosto e al buio, non mi ero mai reso conto di quanti eravamo. Mio padre mi diceva di stare in piedi, ma avevo freddo e la coperta che avevo sulle spalle era umida. Nel porto c’erano tante persone in divisa, forse poliziotti. Ci fecero scendere ad uno ad uno e ci sistemarono in una scuola che, siccome era estate, era vuota. Una signora della Croce Rossa (aveva una croce rossa sul braccio) mi diede una cioccolata calda e dei biscotti e un dottore gentile mi chiese se provavo dolore da qualche parte. Mi indicava la testa, la pancia, le gambe… a me faceva male il cuore, perché pensavo a mia madre e a mia sorella. Nel cortile della scuola, gli albanesi erano seduti per terra ed in fila, cercavano di non dare fastidio e questo fatto mi riempì di tristezza. Pensavo al mio paese, ai miei compagni e alla mia scuola che non esisteva più. Mio padre aveva in Italia dei cugini, ci vennero a prendere e ci portarono a Roma: andammo ad abitare in una stanza con sei letti, in un angolo c’era un fornello per cucinare e un piccolo bagno. Un cugino di mio padre aveva una pompa di benzina a Monteverde e mio padre poteva lavare le macchine per 10 euro e tenere la metà dei soldi. Mio padre era felice perché sarei potuto andare a scuola. Ma la scuola fu un disastro. I compagni mi evitavano, nessuno voleva sedersi vicino a me e quando la maestra mi chiamava alla lavagna, qualcuno si alzava e odorava la sedia e poi faceva le smorfie come per dire che puzzava e tutti ridevano. Li odiai subito, tutti. Avevano tutto quello che desideravo: il cappotto, il berretto, lo zaino, l’astuccio ed il pallone per giocare a calcio. Mi prendevano in giro anche perché non parlavo bene l’italiano. Ben presto capii che in quel «Paese ricco e bello» non era facile vivere. C’è una grande intolleranza perché gli albanesi sono considerati cattivi, ladri e sfruttatori. A scuola tutti parlavano dell’Europa unita, di nazioni con un’unica moneta, ma di noi albanesi, che non siamo così diversi (anche geograficamente siamo vicini), non importa niente a nessuno perché il nostro Paese è povero. Poi la maestra mi spiegò che per me andare a scuola era una grossa opportunità ed io non conoscevo bene la parola opportunità, ma doveva essere una cosa come la speranza. Pensai alla mia sorellina e allora capii che avrei fatto del mio meglio, che avrei studiato al massimo, che sarei stato il migliore e non per vivere in Italia come era la speranza di mio padre, ma per vivere libero nella mia terra. Da grande lotterò per combattere la povertà del mio Paese, perché è lì che sono nato ed è lì che voglio tornare. (Tratto da: Autori vari, Sconfiniamoci. Storie di giovani migranti, Nuove Edizioni Romane) Il testo Mattia è un ragazzino albanese che arriva in Italia con il padre e gli zii. A scuola fatica a integrarsi, ma l’insegnante gli spiega che l’istruzione è una grande opportunità… USA IL DIZIONARIO Chi scrive ha ragione, perché “opportunità” significa “occasione favorevole”. Scrivi tu una frase che contenga questa parola con lo stesso significato. LESSICO 1. «La scuola fu un disastro» (r. 34): perché Mattia usa un’espressione così forte? 2. «C’è una grande intolleranza» (r. 42): questa espressione significa che ☐ la presenza di Mattia veniva a malapena tollerata da parte dei bambini italiani ☐ i bambini sia italiani sia stranieri avevano problemi a digerire alcuni cibi ☐ i bambini italiani non accettavano la novità e la differenza rappresentate ☐ da un bambino straniero COMPRENDERE 3. Chi è rimasto in Albania? 4. In quale città italiana arriva i5. Chi accoglie i migranti al porto? 6. Dove va a vivere, poi, Mattia con i cugini del padre? 7. Perché Mattia, dopo aver parlato con la maestra, dice a se stesso che avrebbe fatto del suo meglio e che avrebbe «studiato al massimo» (r. 50-51)? 8. Dopo che è sbarcato, un dottore chiede a Mattia se prova dolore da qualche parte: «a me faceva male il cuore» pensa tra sé il ragazzino (r. 22). Perché usa questa espressione? 9. «Non conoscevo bene la parola opportunità, ma doveva essere una cosa come la speranza» (r. 48-49): che cosa intende dire Mattia, secondo te, con queste parole? ☐ Che solo con l’istruzione avrebbe potuto migliorare la propria situazione e contribuire alla lotta contro la povertà del suo Paese ☐ Che con l’istruzione sarebbe potuto diventare famoso nel suo Paese ☐ Che sperava di diventare una persona istruita 10. Quesito INVALSI La frase «Da grande lotterò per combattere la povertà del mio Paese» (r. 52-53) significa che Mattia A. diventerà un soldato e combatterà contro i nemici del suo Paese B. farà l’elemosina a tutti i poveri del suo Paese C. combatterà contro i ricchi del suo Paese a favore dei poveri D. svolgerà un lavoro, delle attività utili a eliminare la povertà nel suo Paesel protagonista? ESPRIMERE E VALUTARE 11. Scrivere Ti sei già trovato nella situazione di essere tu il “nuovo”, il “diverso”? Come ti sei sentito? Gli altri ti hanno accolto? E tu come ti sei comportato? Racconta, in un breve testo. 12. Parlare In qualcuno degli ambienti che frequenti (scuola, attività sportiva, oratorio…) ci sono dei bambini stranieri o portatori di una qualche diversità? Quali sono le tue reazioni nei loro confronti? Li avvicini e giochi con loro o li eviti? Parlane in classe. LIBRI PER TE Sconfiniamoci. Storie di giovani migranti, Nuove Edizioni Romane Un libro coinvolgente per l’intensità delle storie raccontate da ragazzi giunti da lontano nelle scuole italiane, istruttivo per le notizie storiche sull’emigrazione e divertente per i giochi descritti.
GLI STRUMENTI CONTRO LA POVERTÀ Studiare per vivere liberi nella propria terra Mattia P. Siamo partiti dall’Albania quasi due anni fa, avevo nove anni. Ho preso la nave con mio padre e i fratelli di mio padre per venire in Italia. L’Italia, noi albanesi, la conosciamo per quello che vediamo in televisione ed è per noi un Paese ricco e bello. Mio padre mi diceva che dovevo essere contento ma la notte sulla nave, pensando a mia madre e alla mia sorellina rimaste in Albania, mi venne da piangere. La mia famiglia aveva potuto pagare il viaggio solo per mio padre, io essendo un bambino non pagavo. Avevo freddo, fame e sonno. Mio padre era contento e mi diceva che saremmo stati bene e presto sarebbero venute la mamma e la sorellina. Quando la nave entrò nel porto di Brindisi era l’alba, mio padre mi svegliò. La sera, siccome avevo preso posto sulla nave di nascosto e al buio, non mi ero mai reso conto di quanti eravamo. Mio padre mi diceva di stare in piedi, ma avevo freddo e la coperta che avevo sulle spalle era umida. Nel porto c’erano tante persone in divisa, forse poliziotti. Ci fecero scendere ad uno ad uno e ci sistemarono in una scuola che, siccome era estate, era vuota. Una signora della Croce Rossa (aveva una croce rossa sul braccio) mi diede una cioccolata calda e dei biscotti e un dottore gentile mi chiese se provavo dolore da qualche parte. Mi indicava la testa, la pancia, le gambe… a me faceva male il cuore, perché pensavo a mia madre e a mia sorella. Nel cortile della scuola, gli albanesi erano seduti per terra ed in fila, cercavano di non dare fastidio e questo fatto mi riempì di tristezza. Pensavo al mio paese, ai miei compagni e alla mia scuola che non esisteva più. Mio padre aveva in Italia dei cugini, ci vennero a prendere e ci portarono a Roma: andammo ad abitare in una stanza con sei letti, in un angolo c’era un fornello per cucinare e un piccolo bagno. Un cugino di mio padre aveva una pompa di benzina a Monteverde e mio padre poteva lavare le macchine per 10 euro e tenere la metà dei soldi. Mio padre era felice perché sarei potuto andare a scuola. Ma la scuola fu un disastro. I compagni mi evitavano, nessuno voleva sedersi vicino a me e quando la maestra mi chiamava alla lavagna, qualcuno si alzava e odorava la sedia e poi faceva le smorfie come per dire che puzzava e tutti ridevano. Li odiai subito, tutti. Avevano tutto quello che desideravo: il cappotto, il berretto, lo zaino, l’astuccio ed il pallone per giocare a calcio. Mi prendevano in giro anche perché non parlavo bene l’italiano. Ben presto capii che in quel «Paese ricco e bello» non era facile vivere. C’è una grande intolleranza perché gli albanesi sono considerati cattivi, ladri e sfruttatori. A scuola tutti parlavano dell’Europa unita, di nazioni con un’unica moneta, ma di noi albanesi, che non siamo così diversi (anche geograficamente siamo vicini), non importa niente a nessuno perché il nostro Paese è povero. Poi la maestra mi spiegò che per me andare a scuola era una grossa opportunità ed io non conoscevo bene la parola opportunità, ma doveva essere una cosa come la speranza. Pensai alla mia sorellina e allora capii che avrei fatto del mio meglio, che avrei studiato al massimo, che sarei stato il migliore e non per vivere in Italia come era la speranza di mio padre, ma per vivere libero nella mia terra. Da grande lotterò per combattere la povertà del mio Paese, perché è lì che sono nato ed è lì che voglio tornare. (Tratto da: Autori vari, Sconfiniamoci. Storie di giovani migranti, Nuove Edizioni Romane) Il testo Mattia è un ragazzino albanese che arriva in Italia con il padre e gli zii. A scuola fatica a integrarsi, ma l’insegnante gli spiega che l’istruzione è una grande opportunità… USA IL DIZIONARIO Chi scrive ha ragione, perché “opportunità” significa “occasione favorevole”. Scrivi tu una frase che contenga questa parola con lo stesso significato. LESSICO 1. «La scuola fu un disastro» (r. 34): perché Mattia usa un’espressione così forte? 2. «C’è una grande intolleranza» (r. 42): questa espressione significa che ☐ la presenza di Mattia veniva a malapena tollerata da parte dei bambini italiani ☐ i bambini sia italiani sia stranieri avevano problemi a digerire alcuni cibi ☐ i bambini italiani non accettavano la novità e la differenza rappresentate ☐ da un bambino straniero COMPRENDERE 3. Chi è rimasto in Albania? 4. In quale città italiana arriva i5. Chi accoglie i migranti al porto? 6. Dove va a vivere, poi, Mattia con i cugini del padre? 7. Perché Mattia, dopo aver parlato con la maestra, dice a se stesso che avrebbe fatto del suo meglio e che avrebbe «studiato al massimo» (r. 50-51)? 8. Dopo che è sbarcato, un dottore chiede a Mattia se prova dolore da qualche parte: «a me faceva male il cuore» pensa tra sé il ragazzino (r. 22). Perché usa questa espressione? 9. «Non conoscevo bene la parola opportunità, ma doveva essere una cosa come la speranza» (r. 48-49): che cosa intende dire Mattia, secondo te, con queste parole? ☐ Che solo con l’istruzione avrebbe potuto migliorare la propria situazione e contribuire alla lotta contro la povertà del suo Paese ☐ Che con l’istruzione sarebbe potuto diventare famoso nel suo Paese ☐ Che sperava di diventare una persona istruita 10. Quesito INVALSI La frase «Da grande lotterò per combattere la povertà del mio Paese» (r. 52-53) significa che Mattia A. diventerà un soldato e combatterà contro i nemici del suo Paese B. farà l’elemosina a tutti i poveri del suo Paese C. combatterà contro i ricchi del suo Paese a favore dei poveri D. svolgerà un lavoro, delle attività utili a eliminare la povertà nel suo Paesel protagonista? ESPRIMERE E VALUTARE 11. Scrivere Ti sei già trovato nella situazione di essere tu il “nuovo”, il “diverso”? Come ti sei sentito? Gli altri ti hanno accolto? E tu come ti sei comportato? Racconta, in un breve testo. 12. Parlare In qualcuno degli ambienti che frequenti (scuola, attività sportiva, oratorio…) ci sono dei bambini stranieri o portatori di una qualche diversità? Quali sono le tue reazioni nei loro confronti? Li avvicini e giochi con loro o li eviti? Parlane in classe. LIBRI PER TE Sconfiniamoci. Storie di giovani migranti, Nuove Edizioni Romane Un libro coinvolgente per l’intensità delle storie raccontate da ragazzi giunti da lontano nelle scuole italiane, istruttivo per le notizie storiche sull’emigrazione e divertente per i giochi descritti.