VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

DUE AMICI INSEPARABILI E L’INFAMIA DELL’ABBANDONO Il cane e la bambina Vittorio Zucconi Stravaccato sul sedile posteriore, York dormiva come dormono i tipi come lui, un orecchio ritto, un occhio socchiuso, tutti i sei sensi tesi. E proprio il suo sesto senso di cane da pastore gli stava dicendo che quel viaggio sull’automobile di famiglia non prometteva per lui niente di buono. Esitò, quando l’auto si fermò dopo ore di viaggio e lo invitarono a scendere; ma per quanto fosse diffidente non poteva sapere che i suoi padroni, i Glocktons, avevano deciso di abbandonarlo prima di trasferirsi in città. E poi gli scappava da morire. Con la zampa alzata, vide la macchina schizzare via nella polvere, lasciando lui solo. Se avesse saputo leggere le carte stradali, avrebbe visto che era a cento chilometri da casa e da Lizzie, la sua amica, la figlia di nove anni dei Glocktons che era cresciuta con lui. Lizzie era stata tenuta all’oscuro di tutto, naturalmente, ma le spiegazioni della madre Edith «Sai, Lizzie… è scappato… chissà perché…» non la convinsero. Pianse per quattro notti. La quinta notte si addormentò sognando che il suo cane fosse tornato. Si svegliò che era ancora buio, con la faccia tutta bagnata da qualche cosa di caldo e di ruvido. Aprì gli occhi e davanti a sé vide il suo cane, York. Era saltato dentro dalla finestra aperta della sua stanza e ora era lì, che le leccava la faccia. - È tornato, è tornato - si mise a gridare, e il padre e la mamma corsero in camera sua, ma si dovettero subito fermare. Sulla soglia della porta, York ringhiava furioso. - Maledetta bestia - gli rispose il padre - ora gli sparo - e corse a prendere l’immancabile fucile. E Lizzie di colpo capì tutto. Si avvinghiò al cane, stretta. Chi avesse sparato a lui, avrebbe sparato a lei. Al mattino fu chiamato lo sceriffo Olsen. Lo sceriffo chiamò gli esperti del controllo animali da Tulsa1, la città più vicina, che passarono acqua e cibo dalla finestra. Ma il cane e la bambina restavano insieme, abbarbicati l’uno all’altra nella stanza, tutto il giorno. Gli sceriffi avevano caricato i fucili: appena Lizzie si fosse addormentata, avrebbero sparato al cane. Dalla folla che si era raccolta attorno alla casa, si fece avanti un uomo. Disse ai poliziotti: - Ci provo io. - Bada che ti morde - lo avvertirono. L’uomo scosse la testa e sorrise. Si avvicinò alla porta della stanza, il cane gli si fece incontro, i denti scoperti, il pelo irto, ringhiando. Lui cominciò a mormorare qualche parola in una lingua strana e York lo stette ad ascoltare. L’uomo e il cane si accucciarono insieme, si parlarono quieti. - Ecco - disse a Lizzie - ora verrà via con me, tranquillo. Tu seguici da vicino. Uscirono insieme, stretti stretti, per non dare spazio ai tiratori. Il cane, l’uomo e la bambina si incamminarono tra la gente verso i campi di granoturco. La madre cercò di seguirli, ma York si voltò subito verso di lei e le mostrò i denti. Scomparvero insieme nel campo e nessuno riuscì più a trovarli. Padre e madre fecero appelli sui giornali, alle tv locali, chiesero aiuto agli altri contadini, ma tutto quello che ebbero in cambio fu la visita di una vecchia cherokee, una delle tante tribù indiane che vivono in Oklahoma. - Sono la madre di quell’uomo che ha portato via vostra figlia e il cane - spiegò. - Mi chiamo Volpe d’Inverno, e vi porto un messaggio da mio figlio, Lupo Che Vede. - Come lo ha avuto? - chiesero subito Edith e il padre. - Dove sono? Avvertiamo lo sceriffo… Volpe d’Inverno li fermò con un cenno. - Non so dove siano, mio figlio mi è apparso in sogno e mi ha detto che Lizzie e York torneranno a casa soltanto se voi prometterete di non separarli mai più. I Glocktons promisero, senza neppure capire quel che facevano. Il mattino dopo trovarono Lizzie addormentata nel suo letto, e York accucciato ai suoi piedi, tranquillo. (Tratto da: V. Zucconi, in “D. la Repubblica delle Donne”) Il testo L’amore che unisce un cane e una bambina permette di superare tutte le difficoltà: anche la separazione decisa dagli adulti. L’autore Vittorio Zucconi (1944) è un giornalista e scrittore. Fin da giovanissimo ha manifestato la sua passione per il giornalismo. È stato corrispondente da molti Paesi per i più importanti quotidiani italiani, fino a che si è trasferito negli Stati Uniti, a Washington. Ha vinto numerosi premi di giornalismo e scritto molti libri. Il brano che stai per leggere è ambientato negli Stati Uniti ai giorni nostri. 1. Tulsa: città dell’Oklahoma, negli Stati Uniti. COMPRENDERE 1. Che tipo è il cane York? 2. Che cosa hanno in mente i suoi padroni? Lizzie ne è al corrente? 3. Qual è la situazione al ritorno del cane? 4. Quale fatto introduce un cambiamento? 5. Che cosa accade poi? 6. Un altro cambiamento risolve la situazione e favorisce una conclusione positiva della vicenda: quale? LESSICO 7. «Gli scappava da morire» (r. 9): in quale delle seguenti frasi il verbo “scappare” è usato con lo stesso significato del testo? ☐ Lo scoiattolo scappò in cima all’albero. ☐ Mi scappa da ridere. ☐ Non scappare! Ti devo ancora parlare. 8. Che cosa significa “abbarbicati” (r. 31)? A che cosa si riferisce di solito? Perché l’autore usa proprio questo termine? ANALIZZARE 9. Secondo te, qual è il messaggio contenuto in questo articolo?
DUE AMICI INSEPARABILI E L’INFAMIA DELL’ABBANDONO Il cane e la bambina Vittorio Zucconi Stravaccato sul sedile posteriore, York dormiva come dormono i tipi come lui, un orecchio ritto, un occhio socchiuso, tutti i sei sensi tesi. E proprio il suo sesto senso di cane da pastore gli stava dicendo che quel viaggio sull’automobile di famiglia non prometteva per lui niente di buono. Esitò, quando l’auto si fermò dopo ore di viaggio e lo invitarono a scendere; ma per quanto fosse diffidente non poteva sapere che i suoi padroni, i Glocktons, avevano deciso di abbandonarlo prima di trasferirsi in città. E poi gli scappava da morire. Con la zampa alzata, vide la macchina schizzare via nella polvere, lasciando lui solo. Se avesse saputo leggere le carte stradali, avrebbe visto che era a cento chilometri da casa e da Lizzie, la sua amica, la figlia di nove anni dei Glocktons che era cresciuta con lui. Lizzie era stata tenuta all’oscuro di tutto, naturalmente, ma le spiegazioni della madre Edith «Sai, Lizzie… è scappato… chissà perché…» non la convinsero. Pianse per quattro notti. La quinta notte si addormentò sognando che il suo cane fosse tornato. Si svegliò che era ancora buio, con la faccia tutta bagnata da qualche cosa di caldo e di ruvido. Aprì gli occhi e davanti a sé vide il suo cane, York. Era saltato dentro dalla finestra aperta della sua stanza e ora era lì, che le leccava la faccia. - È tornato, è tornato - si mise a gridare, e il padre e la mamma corsero in camera sua, ma si dovettero subito fermare. Sulla soglia della porta, York ringhiava furioso. - Maledetta bestia - gli rispose il padre - ora gli sparo - e corse a prendere l’immancabile fucile. E Lizzie di colpo capì tutto. Si avvinghiò al cane, stretta. Chi avesse sparato a lui, avrebbe sparato a lei. Al mattino fu chiamato lo sceriffo Olsen. Lo sceriffo chiamò gli esperti del controllo animali da Tulsa1, la città più vicina, che passarono acqua e cibo dalla finestra. Ma il cane e la bambina restavano insieme, abbarbicati l’uno all’altra nella stanza, tutto il giorno. Gli sceriffi avevano caricato i fucili: appena Lizzie si fosse addormentata, avrebbero sparato al cane. Dalla folla che si era raccolta attorno alla casa, si fece avanti un uomo. Disse ai poliziotti: - Ci provo io. - Bada che ti morde - lo avvertirono. L’uomo scosse la testa e sorrise. Si avvicinò alla porta della stanza, il cane gli si fece incontro, i denti scoperti, il pelo irto, ringhiando. Lui cominciò a mormorare qualche parola in una lingua strana e York lo stette ad ascoltare. L’uomo e il cane si accucciarono insieme, si parlarono quieti. - Ecco - disse a Lizzie - ora verrà via con me, tranquillo. Tu seguici da vicino. Uscirono insieme, stretti stretti, per non dare spazio ai tiratori. Il cane, l’uomo e la bambina si incamminarono tra la gente verso i campi di granoturco. La madre cercò di seguirli, ma York si voltò subito verso di lei e le mostrò i denti. Scomparvero insieme nel campo e nessuno riuscì più a trovarli. Padre e madre fecero appelli sui giornali, alle tv locali, chiesero aiuto agli altri contadini, ma tutto quello che ebbero in cambio fu la visita di una vecchia cherokee, una delle tante tribù indiane che vivono in Oklahoma. - Sono la madre di quell’uomo che ha portato via vostra figlia e il cane - spiegò. - Mi chiamo Volpe d’Inverno, e vi porto un messaggio da mio figlio, Lupo Che Vede. - Come lo ha avuto? - chiesero subito Edith e il padre. - Dove sono? Avvertiamo lo sceriffo… Volpe d’Inverno li fermò con un cenno. - Non so dove siano, mio figlio mi è apparso in sogno e mi ha detto che Lizzie e York torneranno a casa soltanto se voi prometterete di non separarli mai più. I Glocktons promisero, senza neppure capire quel che facevano. Il mattino dopo trovarono Lizzie addormentata nel suo letto, e York accucciato ai suoi piedi, tranquillo. (Tratto da: V. Zucconi, in “D. la Repubblica delle Donne”) Il testo L’amore che unisce un cane e una bambina permette di superare tutte le difficoltà: anche la separazione decisa dagli adulti. L’autore Vittorio Zucconi (1944) è un giornalista e scrittore. Fin da giovanissimo ha manifestato la sua passione per il giornalismo. È stato corrispondente da molti Paesi per i più importanti quotidiani italiani, fino a che si è trasferito negli Stati Uniti, a Washington. Ha vinto numerosi premi di giornalismo e scritto molti libri. Il brano che stai per leggere è ambientato negli Stati Uniti ai giorni nostri. 1. Tulsa: città dell’Oklahoma, negli Stati Uniti. COMPRENDERE 1. Che tipo è il cane York? 2. Che cosa hanno in mente i suoi padroni? Lizzie ne è al corrente? 3. Qual è la situazione al ritorno del cane? 4. Quale fatto introduce un cambiamento? 5. Che cosa accade poi? 6. Un altro cambiamento risolve la situazione e favorisce una conclusione positiva della vicenda: quale? LESSICO 7. «Gli scappava da morire» (r. 9): in quale delle seguenti frasi il verbo “scappare” è usato con lo stesso significato del testo? ☐ Lo scoiattolo scappò in cima all’albero. ☐ Mi scappa da ridere. ☐ Non scappare! Ti devo ancora parlare. 8. Che cosa significa “abbarbicati” (r. 31)? A che cosa si riferisce di solito? Perché l’autore usa proprio questo termine? ANALIZZARE 9. Secondo te, qual è il messaggio contenuto in questo articolo?