VERIFICA FORMATIVA con autovalutazione

VERIFICA FORMATIVA con autovalutazioneDue amici specialiNiccolò Ammaniti Gloria Celani era la migliore amica di Pietro, in realtà l’unica.Aveva provato a farsi degli amici maschi, ma senza grande successo.Si era visto un paio di volte con Paolino Anselmi, il figlio del tabaccaio.Erano stati al campone, a fare cross con le bici. Ma non era andata bene.Paolino insisteva a fare le gare ma a Pietro non piaceva gareggiare. Ne avevano fatte un paio e Paolino aveva vinto sempre. Poi non si erano più visti. Che poteva farci? Le gare non gli piacevano.Perché anche quando arrivava in fondo alla pista per primo, lanciato come una scheggia verso la vittoria e c’era tutta, quella vittoria, aveva condotto la gara dall’inizio, poi non poteva fare a meno di girare la testa e se lo vedeva dietro, un essere che lo inseguiva digrignando i denti e allora le gambe gli cedevano e si lasciava raggiungere, superare e battere.Con Gloria non bisognava fare le gare. Non bisognava farci il duro. Si stava bene e basta. Secondo Pietro, e tanti altri che condividevano la sua opinione, Gloria era la più carina della scuola. Ce n’erano, certamente, un altro paio niente male, ad esempio quella della terza B, con i capelli neri che arrivavano fino al sedere, o quella della seconda A, Amanda, che stava con il Fiamma.Ma, secondo Pietro, quelle due non erano degne nemmeno di leccarle i piedi, paragonate a Gloria erano tràcine1. Lui non glielo avrebbe mai detto, ma era sicuro che Gloria da grande sarebbe finita su quei giornali di moda o a vincere il concorso di Miss Italia.E lei, per di più, faceva di tutto per sembrare meno bella di quel che era. Si tagliava i capelli corti, da maschio. Si metteva delle salopette2 di jeans sporche e stinte e delle vecchie camicie scozzesi e le Adidas consumate.Aveva le ginocchia perennemente sbucciate e qualche ferita nascosta da un cerotto che si era fatta arrampicandosi su un albero o scavalcando un muro. Non aveva paura di fare a botte con nessuno, neanche con quella palla di lardo di Bacci.Pietro in vita sua l’aveva vista sì e no due volte vestita da femmina. I grandi, quelli della terza (e a volte anche quelli più grandi, quelli che stavano davanti al bar), ci facevano i cretini. Ci provavano. Volevano fidanzarsi con lei e le portavano regalini e la volevano accompagnare a casa con il motorino, ma lei non li guardava nemmeno di striscio.Per Gloria, quelli valevano meno di niente.Perché la più bella del reame, la corteggiatissima Gloria, quella che nella classifica delle super, incisa sulla porta del bagno dei maschi, non era mai scesa sotto la terza posizione, era la migliore amica di Pietro, di un perdente nato, dell’ultimo della fila, dello scricciolo senza amici?Una ragione c’era.La loro amicizia non era nata tra i banchi di scuola.In quella scuola esistevano delle caste3 chiuse (e ditemi se nella vostra scuola non esistevano), un po’ come in India. I poveracci (Cagasotto Fifoni… e così via). I normali. E i fighi.I normali potevano finire nel fango e diventare poveracci, oppure elevarsi e trasformarsi in fighi, stava a loro.Ma se il primo giorno di scuola ti prendevano la cartella e te la buttavano fuori dalla finestra e ti nascondevano i gessetti nel panino allora eri un poveraccio, non c’erano santi, lì dovevi rimanerci per i successivi tre anni (e se non stavi attento, per i successivi sessanta), e potevi scordartelo, di diventare normale.Così andavano le cose.Pietro e Gloria si erano conosciuti quando avevano cinque anni. La madre di Pietro andava tre volte alla settimana a fare le pulizie alla villa dei Celani, i genitori di Gloria, e portava con sé il figlio. Gli dava un foglio di carta, i pennarelli e gli diceva di rimanere seduto al tavolo di cucina.«Stai buono là, capito? Fammi lavorare, così ce ne torniamo a casa presto». E Pietro se ne stava anche due ore su quella sedia, zitto, a fare scarabocchi. La cuoca, una vecchia zitella di Livorno che viveva in quella casa da un sacco di tempo, non ci poteva credere. «Un angelo sceso dal paradiso, ecco cosa sei».Quel marmocchio era troppo bravo e bello, non accettava nemmeno un pezzo di crostata, se sua madre non gli diceva che poteva prenderla.Altro che la figlia dei padroni. Una peste viziata a cui una sana scarica di sculacciate non avrebbe fatto che bene. I giocattoli in quella casa avevano una vita media di due giorni. E per farti capire che non voleva più la mousse di cioccolato, quel demonio te la sbatteva tra i piedi.Quando la piccola Gloria aveva scoperto che in cucina c’era un giocattolo vivo, di carne e ossa, chiamato Pietro, era andata in visibilio. Lo aveva preso per mano e se lo era portato nella sua camera. A giocare.All’inizio lo aveva un po’ strapazzato (Mammaaa! Mammaaa! Gloria mi ha messo un dito nell’occhio!), ma poi aveva imparato a considerarlo un essere umano. E da allora avevano cominciato a vedersi ogni giorno.Poi avevano fatto le elementari nella stessa scuola, ma non nella stessa classe. E tutto era andato liscio come l’olio. Ora che erano alle medie, nella stessa classe, le cose invece si erano complicate.Stavano in caste differenti.La loro amicizia si era adattata alla situazione. Assomigliava a un fiume sotterraneo che scorre invisibile e compresso sotto le rocce, ma appena trova uno spiraglio, una crepa, subito sgorga con tutta la sua impressionante potenza.Così, a prima vista, quei due potevano sembrarti due totali estranei, ma dovevi avere gli occhi foderati di prosciutto se non riuscivi a vedere come si cercavano sempre, come si sfioravano e come si mettevano, neanche fossero due spie, in un angolo a parlottare tra loro durante l’intervallo e come, stranamente, all’uscita Pietro rimaneva lì, in fondo alla strada, finché non vedeva Gloria montare in bicicletta e seguirlo.(Tratto da: N. Ammaniti, Ti prendo e ti porto via, Mondadori) 1. tràcine: le tràcine sono pesci muniti di aculei velenosi. Il termine è qui usato per indicare persone molto brutte; in questo significato si adopera più comunemente il nome di un altro pesce dalle caratteristiche simili, lo scorfano.2. salopette: pantaloni con bretelle e pettorina.3. caste: gruppi sociali rigidamente separati tra loro. COMPRENSIONE1. Pietro ha molti amici?A. Sì, è un ragazzino estroversoB. No, e non prova nemmeno a farseneC. No, anche se ha provato a farseneD. No, perché non vuole avere amici maschi2. Quale atteggiamento ha Pietro nei confronti di Gloria?A. Fa il duroB. Le fa la corteC. Finge indifferenza e “non la guarda nemmeno di striscio”D. È completamente se stesso, perché “con Gloria si sta bene e basta”3. Gloria e Pietro si conoscono fin da piccoli e diventano quasi subito amici, anche se sono molto diversi. Nella seguente tabella indica quali espressioni si riferiscono a Gloria e quali a Pietro.a. La madre lavora come donna delle pulizieb. È capace di stare ore su una sedia, in silenzioc. Appartiene a una famiglia riccad. È una peste viziatae. Non accetta nemmeno un pezzo di crostata senza il permesso della madref. Quando non vuole più mangiare, sbatte il cibo a terra4. Pietro e Gloria “stavano in caste differenti” (riga 78). Che cosa significa?A. A scuola gli alunni erano divisi in caste a seconda del carattereB. A scuola gli alunni erano divisi in caste in base al grado di ricchezza delle famiglieC. A scuola gli alunni erano divisi in caste a seconda del loro aspetto fisicoD. A scuola gli alunni erano divisi in caste secondo il loro modo di vestire 5. L’amicizia tra Pietro e Gloria è paragonata a “un fiume sotterraneo” (righe 79-80). Perché?A. Non si parlano maiB. Si frequentano solo al di fuori della scuolaC. Nessun compagno sospetta che siano amiciD. In classe sembrano due estranei, ma - appena possibile - si cercano e stanno insiemeLESSICO6. Che cosa significa l’espressione “c’era tutta, quella vittoria” (riga 9)?A. La vittoria spettava a PaolinoB. La vittoria spettava a PietroC. La vittoria era facile da conquistareD. La vittoria era difficile da conquistare7. Per definire Gloria, l’autore usa un’espressione derivata dal linguaggio delle fiabe. Qual è?Cercala nella parte centrale del testo e trascrivila.8. Nella parte centrale del testo, l’autore definisce le caratteristiche di Pietro con tre efficaci espressioni, che ci fanno capire come era considerato dagli altri ragazzi. Ritrovale e completa.Pietro è • .............................................................................• .............................................................................• .............................................................................9. Nella seconda parte del testo (righe 68-86) l’autore usa alcuni modi di dire molto comuni. Ricercali e trascrivili nella tabella, accanto ai loro significati.si era molto entusiasmata .................................................................................................che procede tranquillamente, senza difficoltà .................................................................................................non vedere le cose più evidenti .................................................................................................RIFLETTERE SUL SIGNIFICATO DELL’AMICIZIA10. Nella scuola di Gloria e Pietro esistono tre categorie (“caste”, come le chiama l’autore) di ragazzi. Quali sono?.................................................. • .................................................. • ..................................................11. A quale categoria appartiene Pietro? Prima di rispondere, rileggi le righe 38-39 del testo.12. A quale categoria appartiene Gloria? Prima di rispondere, rileggi le righe 13-15 del testo.13. L’amicizia tra Gloria e Pietro è duratura?A. Sì, perché sono amici da quando avevano 5 anni e adesso frequentano la scuola mediaB. Sì, perché sono amici da quando avevano 5 anni e adesso frequentano la scuola elementareC. No, perché da quando sono in classe si comportano da totali estraneiD. Non lo sappiamo, perché la loro amicizia è appena cominciata14. Il testo induce a riflettere sul fatto che l’amicizia è autentica e duratura quandoA. rispetta le regole del gruppo (i “fighi” si frequentano tra loro, i “poveracci” stanno con i loro simili, ecc.)B. segue le inclinazioni e i sentimenti delle singole persone, senza badare alle regole del gruppo AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........• Le domande finali☐ mi hanno aiutato☐ non mi hanno aiutato a riflettere sul significato dell’amicizia.
VERIFICA FORMATIVA con autovalutazioneDue amici specialiNiccolò Ammaniti Gloria Celani era la migliore amica di Pietro, in realtà l’unica.Aveva provato a farsi degli amici maschi, ma senza grande successo.Si era visto un paio di volte con Paolino Anselmi, il figlio del tabaccaio.Erano stati al campone, a fare cross con le bici. Ma non era andata bene.Paolino insisteva a fare le gare ma a Pietro non piaceva gareggiare. Ne avevano fatte un paio e Paolino aveva vinto sempre. Poi non si erano più visti. Che poteva farci? Le gare non gli piacevano.Perché anche quando arrivava in fondo alla pista per primo, lanciato come una scheggia verso la vittoria e c’era tutta, quella vittoria, aveva condotto la gara dall’inizio, poi non poteva fare a meno di girare la testa e se lo vedeva dietro, un essere che lo inseguiva digrignando i denti e allora le gambe gli cedevano e si lasciava raggiungere, superare e battere.Con Gloria non bisognava fare le gare. Non bisognava farci il duro. Si stava bene e basta. Secondo Pietro, e tanti altri che condividevano la sua opinione, Gloria era la più carina della scuola. Ce n’erano, certamente, un altro paio niente male, ad esempio quella della terza B, con i capelli neri che arrivavano fino al sedere, o quella della seconda A, Amanda, che stava con il Fiamma.Ma, secondo Pietro, quelle due non erano degne nemmeno di leccarle i piedi, paragonate a Gloria erano tràcine1. Lui non glielo avrebbe mai detto, ma era sicuro che Gloria da grande sarebbe finita su quei giornali di moda o a vincere il concorso di Miss Italia.E lei, per di più, faceva di tutto per sembrare meno bella di quel che era. Si tagliava i capelli corti, da maschio. Si metteva delle salopette2 di jeans sporche e stinte e delle vecchie camicie scozzesi e le Adidas consumate.Aveva le ginocchia perennemente sbucciate e qualche ferita nascosta da un cerotto che si era fatta arrampicandosi su un albero o scavalcando un muro. Non aveva paura di fare a botte con nessuno, neanche con quella palla di lardo di Bacci.Pietro in vita sua l’aveva vista sì e no due volte vestita da femmina. I grandi, quelli della terza (e a volte anche quelli più grandi, quelli che stavano davanti al bar), ci facevano i cretini. Ci provavano. Volevano fidanzarsi con lei e le portavano regalini e la volevano accompagnare a casa con il motorino, ma lei non li guardava nemmeno di striscio.Per Gloria, quelli valevano meno di niente.Perché la più bella del reame, la corteggiatissima Gloria, quella che nella classifica delle super, incisa sulla porta del bagno dei maschi, non era mai scesa sotto la terza posizione, era la migliore amica di Pietro, di un perdente nato, dell’ultimo della fila, dello scricciolo senza amici?Una ragione c’era.La loro amicizia non era nata tra i banchi di scuola.In quella scuola esistevano delle caste3 chiuse (e ditemi se nella vostra scuola non esistevano), un po’ come in India. I poveracci (Cagasotto Fifoni… e così via). I normali. E i fighi.I normali potevano finire nel fango e diventare poveracci, oppure elevarsi e trasformarsi in fighi, stava a loro.Ma se il primo giorno di scuola ti prendevano la cartella e te la buttavano fuori dalla finestra e ti nascondevano i gessetti nel panino allora eri un poveraccio, non c’erano santi, lì dovevi rimanerci per i successivi tre anni (e se non stavi attento, per i successivi sessanta), e potevi scordartelo, di diventare normale.Così andavano le cose.Pietro e Gloria si erano conosciuti quando avevano cinque anni. La madre di Pietro andava tre volte alla settimana a fare le pulizie alla villa dei Celani, i genitori di Gloria, e portava con sé il figlio. Gli dava un foglio di carta, i pennarelli e gli diceva di rimanere seduto al tavolo di cucina.«Stai buono là, capito? Fammi lavorare, così ce ne torniamo a casa presto». E Pietro se ne stava anche due ore su quella sedia, zitto, a fare scarabocchi. La cuoca, una vecchia zitella di Livorno che viveva in quella casa da un sacco di tempo, non ci poteva credere. «Un angelo sceso dal paradiso, ecco cosa sei».Quel marmocchio era troppo bravo e bello, non accettava nemmeno un pezzo di crostata, se sua madre non gli diceva che poteva prenderla.Altro che la figlia dei padroni. Una peste viziata a cui una sana scarica di sculacciate non avrebbe fatto che bene. I giocattoli in quella casa avevano una vita media di due giorni. E per farti capire che non voleva più la mousse di cioccolato, quel demonio te la sbatteva tra i piedi.Quando la piccola Gloria aveva scoperto che in cucina c’era un giocattolo vivo, di carne e ossa, chiamato Pietro, era andata in visibilio. Lo aveva preso per mano e se lo era portato nella sua camera. A giocare.All’inizio lo aveva un po’ strapazzato (Mammaaa! Mammaaa! Gloria mi ha messo un dito nell’occhio!), ma poi aveva imparato a considerarlo un essere umano. E da allora avevano cominciato a vedersi ogni giorno.Poi avevano fatto le elementari nella stessa scuola, ma non nella stessa classe. E tutto era andato liscio come l’olio. Ora che erano alle medie, nella stessa classe, le cose invece si erano complicate.Stavano in caste differenti.La loro amicizia si era adattata alla situazione. Assomigliava a un fiume sotterraneo che scorre invisibile e compresso sotto le rocce, ma appena trova uno spiraglio, una crepa, subito sgorga con tutta la sua impressionante potenza.Così, a prima vista, quei due potevano sembrarti due totali estranei, ma dovevi avere gli occhi foderati di prosciutto se non riuscivi a vedere come si cercavano sempre, come si sfioravano e come si mettevano, neanche fossero due spie, in un angolo a parlottare tra loro durante l’intervallo e come, stranamente, all’uscita Pietro rimaneva lì, in fondo alla strada, finché non vedeva Gloria montare in bicicletta e seguirlo.(Tratto da: N. Ammaniti, Ti prendo e ti porto via, Mondadori) 1. tràcine: le tràcine sono pesci muniti di aculei velenosi. Il termine è qui usato per indicare persone molto brutte; in questo significato si adopera più comunemente il nome di un altro pesce dalle caratteristiche simili, lo scorfano.2. salopette: pantaloni con bretelle e pettorina.3. caste: gruppi sociali rigidamente separati tra loro. COMPRENSIONE1. Pietro ha molti amici?A. Sì, è un ragazzino estroversoB. No, e non prova nemmeno a farseneC. No, anche se ha provato a farseneD. No, perché non vuole avere amici maschi2. Quale atteggiamento ha Pietro nei confronti di Gloria?A. Fa il duroB. Le fa la corteC. Finge indifferenza e “non la guarda nemmeno di striscio”D. È completamente se stesso, perché “con Gloria si sta bene e basta”3. Gloria e Pietro si conoscono fin da piccoli e diventano quasi subito amici, anche se sono molto diversi. Nella seguente tabella indica quali espressioni si riferiscono a Gloria e quali a Pietro.a. La madre lavora come donna delle pulizieb. È capace di stare ore su una sedia, in silenzioc. Appartiene a una famiglia riccad. È una peste viziatae. Non accetta nemmeno un pezzo di crostata senza il permesso della madref. Quando non vuole più mangiare, sbatte il cibo a terra4. Pietro e Gloria “stavano in caste differenti” (riga 78). Che cosa significa?A. A scuola gli alunni erano divisi in caste a seconda del carattereB. A scuola gli alunni erano divisi in caste in base al grado di ricchezza delle famiglieC. A scuola gli alunni erano divisi in caste a seconda del loro aspetto fisicoD. A scuola gli alunni erano divisi in caste secondo il loro modo di vestire 5. L’amicizia tra Pietro e Gloria è paragonata a “un fiume sotterraneo” (righe 79-80). Perché?A. Non si parlano maiB. Si frequentano solo al di fuori della scuolaC. Nessun compagno sospetta che siano amiciD. In classe sembrano due estranei, ma - appena possibile - si cercano e stanno insiemeLESSICO6. Che cosa significa l’espressione “c’era tutta, quella vittoria” (riga 9)?A. La vittoria spettava a PaolinoB. La vittoria spettava a PietroC. La vittoria era facile da conquistareD. La vittoria era difficile da conquistare7. Per definire Gloria, l’autore usa un’espressione derivata dal linguaggio delle fiabe. Qual è?Cercala nella parte centrale del testo e trascrivila.8. Nella parte centrale del testo, l’autore definisce le caratteristiche di Pietro con tre efficaci espressioni, che ci fanno capire come era considerato dagli altri ragazzi. Ritrovale e completa.Pietro è • .............................................................................• .............................................................................• .............................................................................9. Nella seconda parte del testo (righe 68-86) l’autore usa alcuni modi di dire molto comuni. Ricercali e trascrivili nella tabella, accanto ai loro significati.si era molto entusiasmata .................................................................................................che procede tranquillamente, senza difficoltà .................................................................................................non vedere le cose più evidenti .................................................................................................RIFLETTERE SUL SIGNIFICATO DELL’AMICIZIA10. Nella scuola di Gloria e Pietro esistono tre categorie (“caste”, come le chiama l’autore) di ragazzi. Quali sono?.................................................. • .................................................. • ..................................................11. A quale categoria appartiene Pietro? Prima di rispondere, rileggi le righe 38-39 del testo.12. A quale categoria appartiene Gloria? Prima di rispondere, rileggi le righe 13-15 del testo.13. L’amicizia tra Gloria e Pietro è duratura?A. Sì, perché sono amici da quando avevano 5 anni e adesso frequentano la scuola mediaB. Sì, perché sono amici da quando avevano 5 anni e adesso frequentano la scuola elementareC. No, perché da quando sono in classe si comportano da totali estraneiD. Non lo sappiamo, perché la loro amicizia è appena cominciata14. Il testo induce a riflettere sul fatto che l’amicizia è autentica e duratura quandoA. rispetta le regole del gruppo (i “fighi” si frequentano tra loro, i “poveracci” stanno con i loro simili, ecc.)B. segue le inclinazioni e i sentimenti delle singole persone, senza badare alle regole del gruppo AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........• Le domande finali☐ mi hanno aiutato☐ non mi hanno aiutato a riflettere sul significato dell’amicizia.