VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

UN FORTE LEGAME E IL RICORDO DI UN LITIGIO Io e mio fratello Lev Nikolaevic Tolstoj Io ero soltanto di un anno e di qualche mese minore di Volodja; eravamo cresciuti insieme, avevamo studiato e giocato sempre insieme. Fra noi non si era mai fatto differenza fra il maggiore e il minore; ma proprio verso l’epoca di cui parlo, cominciai a capire che Volodja non mi era compagno né per età, né per inclinazioni, né per capacità. Tale convinzione, forse anche falsa, mi venne ispirata da un amor proprio che soffriva a ogni urto con lui. Egli mi era superiore in tutto: nei giochi, negli studi, nei litigi, nel sapersi comportare, e tutto ciò mi allontanava da lui e mi faceva provare incomprensibili sofferenze morali. Più di tutto mi tormentava il pensiero che Volodja, come mi sembrava talvolta, capisse queste cose ma si sforzasse di nasconderlo. Ma forse ero ingannato a questo riguardo dalla mia eccessiva impressionabilità e dalla mia tendenza all’analisi; forse Volodja non sentiva affatto quello che sentivo io. Egli era impulsivo, aperto e incostante nelle sue passioni. Attirato dagli oggetti più diversi, si dedicava a essi con tutta l’anima. Ora, a un tratto gli veniva la passione dei quadretti: si metteva a disegnare, ne comperava con tutti i suoi denari, ne mendicava dal maestro di disegno, dal babbo, dalla nonna; ora, era la passione per i gingilli dei quali ornava il suo tavolino e che raccoglieva in tutta la casa; ora la passione per i romanzi, che si procurava alla chetichella e leggeva per giornate e nottate intere… Senza volerlo, anch’io ero attirato da quelle sue passioni; ma ero troppo orgoglioso per andare sulle sue tracce, e troppo giovane e troppo poco indipendente per prendere un’altra strada. Ma niente invidiavo tanto quanto il felice carattere di Volodja, così nobile e aperto, che si rivelava con particolare acutezza nei litigi che accadevano fra di noi. Io sentivo che egli si comportava bene, ma non ero capace di imitarlo. Una volta, nel colmo del più forte ardore della sua passione per i gingilli, io mi avvicinai alla sua tavola e ruppi, per caso, una boccetta variopinta, vuota. - Chi ti ha detto di toccar le mie cose? - disse Volodja che entrava nella stanza, accorgendosi del disordine che io avevo prodotto sul suo tavolino. - Ma dov’è la boccetta? Certamente tu… - È caduta per caso e s’è rotta: non sarà un gran guaio! - Mi farai il favore di non osare mai più di toccare le mie cose - disse egli, raccogliendo i frantumi della boccetta e guardandoli con rincrescimento. - Ti prego di non comandare - risposi io. - Se l’ho rotta, l’ho rotta; a che serve parlar tanto? E sorrisi, benché non avessi nessuna voglia di sorridere. - A te non importa, ma a me importa - seguitò Volodja, facendo un movimento convulso con una spalla, gesto che aveva ereditato dal babbo. - L’ha rotta e ci ride anche su, questo insopportabile ragazzaccio. - Io sarò un ragazzaccio ma tu sei grande e stupido. - Non ho intenzione di litigare con te - disse Volodja, dandomi una leggera spinta. - Vattene! - Non mi spingere! - Vattene! - Non mi spingere, ti dico! Volodja mi prese per un braccio e voleva mandarmi lontano dalla tavola; ma io ero ormai irritato all’estremo: presi la tavola per una gamba e la rovesciai. - Così ti sta bene! - e tutti i gingilli di porcellana e di cristallo volarono a terra in briciole. - Ragazzaccio odioso!… - urlò Volodja, sforzandosi di trattenere gli oggetti che cadevano. «Bene, ormai fra noi tutto è finito», pensai io, uscendo dalla stanza. «Saremo in collera per sempre». Fino a sera non ci parlammo; mi sentivo colpevole, avevo paura di guardarlo e per tutto il giorno non potei occuparmi di nulla. Volodja, al contrario, studiò bene e, come sempre, dopo il pranzo si mise a discorrere e a ridere con le bambine. Appena il maestro ebbe finito le lezioni, io uscii dalla stanza: avevo paura, imbarazzo e rimorso a restare a tu per tu con mio fratello. Dopo la lezione di storia della sera, io presi i quaderni e mi diressi verso la porta. Passando davanti a Volodja, benché avessi voglia di andare a far la pace con lui, stetti sulle mie e mi sforzai di fare un viso arcigno. Volodja in quello stesso momento alzò il capo, e con un sorriso appena percettibile, un sorriso benevolo e un po’ ironico, mi guardò sinceramente. I nostri occhi s’incontrarono, e io capii che egli mi comprendeva e che comprendeva che io lo capivo, ma un sentimento invincibile mi obbligò a voltarmi da un’altra parte. - Nikolen’ka1! - mi disse egli con la voce più semplice che fosse possibile. - Basta con l’essere in collera. Perdonami se t’ho offeso. E mi porse la mano. Sentii in petto qualcosa che saliva, saliva e mi toglieva il respiro, ma questo durò soltanto un secondo; mi vennero le lacrime agli occhi e mi sentii più leggero. - Perdo…nami, Volo…dja!… - dissi io, stringendo la sua mano. Volodja mi guardò come se non riuscisse in nessun modo a capire perché avessi le lacrime agli occhi. (Tratto da: L. N. Tolstoj, Infanzia e adolescenza, Sansoni) Il testo Un grande scrittore racconta del suo rapporto con una presenza familiare importante: suo fratello maggiore. Ci fa capire come crescere insieme dia origine a un legame indissolubile, anche se i rapporti non sempre sono facili. L’autore Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910), scrittore russo tra i più grandi, fu autore di opere di narrativa, saggi, articoli e racconti, ispirati ai valori della libertà e dignità umane e al superamento delle ingiustizie sociali. Tra i suoi romanzi più celebri Guerra e pace, Anna Karenina, Resurrezione. Questo testo è autobiografico, infatti il fratello minore che racconta è l’autore stesso. Le vicende sono ambientate in Russia, nella seconda metà dell’Ottocento. Lettura attiva Come si chiamano i due fratelli? Scorri il testo per trovare i due nomi e completa: • il maggiore si chiama ... • il minore si chiama ... 1. Nikolen’ka: è il diminutivo di Nikolaevic, il secondo nome dell’autore. COMPRENDERE 1. Chi racconta? Chi è il fratello maggiore? 2. In quale ambiente si svolgono prevalentemente i fatti narrati? 3. Di che cosa si accorge Volodja quando entra nella stanza (r. 34-36)? 4. Di che cosa Volodja accusa il fratello? 5. Come si difende Nikolen’ka? ANALIZZARE 6. L’atteggiamento di gelosia nei confronti del fratello maggiore è contraddistinto da tre momenti: dapprima Nikolen’ka cerca di nascondere la sua gelosia, poi litiga, infine fa pace. Individua nel testo questi tre momenti, quindi per ciascuno trascrivi sul quaderno alcune frasi significative. 7. Se dovessi dare un altro titolo al brano letto, quale sceglieresti? ☐ Mio fratello, che collezionista! ☐ Un’incomprensione tra fratelli ☐ Uno scherzo di cattivo gusto 8. Nel finale della vicenda, quale sentimento, secondo te, provoca le lacrime di Nikolen’ka? E perché il fratello maggiore stenta a capire il suo dolore? 9. Il carattere chiuso e introverso di Nikolen’ka fa diminuire o aumentare la sua gelosia. Come appare, al contrario, il carattere di Volodja? ☐ Autoritario e prepotente ☐ Estroverso e generoso ☐ Presuntuoso e impulsivo 10. Quesito INVALSI Ciascuno dei due fratelli è spinto a ricercare la pace da sentimenti diversi. Attribuisci a ciascun fratello lo stato d’animo che prova. senso di colpa benevolenza leggera ironia rimorso pentimento paura bontà comprensione imbarazzo 11. Quale messaggio trasmette questo episodio? A. I litigi sono inevitabili tra persone che vivono insieme in famiglia B. Un contrasto risolto può far crescere e rendere più saldo un legame C. La persona più matura, in questo caso il fratello maggiore, è giusto che perdoni D. Il fratello minore ha la colpa di quanto è successo, è giusto che provi dolore LESSICO 12. Ti proponiamo una serie di parole tratte dal brano. Individuale e sottolineale nel testo, che ti aiuterà a capire il loro significato. Poi trascrivi accanto a ciascuna parola i rispettivi sinonimi, qui proposti in disordine. scontro • orgoglio • piccoli oggetti • di nascosto • generoso • dispiacere • visibile • nervoso • imbronciato • attitudini
UN FORTE LEGAME E IL RICORDO DI UN LITIGIO Io e mio fratello Lev Nikolaevic Tolstoj Io ero soltanto di un anno e di qualche mese minore di Volodja; eravamo cresciuti insieme, avevamo studiato e giocato sempre insieme. Fra noi non si era mai fatto differenza fra il maggiore e il minore; ma proprio verso l’epoca di cui parlo, cominciai a capire che Volodja non mi era compagno né per età, né per inclinazioni, né per capacità. Tale convinzione, forse anche falsa, mi venne ispirata da un amor proprio che soffriva a ogni urto con lui. Egli mi era superiore in tutto: nei giochi, negli studi, nei litigi, nel sapersi comportare, e tutto ciò mi allontanava da lui e mi faceva provare incomprensibili sofferenze morali. Più di tutto mi tormentava il pensiero che Volodja, come mi sembrava talvolta, capisse queste cose ma si sforzasse di nasconderlo. Ma forse ero ingannato a questo riguardo dalla mia eccessiva impressionabilità e dalla mia tendenza all’analisi; forse Volodja non sentiva affatto quello che sentivo io. Egli era impulsivo, aperto e incostante nelle sue passioni. Attirato dagli oggetti più diversi, si dedicava a essi con tutta l’anima. Ora, a un tratto gli veniva la passione dei quadretti: si metteva a disegnare, ne comperava con tutti i suoi denari, ne mendicava dal maestro di disegno, dal babbo, dalla nonna; ora, era la passione per i gingilli dei quali ornava il suo tavolino e che raccoglieva in tutta la casa; ora la passione per i romanzi, che si procurava alla chetichella e leggeva per giornate e nottate intere… Senza volerlo, anch’io ero attirato da quelle sue passioni; ma ero troppo orgoglioso per andare sulle sue tracce, e troppo giovane e troppo poco indipendente per prendere un’altra strada. Ma niente invidiavo tanto quanto il felice carattere di Volodja, così nobile e aperto, che si rivelava con particolare acutezza nei litigi che accadevano fra di noi. Io sentivo che egli si comportava bene, ma non ero capace di imitarlo. Una volta, nel colmo del più forte ardore della sua passione per i gingilli, io mi avvicinai alla sua tavola e ruppi, per caso, una boccetta variopinta, vuota. - Chi ti ha detto di toccar le mie cose? - disse Volodja che entrava nella stanza, accorgendosi del disordine che io avevo prodotto sul suo tavolino. - Ma dov’è la boccetta? Certamente tu… - È caduta per caso e s’è rotta: non sarà un gran guaio! - Mi farai il favore di non osare mai più di toccare le mie cose - disse egli, raccogliendo i frantumi della boccetta e guardandoli con rincrescimento. - Ti prego di non comandare - risposi io. - Se l’ho rotta, l’ho rotta; a che serve parlar tanto? E sorrisi, benché non avessi nessuna voglia di sorridere. - A te non importa, ma a me importa - seguitò Volodja, facendo un movimento convulso con una spalla, gesto che aveva ereditato dal babbo. - L’ha rotta e ci ride anche su, questo insopportabile ragazzaccio. - Io sarò un ragazzaccio ma tu sei grande e stupido. - Non ho intenzione di litigare con te - disse Volodja, dandomi una leggera spinta. - Vattene! - Non mi spingere! - Vattene! - Non mi spingere, ti dico! Volodja mi prese per un braccio e voleva mandarmi lontano dalla tavola; ma io ero ormai irritato all’estremo: presi la tavola per una gamba e la rovesciai. - Così ti sta bene! - e tutti i gingilli di porcellana e di cristallo volarono a terra in briciole. - Ragazzaccio odioso!… - urlò Volodja, sforzandosi di trattenere gli oggetti che cadevano. «Bene, ormai fra noi tutto è finito», pensai io, uscendo dalla stanza. «Saremo in collera per sempre». Fino a sera non ci parlammo; mi sentivo colpevole, avevo paura di guardarlo e per tutto il giorno non potei occuparmi di nulla. Volodja, al contrario, studiò bene e, come sempre, dopo il pranzo si mise a discorrere e a ridere con le bambine. Appena il maestro ebbe finito le lezioni, io uscii dalla stanza: avevo paura, imbarazzo e rimorso a restare a tu per tu con mio fratello. Dopo la lezione di storia della sera, io presi i quaderni e mi diressi verso la porta. Passando davanti a Volodja, benché avessi voglia di andare a far la pace con lui, stetti sulle mie e mi sforzai di fare un viso arcigno. Volodja in quello stesso momento alzò il capo, e con un sorriso appena percettibile, un sorriso benevolo e un po’ ironico, mi guardò sinceramente. I nostri occhi s’incontrarono, e io capii che egli mi comprendeva e che comprendeva che io lo capivo, ma un sentimento invincibile mi obbligò a voltarmi da un’altra parte. - Nikolen’ka1! - mi disse egli con la voce più semplice che fosse possibile. - Basta con l’essere in collera. Perdonami se t’ho offeso. E mi porse la mano. Sentii in petto qualcosa che saliva, saliva e mi toglieva il respiro, ma questo durò soltanto un secondo; mi vennero le lacrime agli occhi e mi sentii più leggero. - Perdo…nami, Volo…dja!… - dissi io, stringendo la sua mano. Volodja mi guardò come se non riuscisse in nessun modo a capire perché avessi le lacrime agli occhi. (Tratto da: L. N. Tolstoj, Infanzia e adolescenza, Sansoni) Il testo Un grande scrittore racconta del suo rapporto con una presenza familiare importante: suo fratello maggiore. Ci fa capire come crescere insieme dia origine a un legame indissolubile, anche se i rapporti non sempre sono facili. L’autore Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910), scrittore russo tra i più grandi, fu autore di opere di narrativa, saggi, articoli e racconti, ispirati ai valori della libertà e dignità umane e al superamento delle ingiustizie sociali. Tra i suoi romanzi più celebri Guerra e pace, Anna Karenina, Resurrezione. Questo testo è autobiografico, infatti il fratello minore che racconta è l’autore stesso. Le vicende sono ambientate in Russia, nella seconda metà dell’Ottocento. Lettura attiva Come si chiamano i due fratelli? Scorri il testo per trovare i due nomi e completa: • il maggiore si chiama ... • il minore si chiama ... 1. Nikolen’ka: è il diminutivo di Nikolaevic, il secondo nome dell’autore. COMPRENDERE 1. Chi racconta? Chi è il fratello maggiore? 2. In quale ambiente si svolgono prevalentemente i fatti narrati? 3. Di che cosa si accorge Volodja quando entra nella stanza (r. 34-36)? 4. Di che cosa Volodja accusa il fratello? 5. Come si difende Nikolen’ka? ANALIZZARE 6. L’atteggiamento di gelosia nei confronti del fratello maggiore è contraddistinto da tre momenti: dapprima Nikolen’ka cerca di nascondere la sua gelosia, poi litiga, infine fa pace. Individua nel testo questi tre momenti, quindi per ciascuno trascrivi sul quaderno alcune frasi significative. 7. Se dovessi dare un altro titolo al brano letto, quale sceglieresti? ☐ Mio fratello, che collezionista! ☐ Un’incomprensione tra fratelli ☐ Uno scherzo di cattivo gusto 8. Nel finale della vicenda, quale sentimento, secondo te, provoca le lacrime di Nikolen’ka? E perché il fratello maggiore stenta a capire il suo dolore? 9. Il carattere chiuso e introverso di Nikolen’ka fa diminuire o aumentare la sua gelosia. Come appare, al contrario, il carattere di Volodja? ☐ Autoritario e prepotente  ☐ Estroverso e generoso  ☐ Presuntuoso e impulsivo 10. Quesito INVALSI Ciascuno dei due fratelli è spinto a ricercare la pace da sentimenti diversi. Attribuisci a ciascun fratello lo stato d’animo che prova. senso di colpa benevolenza leggera ironia rimorso pentimento paura bontà comprensione imbarazzo 11. Quale messaggio trasmette questo episodio? A. I litigi sono inevitabili tra persone che vivono insieme in famiglia B. Un contrasto risolto può far crescere e rendere più saldo un legame C. La persona più matura, in questo caso il fratello maggiore, è giusto che perdoni D. Il fratello minore ha la colpa di quanto è successo, è giusto che provi dolore LESSICO 12. Ti proponiamo una serie di parole tratte dal brano. Individuale e sottolineale nel testo, che ti aiuterà a capire il loro significato. Poi trascrivi accanto a ciascuna parola i rispettivi sinonimi, qui proposti in disordine. scontro • orgoglio • piccoli oggetti • di nascosto • generoso • dispiacere • visibile • nervoso • imbronciato • attitudini