VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

UN’ADOLESCENTE RACCONTA GIOIE E DOLORI DELLA SUA FAMIGLIA Vi parlo della mia tribù Silvia Roncaglia Caro Johnny, mi chiamo Sara e vivo in una villetta a schiera con un fazzoletto di giardino davanti, in un’anonima cittadina della pianura padana dove vivere «è come ballare senza musica, un posto dove non succede niente e non succederà mai niente», come dici tu-Gilbert descrivendo Endora in Buon compleanno Mr Grape1. Quindi inutile nominarla, la cittadina, perché tanto a te non direbbe niente e anche a me dice molto poco, e infatti appena potrò me ne andrò di qui. Nella villetta ci vivo con mia madre Anna e con i miei fratelli Scip e Den. Scip e Den non si chiamano affatto così, questi sono due soprannomi. Anzi, per essere precisi sono i diminutivi di due soprannomi. Il più grande, anni sedici, si chiamerebbe Andrea ma l’ho soprannominato «Scippatore di shampoo e di phon» per la sua pessima abitudine di fregare alla sottoscritta, nonché alla madre della sottoscritta, ogni prezioso e personale prodotto per la cura del capello, nonché il phon speciale col diffusore di cui un ragazzo non avrebbe alcun bisogno, se non avesse dei boccoli biondi che farebbero invidia a Riccioli d’Oro… sai, quella della fiaba coi tre orsi. Scippatore di shampoo e di phon (Scip per semplificare) è specializzato in incursioni piratesche nel nostro privato universo femminile (cioè nel bagno esclusivo mio e di mia madre). Una cosa che non sopporto! Anche mia madre va su tutte le furie: - Andrea, se ti serve uno shampoo non hai che da dirlo. Quando le cose mancano, ho avuto notizia, e te ne rendo edotto2, che esistono luoghi chiamati «supermarket» dove si può andare e prendere tutto ciò che si vuole, basta pagare! - (versione sarcastico-spiritosa. Mia madre sa essere molto spiritosa quando vuole). Oppure: - Accidenti, Andrea, vuoi smetterla di fregare le mie cose? Non posso scoprire, ogni volta che sono già bagnata sotto la doccia, che il mio shampoo non c’è più. Se non la pianti, ti scotenno! - (versione incavolata nera. Mia madre è molto incavolata spesso). E poi gli spiega, per l’ennesima volta, che lei usa uno shampoo caro e speciale per capelli permanentati e colorati che a lui non serve a nulla. Ma chissà poi se è vero che non gli serve a nulla. A me il dubbio che Scip si sia fatto permanente e decolorazione resta. Lui mi scippa il phon e io gli scipperei l’intera testa, a quel capellone di mio fratello. Quei boccoli fanno invidia a qualsiasi ragazza! Io ci metto un’ora a cercare di farmi i capelli un po’ mossi e mi va pure il sangue alla testa perché, per riuscirci, li asciugo a testa in giù, come mi ha suggerito la parrucchiera. Per oggi ciao, mio amatissimo Johnny Carissimo Johnny, ecco, adesso devo parlarti di Den perché non l’ho ancora fatto e se pensi che non l’abbia ancora fatto perché Den è poco importante, be’, ti sbagli al massimo! Io adoro Den. Ed è proprio perché Den è speciale che ho rimandato, perché è difficile parlarne. A volte lo chiamiamo l’alieno perché è come se venisse da un altro pianeta, è diverso da tutti gli altri bambini di dieci anni che ho mai conosciuto: Den è libertà. «In che senso?» dirai tu. Adesso provo a spiegarlo. Den non si è mai lasciato influenzare dagli altri, dalla tv, dalle mode, dalle manie collettive degli altri bambini (tutti a collezionare queste o quelle figurine, tutti con lo stesso diario o con lo zainetto di una certa marca, ecc.). Lui è libero, originale e indipendente in tutto quello che dice, che fa e che pensa. Libero anche dall’età, così a me pare, perché a volte fa giochi, sorrisi e moine da bambino piccolo e a volte dice cose più sagge di quelle che direbbe il più saggio dei vecchi saggi. Ah, dimenticavo, anche i suoi denti sono liberi, originali e indipendenti, è proprio da quelli che è nato il soprannome Den. Lui si chiamerebbe Luca, ma noi lo chiamiamo «Denti indipendenti» (Den per semplificare) proprio perché i suoi denti vanno in tutte le direzioni, sono indipendenti e selvaggi. Credi che ne soffra o che si offenda per il soprannome? Neanche un po’, anzi se l’è dato da solo, annunciandoci che «Denti indipendenti » era il suo nome da guerriero Sioux. Mio fratello ha una vera passione per i pellerossa e si tiene attaccata in camera questa preghiera dei Sioux: «Signore, dammi il coraggio di cambiare le cose che si possono cambiare, la serenità per accettare le cose che non si possono cambiare, la saggezza per poter distinguere le une dalle altre». Mica tanto roba da bambini, vero? Ha persino deciso che non farà la cresima e vuole l’esonero dall’ora di religione perché sostiene di essere animista e adora il sole, i fiumi, le praterie, come i pellerossa appunto. La mamma è andata a parlarne con don Gualtiero, il parroco. Il nostro parroco è un tipo aperto e comprensivo: quando ha sentito che Den, inginocchiato sul marciapiede, chiedeva scusa a una formica per averla involontariamente pestata e che ogni tanto fa la danza della pioggia per aiutare i fiori appassiti del nostro giardinetto e che non vuol fare la cresima come tutti i suoi compagni, ha detto: - Lo lasci stare, signora Anna. Luca è un bambino buono e Dio è dappertutto. Un giorno è entrato in camera mia declamando in stile Sioux: - Regalo per Sorella Teenager, pagato col sangue di Denti indipendenti. Tradotto, significa che quell’angelo si era speso tutti i suoi risparmi per comperarmi il libro di una giornalista, critica cinematografica, che parla sempre e solo di te. E il meglio è che il libro è pieno zeppo di tue foto. A momenti lo soffocavo di baci, Den! E così, quel giorno, sono venuta a sapere che hai sangue cherokee3 nelle vene, sono venuta in possesso del magico libro e sono diventata Sorella Teenager. Questo adesso è il mio nome indiano in famiglia. Uh, quanto ho scritto oggi! È ora che io vada a dormire, mio dolcissimo Johnny, perché la sveglia assassina è sempre puntata sulle 6 e 40! Tua Sara, Sorella Teenager Carissimo Johnny, devo ancora finire le presentazioni della mia famiglia. Manca all’appello la genitrice Anna, the mother. Anche lei non ha potuto schivarsi il soprannome indiano, che sarebbe «Grande Madre Apprensiva ». Niente di troppo originale a dire il vero, quale madre non lo è, più o meno? «Grande Madre Rompina» sarebbe stato altrettanto adatto e scontato. In realtà la chiamiamo tutti «mà» e basta, anzi «Ehi, mà…». - Ehi, mà, vado in motorino da Pierre! - Vai piano, Andrea, mi raccomando! - Ehi, mà, vado dalla Vero a fare i compiti. - Non fare tardi, Sara, e mettiti la sciarpa e allàcciati quel cappotto che fa freddo! Dialoghi d’ordinaria amministrazione, ma comunque mamma è una a posto, voglio dire una che c’è e su cui si può contare. Ah, per la cronaca, la mamma insegna alla scuola materna, e siccome fra tre figli, la casa e il lavoro, ha mille cose da fare ed è sempre di corsa e sempre in ritardo, è lei che va veloce in macchina, che esce sempre senza sciarpa, con una sola manica di cappotto infilata, e per di più tende spesso a farsi male perché inciampa e cade, oppure si ferisce un dito col coltello per la fretta di sbucciare le patate, va a sbattere contro gli spigoli e gli sportelli aperti e, non so perché, se passa in un campetto dove dei ragazzini giocano a calcio, non c’è volta che non si becchi una pallonata. Non è fortunatissima, la mamma. Anche a carte perde sempre. Sfortuna al gioco, fortuna in amore? Nemmeno. Sì, lo so, Johnny, stai aspettando che ti parli del Grande Capo, il pater familias, ma non lo farò, non ne ho proprio voglia. Ti basti sapere che non c’è. È passato e andato, come i caravan di Endora4, ma un padre non è un caravan e a me non sembra che questa fosse l’unica cosa da fare. Ma a lui sì, a quanto pare. Non ne voglio parlare. Ciao Johnny, tu ci sarai vero nella mia vita, non sarai solo di passaggio? Sì, yes, oui, non può essere che così! Un bacio, due baci, mille baci. Sara (Tratto da: S. Roncaglia, Caro Johnny. Diario di una teenager pazza d’amore, Fanucci) Il testo Sara è una ragazzina innamorata dell’attore Johnny Depp, colleziona le sue foto e ha visto tutti i suoi film. Per lei diventa un interlocutore immaginario, a cui confida i sogni, le paure, i problemi di ogni giorno, svelando i propri sentimenti. L’autrice Silvia Roncaglia è nata a Modena ed è un’apprezzata scrittrice contemporanea di libri per ragazzi. Si definisce una lettrice appassionata e una viaggiatrice accanita, ama la musica e le rose. Quando era piccola, le hanno sempre dato del “maschiaccio”, perché si arrampicava sugli alberi, era vivace e un po’ ribelle. Le vicende di questo testo sono ambientate ai giorni nostri. 1. è come ballare… Mr. Grape: verso di una canzone che Johnny Depp (interprete del personaggio di Gilbert Grape) canta nel film Buon compleanno Mr. Grape. 2. te ne rendo edotto: ti informo. 3. cherokee: i Cherokee sono uno dei diversi popoli di nativi del Nord America (o “indiani”), come i Sioux. 4. i caravan di Endora: la ragazza fa ancora riferimento al film con Johnny Depp Buon compleanno Mr. Grape, ambientato in una piccola cittadina americana, Endora, dove ogni anno c’è un raduno di caravan. USA IL DIZIONARIO Quale tra questi è un sinonimo della parola “moìne”? ☐ Gesti ☐ Atteggiamenti sdolcinati ☐ Capricci COMPRENDERE 1. Chi racconta? A chi sono rivolte le sue parole? 2. Dove sono ambientate le vicende? 3. Quando? 4. Di che cosa si parla? 5. Perché Sara scrive il diario? 6. Quali sentimenti suscita in Sara l’ambiente in cui vive? Che cosa vuol fare quando sarà abbastanza grande? 7. Quale angolo della casa ritiene molto privato? Come lo definisce (r. 20-23)? 8. Perché Den è speciale? 9. In quali occasioni Den dimostra di non essere un bambino come gli altri? ANALIZZARE 10. Sara presenta i componenti della sua famiglia in modo simpatico e partecipe: ci sembra di vedere Scip con i suoi boccoli d’oro prendere furtivo lo shampoo, Den inginocchiato di fronte alle formiche, la mamma scappare via di casa con una sola manica di cappotto infilata… Dalle sue descrizioni trapelano i suoi sentimenti. Collega con frecce i sentimenti e i giudizi di Sara riguardo a ciascuna persona con le frasi del testo con cui sono espressi. 11. Quesito INVALSI La frase «È passato e andato, come i caravan di Endora» (r. 137) significa che il padre di Sara A. è morto C. è emigrato per lavoro B. ha lasciato la famiglia D. è andato a fare un viaggio in caravan LESSICO 12. L’autrice ha imitato il modo di scrivere di una ragazzina, per cui molte espressioni sono tratte dal “linguaggio gergale” che usano i giovani nel loro parlare quotidiano. Migliora tu lo stile, sostituendo ogni espressione con altre più appropriate in un testo scritto. • fregare: ............................ • incavolata: ...................... • mi scippa: ....................... • mica tanto roba da bambini: ......................................................................... • è una a posto: ....................................................................................................... • non si becchi: ........................................................................................................ 13. Quesito INVALSI Nella frase «vivo in una villetta a schiera con un fazzoletto di giardino davanti» (r. 2-3), il termine “fazzoletto” potrebbe essere sostituito da A. quadrato B. pezzetto C. ettaro D. appezzamento ESPRIMERE E VALUTARE 14. Parlare Può il nome influenzare il comportamento di chi lo porta? Il piccolo pellerossa “Molti Trofei” ci spiega l’origine del suo nome: Mio nonno, che mi aveva imposto il nome, aveva detto a mia madre che avrei ottenuto tanti risultati, molti trofei nella vita e che sarei arrivato alla vecchiaia. In sogno aveva anche visto che sarei diventato un capo, e così decise di chiamarmi Molti Trofei. Tutti conoscevano il perché del mio nome, e anche da piccolo io mi sentii tenuto a eccellere sui miei coetanei, a diventare il loro capo. Dovevo VIVERE IL MIO NOME. (Adatt. da: Molti Trofei, Autobiografia di un capo Crow, Bompiani) Pensa alle tue qualità, a una caratteristica che ti piace molto e inventa il tuo nome pellerossa. E così farà ciascuno dei tuoi compagni. Compilate una tabella con il nome di origine e il nuovo nome che vi siete dati. Commentate insieme il risultato: vi sentite una tribù di amici? I nomi rispecchiano le qualità di ciascuno? 15. Scrivere Pensando ora alla tua famiglia, prova a dare a ciascun componente un “nome Sioux”: ovviamente devi anche scrivere per ciascuno la relativa spiegazione!
UN’ADOLESCENTE RACCONTA GIOIE E DOLORI DELLA SUA FAMIGLIA Vi parlo della mia tribù Silvia Roncaglia Caro Johnny, mi chiamo Sara e vivo in una villetta a schiera con un fazzoletto di giardino davanti, in un’anonima cittadina della pianura padana dove vivere «è come ballare senza musica, un posto dove non succede niente e non succederà mai niente», come dici tu-Gilbert descrivendo Endora in Buon compleanno Mr Grape1. Quindi inutile nominarla, la cittadina, perché tanto a te non direbbe niente e anche a me dice molto poco, e infatti appena potrò me ne andrò di qui. Nella villetta ci vivo con mia madre Anna e con i miei fratelli Scip e Den. Scip e Den non si chiamano affatto così, questi sono due soprannomi. Anzi, per essere precisi sono i diminutivi di due soprannomi. Il più grande, anni sedici, si chiamerebbe Andrea ma l’ho soprannominato «Scippatore di shampoo e di phon» per la sua pessima abitudine di fregare alla sottoscritta, nonché alla madre della sottoscritta, ogni prezioso e personale prodotto per la cura del capello, nonché il phon speciale col diffusore di cui un ragazzo non avrebbe alcun bisogno, se non avesse dei boccoli biondi che farebbero invidia a Riccioli d’Oro… sai, quella della fiaba coi tre orsi. Scippatore di shampoo e di phon (Scip per semplificare) è specializzato in incursioni piratesche nel nostro privato universo femminile (cioè nel bagno esclusivo mio e di mia madre). Una cosa che non sopporto! Anche mia madre va su tutte le furie: - Andrea, se ti serve uno shampoo non hai che da dirlo. Quando le cose mancano, ho avuto notizia, e te ne rendo edotto2, che esistono luoghi chiamati «supermarket» dove si può andare e prendere tutto ciò che si vuole, basta pagare! - (versione sarcastico-spiritosa. Mia madre sa essere molto spiritosa quando vuole). Oppure: - Accidenti, Andrea, vuoi smetterla di fregare le mie cose? Non posso scoprire, ogni volta che sono già bagnata sotto la doccia, che il mio shampoo non c’è più. Se non la pianti, ti scotenno! - (versione incavolata nera. Mia madre è molto incavolata spesso). E poi gli spiega, per l’ennesima volta, che lei usa uno shampoo caro e speciale per capelli permanentati e colorati che a lui non serve a nulla. Ma chissà poi se è vero che non gli serve a nulla. A me il dubbio che Scip si sia fatto permanente e decolorazione resta. Lui mi scippa il phon e io gli scipperei l’intera testa, a quel capellone di mio fratello. Quei boccoli fanno invidia a qualsiasi ragazza! Io ci metto un’ora a cercare di farmi i capelli un po’ mossi e mi va pure il sangue alla testa perché, per riuscirci, li asciugo a testa in giù, come mi ha suggerito la parrucchiera. Per oggi ciao, mio amatissimo Johnny Carissimo Johnny, ecco, adesso devo parlarti di Den perché non l’ho ancora fatto e se pensi che non l’abbia ancora fatto perché Den è poco importante, be’, ti sbagli al massimo! Io adoro Den. Ed è proprio perché Den è speciale che ho rimandato, perché è difficile parlarne. A volte lo chiamiamo l’alieno perché è come se venisse da un altro pianeta, è diverso da tutti gli altri bambini di dieci anni che ho mai conosciuto: Den è libertà. «In che senso?» dirai tu. Adesso provo a spiegarlo. Den non si è mai lasciato influenzare dagli altri, dalla tv, dalle mode, dalle manie collettive degli altri bambini (tutti a collezionare queste o quelle figurine, tutti con lo stesso diario o con lo zainetto di una certa marca, ecc.). Lui è libero, originale e indipendente in tutto quello che dice, che fa e che pensa. Libero anche dall’età, così a me pare, perché a volte fa giochi, sorrisi e moine da bambino piccolo e a volte dice cose più sagge di quelle che direbbe il più saggio dei vecchi saggi. Ah, dimenticavo, anche i suoi denti sono liberi, originali e indipendenti, è proprio da quelli che è nato il soprannome Den. Lui si chiamerebbe Luca, ma noi lo chiamiamo «Denti indipendenti» (Den per semplificare) proprio perché i suoi denti vanno in tutte le direzioni, sono indipendenti e selvaggi. Credi che ne soffra o che si offenda per il soprannome? Neanche un po’, anzi se l’è dato da solo, annunciandoci che «Denti indipendenti » era il suo nome da guerriero Sioux. Mio fratello ha una vera passione per i pellerossa e si tiene attaccata in camera questa preghiera dei Sioux: «Signore, dammi il coraggio di cambiare le cose che si possono cambiare, la serenità per accettare le cose che non si possono cambiare, la saggezza per poter distinguere le une dalle altre». Mica tanto roba da bambini, vero? Ha persino deciso che non farà la cresima e vuole l’esonero dall’ora di religione perché sostiene di essere animista e adora il sole, i fiumi, le praterie, come i pellerossa appunto. La mamma è andata a parlarne con don Gualtiero, il parroco. Il nostro parroco è un tipo aperto e comprensivo: quando ha sentito che Den, inginocchiato sul marciapiede, chiedeva scusa a una formica per averla involontariamente pestata e che ogni tanto fa la danza della pioggia per aiutare i fiori appassiti del nostro giardinetto e che non vuol fare la cresima come tutti i suoi compagni, ha detto: - Lo lasci stare, signora Anna. Luca è un bambino buono e Dio è dappertutto. Un giorno è entrato in camera mia declamando in stile Sioux: - Regalo per Sorella Teenager, pagato col sangue di Denti indipendenti. Tradotto, significa che quell’angelo si era speso tutti i suoi risparmi per comperarmi il libro di una giornalista, critica cinematografica, che parla sempre e solo di te. E il meglio è che il libro è pieno zeppo di tue foto. A momenti lo soffocavo di baci, Den! E così, quel giorno, sono venuta a sapere che hai sangue cherokee3 nelle vene, sono venuta in possesso del magico libro e sono diventata Sorella Teenager. Questo adesso è il mio nome indiano in famiglia. Uh, quanto ho scritto oggi! È ora che io vada a dormire, mio dolcissimo Johnny, perché la sveglia assassina è sempre puntata sulle 6 e 40! Tua Sara, Sorella Teenager Carissimo Johnny, devo ancora finire le presentazioni della mia famiglia. Manca all’appello la genitrice Anna, the mother. Anche lei non ha potuto schivarsi il soprannome indiano, che sarebbe «Grande Madre Apprensiva ». Niente di troppo originale a dire il vero, quale madre non lo è, più o meno? «Grande Madre Rompina» sarebbe stato altrettanto adatto e scontato. In realtà la chiamiamo tutti «mà» e basta, anzi «Ehi, mà…». - Ehi, mà, vado in motorino da Pierre! - Vai piano, Andrea, mi raccomando! - Ehi, mà, vado dalla Vero a fare i compiti. - Non fare tardi, Sara, e mettiti la sciarpa e allàcciati quel cappotto che fa freddo! Dialoghi d’ordinaria amministrazione, ma comunque mamma è una a posto, voglio dire una che c’è e su cui si può contare. Ah, per la cronaca, la mamma insegna alla scuola materna, e siccome fra tre figli, la casa e il lavoro, ha mille cose da fare ed è sempre di corsa e sempre in ritardo, è lei che va veloce in macchina, che esce sempre senza sciarpa, con una sola manica di cappotto infilata, e per di più tende spesso a farsi male perché inciampa e cade, oppure si ferisce un dito col coltello per la fretta di sbucciare le patate, va a sbattere contro gli spigoli e gli sportelli aperti e, non so perché, se passa in un campetto dove dei ragazzini giocano a calcio, non c’è volta che non si becchi una pallonata. Non è fortunatissima, la mamma. Anche a carte perde sempre. Sfortuna al gioco, fortuna in amore? Nemmeno. Sì, lo so, Johnny, stai aspettando che ti parli del Grande Capo, il pater familias, ma non lo farò, non ne ho proprio voglia. Ti basti sapere che non c’è. È passato e andato, come i caravan di Endora4, ma un padre non è un caravan e a me non sembra che questa fosse l’unica cosa da fare. Ma a lui sì, a quanto pare. Non ne voglio parlare. Ciao Johnny, tu ci sarai vero nella mia vita, non sarai solo di passaggio? Sì, yes, oui, non può essere che così! Un bacio, due baci, mille baci. Sara (Tratto da: S. Roncaglia, Caro Johnny. Diario di una teenager pazza d’amore, Fanucci) Il testo Sara è una ragazzina innamorata dell’attore Johnny Depp, colleziona le sue foto e ha visto tutti i suoi film. Per lei diventa un interlocutore immaginario, a cui confida i sogni, le paure, i problemi di ogni giorno, svelando i propri sentimenti. L’autrice Silvia Roncaglia è nata a Modena ed è un’apprezzata scrittrice contemporanea di libri per ragazzi. Si definisce una lettrice appassionata e una viaggiatrice accanita, ama la musica e le rose. Quando era piccola, le hanno sempre dato del “maschiaccio”, perché si arrampicava sugli alberi, era vivace e un po’ ribelle. Le vicende di questo testo sono ambientate ai giorni nostri. 1. è come ballare… Mr. Grape: verso di una canzone che Johnny Depp (interprete del personaggio di Gilbert Grape) canta nel film Buon compleanno Mr. Grape. 2. te ne rendo edotto: ti informo. 3. cherokee: i Cherokee sono uno dei diversi popoli di nativi del Nord America (o “indiani”), come i Sioux. 4. i caravan di Endora: la ragazza fa ancora riferimento al film con Johnny Depp Buon compleanno Mr. Grape, ambientato in una piccola cittadina americana, Endora, dove ogni anno c’è un raduno di caravan. USA IL DIZIONARIO Quale tra questi è un sinonimo della parola “moìne”? ☐ Gesti ☐ Atteggiamenti sdolcinati ☐ Capricci COMPRENDERE 1. Chi racconta? A chi sono rivolte le sue parole? 2. Dove sono ambientate le vicende? 3. Quando? 4. Di che cosa si parla? 5. Perché Sara scrive il diario? 6. Quali sentimenti suscita in Sara l’ambiente in cui vive? Che cosa vuol fare quando sarà abbastanza grande? 7. Quale angolo della casa ritiene molto privato? Come lo definisce (r. 20-23)? 8. Perché Den è speciale? 9. In quali occasioni Den dimostra di non essere un bambino come gli altri? ANALIZZARE 10. Sara presenta i componenti della sua famiglia in modo simpatico e partecipe: ci sembra di vedere Scip con i suoi boccoli d’oro prendere furtivo lo shampoo, Den inginocchiato di fronte alle formiche, la mamma scappare via di casa con una sola manica di cappotto infilata… Dalle sue descrizioni trapelano i suoi sentimenti. Collega con frecce i sentimenti e i giudizi di Sara riguardo a ciascuna persona con le frasi del testo con cui sono espressi. 11. Quesito INVALSI La frase «È passato e andato, come i caravan di Endora» (r. 137) significa che il padre di Sara A. è morto C. è emigrato per lavoro B. ha lasciato la famiglia D. è andato a fare un viaggio in caravan LESSICO 12. L’autrice ha imitato il modo di scrivere di una ragazzina, per cui molte espressioni sono tratte dal “linguaggio gergale” che usano i giovani nel loro parlare quotidiano. Migliora tu lo stile, sostituendo ogni espressione con altre più appropriate in un testo scritto. • fregare: ............................ • incavolata: ...................... • mi scippa: ....................... • mica tanto roba da bambini: ......................................................................... • è una a posto: ....................................................................................................... • non si becchi: ........................................................................................................ 13. Quesito INVALSI Nella frase «vivo in una villetta a schiera con un fazzoletto di giardino davanti» (r. 2-3), il termine “fazzoletto” potrebbe essere sostituito da A. quadrato  B. pezzetto  C. ettaro  D. appezzamento ESPRIMERE E VALUTARE 14. Parlare Può il nome influenzare il comportamento di chi lo porta? Il piccolo pellerossa “Molti Trofei” ci spiega l’origine del suo nome: Mio nonno, che mi aveva imposto il nome, aveva detto a mia madre che avrei ottenuto tanti risultati, molti trofei nella vita e che sarei arrivato alla vecchiaia. In sogno aveva anche visto che sarei diventato un capo, e così decise di chiamarmi Molti Trofei. Tutti conoscevano il perché del mio nome, e anche da piccolo io mi sentii tenuto a eccellere sui miei coetanei, a diventare il loro capo. Dovevo VIVERE IL MIO NOME. (Adatt. da: Molti Trofei, Autobiografia di un capo Crow, Bompiani) Pensa alle tue qualità, a una caratteristica che ti piace molto e inventa il tuo nome pellerossa. E così farà ciascuno dei tuoi compagni. Compilate una tabella con il nome di origine e il nuovo nome che vi siete dati. Commentate insieme il risultato: vi sentite una tribù di amici? I nomi rispecchiano le qualità di ciascuno? 15. Scrivere Pensando ora alla tua famiglia, prova a dare a ciascun componente un “nome Sioux”: ovviamente devi anche scrivere per ciascuno la relativa spiegazione!