7. GLI STRUMENTI DEI POETI: LE FIGURE RETORICHE

STRUMENTI PER ANALIZZARE IL TESTO POETICO 7. GLI STRUMENTI DEI POETI: LE FIGURE RETORICHE I poeti, come hai visto, si servono delle parole con grande libertà, ed esse assumono spesso, a seconda del loro ordine, della loro posizione, dell’accordo o del contrasto reciproco, significati diversi dal comune, o esprimono più idee o sentimenti contemporaneamente. Questi modi particolari di servirsi delle parole sono molto frequenti e si allontanano dal normale uso linguistico e grammaticale: sono le cosiddette figure retoriche, che arricchiscono il significato di una frase, attribuendo maggior efficacia al linguaggio poetico. Figure retoriche di suono Spesso in una poesia la scelta delle parole non è determinata solo dal loro significato, ma anche dal loro suono, per dare una particolare musicalità al testo. “Quasi rime”: assonanza e consonanza Oltre alla rima, che già conosci, ci sono altre figure basate sulla ripetizione di suoni: le possiamo definire “quasi rime”, perché i suoni finali delle parole non sono uguali, ma hanno una forte somiglianza. • L’assonanza è la somiglianza di suoni tra due parole in cui sono uguali le vocali (a partire da quella dell’ultima sillaba su cui cade l’accento), mentre le consonanti sono diverse: frasca / rimasta - loro / volo - climi / mattini. • La consonanza è la somiglianza di suoni tra due parole in cui sono uguali le consonanti (a partire da quella dell’ultima sillaba su cui cade l’accento), mentre le vocali sono diverse: lotta / aspetta - velo / solo - inclina / lontana. L’allitterazione L’allitterazione è la ripetizione di un suono (vocale, consonante, sillaba) in un verso o in gruppi di versi. L’allitterazione contribuisce spesso ad aumentare la musicalità di una poesia. Per esempio, nella poesia Il tuono di Giovanni Pascoli, che hai letto alla pagina precedente, ci sono parecchie allitterazioni: E nella notte nera come il nulla, a un tratto, col fragor d’arduo dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto. - nel 1° verso c’è l’allitterazione della “n” - è un’allitterazione anche la ripetizione della vocale “o” e del gruppo consonantico “mb” - la più evidente è quella della consonante “r” da sola o nei gruppi “tr” e “fr” L’onomatopea L’onomatopea è la riproduzione o l’imitazione di un suono o di un rumore. Sono onomatopee: • i versi di animali e altre parole, prive di senso compiuto, che riproducono suoni e rumori: chicchirichì, miao, cip cip, din don, toc toc… • le parole di senso compiuto che tendono a riprodurre suoni e rumori: rombo, scroscio, sussurro, tintinnìo… Quali sono le onomatopee nei versi seguenti, tratti da una poesia di Pascoli? Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù… Tum Tum… - Chi picchia? Figure retoriche di significato Tra le figure retoriche, quelle che riguardano il significato sono le più interessanti perché, grazie alla sensibilità e alla fantasia dei poeti, trasformano il significato delle parole. La similitudine La similitudine è un confronto - di solito introdotto da come, simile a, quale, allo stesso modo… - tra elementi (un oggetto, una persona, un sentimento, un’azione…) che hanno una o più caratteristiche in comune o che comunque si assomigliano. Grazie alla similitudine con elementi noti al lettore, i poeti rendono più comprensibili concetti, situazioni, stati d’animo. Tu sei come una giovane, una bianca pollastra Tu sei come la rondine che torna in primavera. Ma in autunno riparte. (Umberto Saba) Spesso nelle poesie si trovano anche confronti più brevi: li chiamiamo paragoni. La metàfora «Mi sento uno straccio», «Questo film è un mattone»: senz’altro anche tu avrai usato nei tuoi discorsi frasi del genere, e non sapevi di servirti di una figura retorica tra le più frequenti: la metafora. La parola metafora deriva dal verbo greco metaférein, che significa “trasportare oltre”, e indica il trasferimento di significato da una parola a un’altra. La si può anche definire una similitudine abbreviata. Vorrei imitare Questo paese adagiato nel suo camice di neve (Giuseppe Ungaretti) La neve avvolge il paese come un camice avvolge il corpo di una persona. Camice e neve hanno due elementi in comune: sono avvolgenti e sono bianchi. Una chiesina dalla faccia centenaria tutta rughe. (Corrado Govoni) La chiesa è antica e la sua facciata sta cadendo in rovina, come il viso pieno di rughe di una persona di cento anni. L’antìtesi Se si mettono vicini due concetti o due immagini di senso opposto si dà loro maggior rilievo, facendo leva sul contrasto. Muovonsi opachi coi lucenti secchi gli uomini calmi in mezzo agli orti. (Sandro Penna) Gli uomini e i secchi sono descritti con aggettivi che indicano qualità opposte: opacità e lucentezza. … tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio. (Alessandro Manzoni) La doppia antitesi sottolinea i contrasti estremi toccati da Napoleone (ei) durante la sua vita: la fuga dopo la sconfitta e la vittoria, fu imperatore e fu mandato in esilio. La personificazione È la figura retorica che consiste nell’attribuire a un animale o a una cosa inanimata o astratta le caratteristiche e i sentimenti di una persona. Gli elementi della natura, gli oggetti o gli animali parlano, agiscono, provano emozioni e sentimenti come se fossero esseri umani. Ride attonita e smorta l’estate… lentamente socchiude i grandi occhi pesanti di stanchezza. (Hermann Hesse) L’estate sta per finire: il poeta la descrive come una persona che ride sempre più debolmente, che prova una grande stanchezza. Figure retoriche della sintassi Le figure retoriche della sintassi riguardano l’ordine delle parole: infatti nei versi le parole hanno spesso un ordine che non corrisponde a quello della nostra lingua quotidiana, per dare maggior risalto al termine che occupa il primo o l’ultimo posto o per esigenze ritmiche. Spesso troviamo una libera organizzazione sintattica della frase, per esempio il complemento oggetto può precedere il predicato verbale, il soggetto talvolta è posto alla fine della frase e così via. Ecco due tra le figure più comuni. RICORDA Per comprendere meglio il significato di una poesia è utile innanzitutto ricostruire i versi, disponendo le parole secondo l’ordine usuale della lingua italiana: soggetto, predicato, complemento oggetto. L’inversione È la modifica dell’ordine sintattico che normalmente hanno le parole nella frase. Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli… Già nelle valli risuonano canti di primavera. (Alceo) Come vedi nei due esempi sottolineati, il verbo precede il soggetto: normalmente diremmo «i cavalli ritornano, i canti risuonano», mentre nel linguaggio poetico l’ordine è invertito. … e la lucerna i biondi capi indora (Giovanni Pascoli) In questo caso è il complemento oggetto a precedere il verbo, mentre in prosa si direbbe «la lucerna indora i biondi capi». L’anàfora I poeti usano ripetere parole ed espressioni, per attribuire maggior forza ai concetti. Si dà il nome di anafora a questa figura retorica, quando la ripetizione di una parola o di un gruppo di parole si verifica all’inizio di più versi o di una strofa. Il coraggio non è il branco, è l’amico che in silenzio ti difende e sta al tuo fianco. Il coraggio son parole senza tanti paroloni, senza tante vanterie, senza fare gli sbruffoni. Il coraggio è una fatica che ti fa sentire bene e decidi che la fai anche se non ti conviene. (Janna Carioli) L’espressione Il coraggio all’inizio di ogni strofa e la parola senza, ripetuta all’inizio dei versi della seconda strofa, danno risalto alle diverse definizioni.
STRUMENTI PER ANALIZZARE IL TESTO POETICO 7. GLI STRUMENTI DEI POETI: LE FIGURE RETORICHE I poeti, come hai visto, si servono delle parole con grande libertà, ed esse assumono spesso, a seconda del loro ordine, della loro posizione, dell’accordo o del contrasto reciproco, significati diversi dal comune, o esprimono più idee o sentimenti contemporaneamente. Questi modi particolari di servirsi delle parole sono molto frequenti e si allontanano dal normale uso linguistico e grammaticale: sono le cosiddette figure retoriche, che arricchiscono il significato di una frase, attribuendo maggior efficacia al linguaggio poetico. Figure retoriche di suono Spesso in una poesia la scelta delle parole non è determinata solo dal loro significato, ma anche dal loro suono, per dare una particolare musicalità al testo. “Quasi rime”: assonanza e consonanza Oltre alla rima, che già conosci, ci sono altre figure basate sulla ripetizione di suoni: le possiamo definire “quasi rime”, perché i suoni finali delle parole non sono uguali, ma hanno una forte somiglianza. • L’assonanza è la somiglianza di suoni tra due parole in cui sono uguali le vocali (a partire da quella dell’ultima sillaba su cui cade l’accento), mentre le consonanti sono diverse: frasca / rimasta - loro / volo - climi / mattini. • La consonanza è la somiglianza di suoni tra due parole in cui sono uguali le consonanti (a partire da quella dell’ultima sillaba su cui cade l’accento), mentre le vocali sono diverse: lotta / aspetta - velo / solo - inclina / lontana. L’allitterazione L’allitterazione è la ripetizione di un suono (vocale, consonante, sillaba) in un verso o in gruppi di versi. L’allitterazione contribuisce spesso ad aumentare la musicalità di una poesia. Per esempio, nella poesia Il tuono di Giovanni Pascoli, che hai letto alla pagina precedente, ci sono parecchie allitterazioni: E nella notte nera come il nulla, a un tratto, col fragor d’arduo dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto. - nel 1° verso c’è l’allitterazione della “n” - è un’allitterazione anche la ripetizione della vocale “o” e del gruppo consonantico “mb” - la più evidente è quella della consonante “r” da sola o nei gruppi “tr” e “fr” L’onomatopea L’onomatopea è la riproduzione o l’imitazione di un suono o di un rumore. Sono onomatopee: • i versi di animali e altre parole, prive di senso compiuto, che riproducono suoni e rumori: chicchirichì, miao, cip cip, din don, toc toc… • le parole di senso compiuto che tendono a riprodurre suoni e rumori: rombo, scroscio, sussurro, tintinnìo… Quali sono le onomatopee nei versi seguenti, tratti da una poesia di Pascoli? Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù… Tum Tum… - Chi picchia? Figure retoriche di significato Tra le figure retoriche, quelle che riguardano il significato sono le più interessanti perché, grazie alla sensibilità e alla fantasia dei poeti, trasformano il significato delle parole. La similitudine La similitudine è un confronto - di solito introdotto da come, simile a, quale, allo stesso modo… - tra elementi (un oggetto, una persona, un sentimento, un’azione…) che hanno una o più caratteristiche in comune o che comunque si assomigliano. Grazie alla similitudine con elementi noti al lettore, i poeti rendono più comprensibili concetti, situazioni, stati d’animo. Tu sei come una giovane, una bianca pollastra Tu sei come la rondine che torna in primavera. Ma in autunno riparte. (Umberto Saba) Spesso nelle poesie si trovano anche confronti più brevi: li chiamiamo paragoni. La metàfora «Mi sento uno straccio», «Questo film è un mattone»: senz’altro anche tu avrai usato nei tuoi discorsi frasi del genere, e non sapevi di servirti di una figura retorica tra le più frequenti: la metafora. La parola metafora deriva dal verbo greco metaférein, che significa “trasportare oltre”, e indica il trasferimento di significato da una parola a un’altra. La si può anche definire una similitudine abbreviata. Vorrei imitare Questo paese adagiato nel suo camice di neve (Giuseppe Ungaretti) La neve avvolge il paese come un camice avvolge il corpo di una persona. Camice e neve hanno due elementi in comune: sono avvolgenti e sono bianchi. Una chiesina dalla faccia centenaria tutta rughe. (Corrado Govoni) La chiesa è antica e la sua facciata sta cadendo in rovina, come il viso pieno di rughe di una persona di cento anni. L’antìtesi Se si mettono vicini due concetti o due immagini di senso opposto si dà loro maggior rilievo, facendo leva sul contrasto. Muovonsi opachi coi lucenti secchi gli uomini calmi in mezzo agli orti. (Sandro Penna) Gli uomini e i secchi sono descritti con aggettivi che indicano qualità opposte: opacità e lucentezza. … tutto ei provò: la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il tristo esiglio. (Alessandro Manzoni) La doppia antitesi sottolinea i contrasti estremi toccati da Napoleone (ei) durante la sua vita: la fuga dopo la sconfitta e la vittoria, fu imperatore e fu mandato in esilio. La personificazione È la figura retorica che consiste nell’attribuire a un animale o a una cosa inanimata o astratta le caratteristiche e i sentimenti di una persona. Gli elementi della natura, gli oggetti o gli animali parlano, agiscono, provano emozioni e sentimenti come se fossero esseri umani. Ride attonita e smorta l’estate… lentamente socchiude i grandi occhi pesanti di stanchezza. (Hermann Hesse) L’estate sta per finire: il poeta la descrive come una persona che ride sempre più debolmente, che prova una grande stanchezza. Figure retoriche della sintassi Le figure retoriche della sintassi riguardano l’ordine delle parole: infatti nei versi le parole hanno spesso un ordine che non corrisponde a quello della nostra lingua quotidiana, per dare maggior risalto al termine che occupa il primo o l’ultimo posto o per esigenze ritmiche. Spesso troviamo una libera organizzazione sintattica della frase, per esempio il complemento oggetto può precedere il predicato verbale, il soggetto talvolta è posto alla fine della frase e così via. Ecco due tra le figure più comuni. RICORDA Per comprendere meglio il significato di una poesia è utile innanzitutto ricostruire i versi, disponendo le parole secondo l’ordine usuale della lingua italiana: soggetto, predicato, complemento oggetto. L’inversione È la modifica dell’ordine sintattico che normalmente hanno le parole nella frase. Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli… Già nelle valli risuonano canti di primavera. (Alceo) Come vedi nei due esempi sottolineati, il verbo precede il soggetto: normalmente diremmo «i cavalli ritornano, i canti risuonano», mentre nel linguaggio poetico l’ordine è invertito. … e la lucerna i biondi capi indora (Giovanni Pascoli) In questo caso è il complemento oggetto a precedere il verbo, mentre in prosa si direbbe «la lucerna indora i biondi capi». L’anàfora I poeti usano ripetere parole ed espressioni, per attribuire maggior forza ai concetti. Si dà il nome di anafora a questa figura retorica, quando la ripetizione di una parola o di un gruppo di parole si verifica all’inizio di più versi o di una strofa. Il coraggio non è il branco, è l’amico che in silenzio ti difende e sta al tuo fianco. Il coraggio son parole senza tanti paroloni, senza tante vanterie, senza fare gli sbruffoni. Il coraggio è una fatica che ti fa sentire bene e decidi che la fai anche se non ti conviene. (Janna Carioli) L’espressione Il coraggio all’inizio di ogni strofa e la parola senza, ripetuta all’inizio dei versi della seconda strofa, danno risalto alle diverse definizioni.