VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

Una strana graziosa neonata Gerald Durrell Poco prima della nostra partenza dal Paraguay un indiano era arrivato nel campo portando un sacco dal quale uscivano i più strani rumori. Parevano una combinazione tra le note lamentose di un violoncello e i versi di una scimmia con la laringite. Aperto il sacco, l’indiano ne trasse uno dei più graziosi neonati che io abbia mai visto. Si trattava di una femmina di formichiere gigante, e non doveva avere più di una settimana di vita. Aveva pressappoco le dimensioni di un corgie1, un mantello nero, grigio-cenere e bianco, un muso lungo e sottile, e due occhietti un po’ velati. L’indiano disse di averla trovata che vagava sola e piangente nella foresta. L’uomo pensava che la madre fosse stata uccisa da un giaguaro. L’arrivo di questa neonata mi mise in un bell’impiccio. Sapevo che sarei dovuto partire poco dopo e che l’aereo era così piccolo che si sarebbe dovuto abbandonare la maggior parte del nostro equipaggiamento per lasciare il posto a cinque o sei animali che eravamo ben decisi a portare con noi. A questo punto accettare un piccolo formichiere che pesava parecchio, richiedeva cure particolari, e bisognava nutrire col poppatoio, era pura follia. Inoltre, a prescindere da2 tutto il resto, a quanto sapevo nessuno aveva mai allevato un piccolo formichiere col poppatoio. Ma proprio mentre stavo per decidere di conseguenza, la piccola, sempre lamentandosi in modo penoso, scoprì d’un tratto la mia gamba e con un verso di gioia le diede la scalata, mi si accomodò in grembo e si addormentò. In silenzio, pagai all’indiano il prezzo che chiedeva, e così divenni padre di uno dei più simpatici figli che abbia mai avuto. La prima difficoltà si presentò quasi immediatamente. Avevamo un poppatoio ma avevamo esaurito la provvista di tettarelle. Fortunatamente una febbrile ricerca casa per casa nel villaggio in cui eravamo alloggiati portò alla scoperta di una tettarella di età veneranda3 e il cui aspetto dal punto di vista dell’igiene lasciava molto a desiderare. Dopo uno o due tentativi non riusciti, la piccola si adattò all’uso del poppatoio meglio di quanto avessi osato sperare, sebbene nutrirla fosse un’impresa penosa. I piccoli formichieri di quell’età stanno attaccati al dorso della madre, e la nostra, dato che noi eravamo diventati, se così si può dire, i suoi genitori, pretendeva di stare in groppa all’uno o all’altro dalla mattina alla sera. Sara era una bambina esemplare. Fra una poppata e l’altra stava tranquillamente distesa sul sacco, sbadigliando ogni tanto e mostrando una lingua appiccicaticcia di un colore grigio rosato lunga una quindicina di centimetri. Quando le davamo il poppatoio, succhiava con tale energia che la tettarella da rossa era diventata rosa-pallido, e il forellino si era allargato tanto da farci passare comodamente un fiammifero, e l’insieme si ripiegava malinconicamente sul collo del poppatoio. Quando dovemmo lasciare il Paraguay nel nostro aereo a quattro posti dall’aspetto così poco sicuro, Sara dormì tranquilla per tutto il volo, stesa in grembo a mia moglie, russando leggermente e di quando in quando lasciando uscire qualche bollicina dal naso. Appena arrivati a Buenos Aires, il nostro primo pensiero fu di fare un regalino alla piccola Sara: le avremmo comprato una bella tettarella nuova e lustra. Non fu impresa facile trovarla del colore, della forma e della misura giusti, poi, quando finalmente ci riuscimmo, l’applicammo al poppatoio e la presentammo a Sara. La piccola sembrò scandalizzata. Si mise a strillare selvaggiamente al solo pensiero di una tettarella nuova, e fece volare il poppatoio con un colpo ben assestato delle zampe. E non si calmò né volle saperne di nutrirsi finché non rimettemmo sul poppatoio la vecchia tettarella consunta. Dopo di allora se lo tenne sempre stretto a sé. Sara cresceva e si mostrava sempre più indipendente. Dopo il pasto della sera faceva una passeggiata per proprio conto nella stanza. Questo rappresentava un grande progresso, perché fino allora si metteva a urlare come un’ossessa se ci si allontanava più di trenta centimetri da lei. Dopo il giro d’ispezione le piaceva giocare, poi si fermava soddisfatta; allora bisognava stenderla a terra supina e farle il solletico sulla pancia per una decina di minuti, mentre lei andava in estasi e ci soffiava addosso bollicine di saliva. Dopodiché andava a dormire senza fare storie. Ma guai a cercare di metterla a letto senza farla giocare. Tirava calci, si dibatteva e strillava, comportandosi proprio come una bambina viziata. [Nonostante tutto l’affetto che legava i genitori adottivi a Sara, non era possibile tenere un formichiere gigante in casa, perciò il veterinario consigliò loro di portarla in uno zoo]. Dopo di allora abbiamo rivisto Sara solo di recente, quando andammo a trovarla allo zoo. Non ci vedeva da sei mesi e francamente credevo che ci avesse dimenticato. Per quanto sia un fanatico amante dei formichieri, sarei il primo ad ammettere che non sono creature dal cervello eccezionale; e bisogna dire che sei mesi sono lunghi. Ma, appena la chiamammo, saltò fuori dal suo giaciglio e si precipitò vicino alla rete per leccarci. Entrammo persino nella sua gabbia e giocammo con lei. Questo significava che ci aveva riconosciuto perché nessun altro all’infuori del suo guardiano osava entrare. Alla fine ci accomiatammo da lei un po’ tristemente e la lasciammo seduta sulla paglia a soffiare bollicine nella nostra direzione. Mia moglie disse: - È un po’ come se lasciassimo la nostra bambina in collegio. Per quanto riguarda Sara, noi siamo indubbiamente i suoi genitori adottivi. Ieri abbiamo ricevuto buone notizie; ci è stato comunicato che Sara ha un compagno. Lui è ancora troppo giovane per il matrimonio, ma presto raggiungerà l’età adatta. Chissà, forse tra un anno potremmo essere nonni di un grazioso e vivace formichierino! (Tratto da: G. Durrell, Incontri con animali, Adelphi) Il testo Uno zoologo si trova a dover allevare un cucciolo di formichiere gigante, un animale veramente insolito nel nostro ambiente, per il quale egli diventa proprio come un genitore adottivo. L’autore Gerald Durrell (1925-1995), zoologo e scrittore inglese, trascorse alcuni anni della sua infanzia nell’isola greca di Corfù, dove scoprì la sua grande passione per la natura. Nel 1958 realizzò il sogno della sua vita fondando nell’isola di Jersey, nel Canale della Manica, il Jersey Zoological Park. Qualche anno dopo fondò anche un’organizzazione per la preservazione delle specie a rischio di estinzione. Questo brano è ambientato nell’America del Sud intorno alla metà del Novecento. 1. corgie: varietà di cane, diffusa specialmente nel Galles, simile al nostro volpino. Il formichiere adulto raggiunge le dimensioni di un grosso cane lupo. 2. a prescindere da: senza tenere in considerazione, trascurando. 3. veneranda: molto avanzata. Letteralmente significa “degna di venerazione, di rispetto”. In questo caso è un’espressione scherzosa per dire che si tratta di una tettarella molto vecchia. 4. avvinta: stretta, aggrappata. USA IL DIZIONARIO Tenendo conto della sua etimologia, cioè della parola da cui deriva, spiega il significato dell’aggettivo “esemplare”. COMPRENDERE 1. Qual è la prima difficoltà cui va incontro l’autore quando decide di tenere il cucciolo di formichiere? 2. Perché prepara per il piccolo formichiere un sacco pieno di paglia? 3. Come reagisce Sara alla nuova tettarella? 4. In che cosa consiste il “grande progresso”? Che cosa significa? LESSICO 5. «Un sacco dal quale uscivano i più strani rumori» (r. 2-3): questa immagine iniziale crea subito nel lettore curiosità e attesa, perché dà l’idea che il sacco contenga un essere insolito e misterioso. Ma già dalla frase successiva l’autore ci fa comprendere che la strana creatura, con i suoi versi, esprime emozioni che potrebbero essere di qualunque vivente, anche umano. Nel seguente elenco sottolinea i termini che, secondo te, possono rendere gli stati d’animo provati dal piccolo formichiere: allegria • paura • fame • sonno • insicurezza • gioia • aggressività • tristezza 6. «La piccola […] scoprì d’un tratto la mia gamba e con un verso di gioia le diede la scalata» (r. 21-22): questa espressione metaforica, cioè appartenente al linguaggio connotativo, può essere sostituita da un verbo denotativo. Quale tra i seguenti rende meglio l’idea? ☐ si arrampicò ☐ la scavalcò ☐ si aggrappò 7. Quesito INVALSI L’espressione “avvinghiata a quel surrogato di genitore” (r. 52-53) significa: A. stringendo saldamente quello che aveva eliminato il genitore B. stringendo saldamente quello che aveva cambiato il genitore C. stringendo saldamente quello che aveva sostituito il genitore D. stringendo saldamente quello che era il suo genitore 8. Quesito INVALSI L’espressione “non sono creature dal cervello eccezionale” (r. 91-92) significa che i formichieri sono animali A. eccezionalmente intelligenti B. abbastanza intelligenti C. di scarsa intelligenza D. per nulla intelligenti 9. Quesito INVALSI Nella frase “un indiano era arrivato nel campo portando un sacco dal quale uscivano i più strani rumori” (r. 1-3) qual è il soggetto di “uscivano”? 10. Quesito INVALSI Nella frase “divenni padre di uno dei più simpatici figli che abbia mai avuto” (r. 24-25) l’aggettivo qualificativo “simpatici” è al grado A. superlativo assoluto B. superlativo relativo C. comparativo D. positivo ANALIZZARE 11. La descrizione del formichiere presenta alcune informazioni oggettive sull’aspetto fisico dell’animale: sottolineale sul testo. 12. «Sara era una bambina esemplare» (r. 56): nella descrizione il piccolo formichiere viene umanizzato, al punto che l’autore si definisce “genitore adottivo” dell’animale. Rintraccia nel testo tutte le espressioni che si riferiscono al formichiere come a un bambino e, conseguentemente, all’autore come a un papà. L’esercizio è avviato, completa sui puntini. • uno dei più graziosi neonati • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. ESPRIMERE E VALUTARE 13. Parlare Come saprai, è molto difficile conquistare la fiducia degli animali selvatici e riuscire ad allevarli in cattività. Negli zoo difficilmente essi si riproducono e molti non riescono a sopravvivere, poiché si sentono troppo infelici. Per queste ragioni, in Italia gli zoo sono stati chiusi e sono stati sostituiti, talvolta, dagli zoo safari o dai bioparchi. Sei mai stato in luoghi del genere? Che sensazioni hanno suscitato in te gli animali che hai visto? Pensi comunque che sia una buona soluzione, o ritieni che gli animali debbano vivere soltanto in libertà e nel loro ambiente naturale? Confronta in classe le risposte.
Una strana graziosa neonata Gerald Durrell Poco prima della nostra partenza dal Paraguay un indiano era arrivato nel campo portando un sacco dal quale uscivano i più strani rumori. Parevano una combinazione tra le note lamentose di un violoncello e i versi di una scimmia con la laringite. Aperto il sacco, l’indiano ne trasse uno dei più graziosi neonati che io abbia mai visto. Si trattava di una femmina di formichiere gigante, e non doveva avere più di una settimana di vita. Aveva pressappoco le dimensioni di un corgie1, un mantello nero, grigio-cenere e bianco, un muso lungo e sottile, e due occhietti un po’ velati. L’indiano disse di averla trovata che vagava sola e piangente nella foresta. L’uomo pensava che la madre fosse stata uccisa da un giaguaro. L’arrivo di questa neonata mi mise in un bell’impiccio. Sapevo che sarei dovuto partire poco dopo e che l’aereo era così piccolo che si sarebbe dovuto abbandonare la maggior parte del nostro equipaggiamento per lasciare il posto a cinque o sei animali che eravamo ben decisi a portare con noi. A questo punto accettare un piccolo formichiere che pesava parecchio, richiedeva cure particolari, e bisognava nutrire col poppatoio, era pura follia. Inoltre, a prescindere da2 tutto il resto, a quanto sapevo nessuno aveva mai allevato un piccolo formichiere col poppatoio. Ma proprio mentre stavo per decidere di conseguenza, la piccola, sempre lamentandosi in modo penoso, scoprì d’un tratto la mia gamba e con un verso di gioia le diede la scalata, mi si accomodò in grembo e si addormentò. In silenzio, pagai all’indiano il prezzo che chiedeva, e così divenni padre di uno dei più simpatici figli che abbia mai avuto. La prima difficoltà si presentò quasi immediatamente. Avevamo un poppatoio ma avevamo esaurito la provvista di tettarelle. Fortunatamente una febbrile ricerca casa per casa nel villaggio in cui eravamo alloggiati portò alla scoperta di una tettarella di età veneranda3 e il cui aspetto dal punto di vista dell’igiene lasciava molto a desiderare. Dopo uno o due tentativi non riusciti, la piccola si adattò all’uso del poppatoio meglio di quanto avessi osato sperare, sebbene nutrirla fosse un’impresa penosa. I piccoli formichieri di quell’età stanno attaccati al dorso della madre, e la nostra, dato che noi eravamo diventati, se così si può dire, i suoi genitori, pretendeva di stare in groppa all’uno o all’altro dalla mattina alla sera. Sara era una bambina esemplare. Fra una poppata e l’altra stava tranquillamente distesa sul sacco, sbadigliando ogni tanto e mostrando una lingua appiccicaticcia di un colore grigio rosato lunga una quindicina di centimetri. Quando le davamo il poppatoio, succhiava con tale energia che la tettarella da rossa era diventata rosa-pallido, e il forellino si era allargato tanto da farci passare comodamente un fiammifero, e l’insieme si ripiegava malinconicamente sul collo del poppatoio. Quando dovemmo lasciare il Paraguay nel nostro aereo a quattro posti dall’aspetto così poco sicuro, Sara dormì tranquilla per tutto il volo, stesa in grembo a mia moglie, russando leggermente e di quando in quando lasciando uscire qualche bollicina dal naso. Appena arrivati a Buenos Aires, il nostro primo pensiero fu di fare un regalino alla piccola Sara: le avremmo comprato una bella tettarella nuova e lustra. Non fu impresa facile trovarla del colore, della forma e della misura giusti, poi, quando finalmente ci riuscimmo, l’applicammo al poppatoio e la presentammo a Sara. La piccola sembrò scandalizzata. Si mise a strillare selvaggiamente al solo pensiero di una tettarella nuova, e fece volare il poppatoio con un colpo ben assestato delle zampe. E non si calmò né volle saperne di nutrirsi finché non rimettemmo sul poppatoio la vecchia tettarella consunta. Dopo di allora se lo tenne sempre stretto a sé. Sara cresceva e si mostrava sempre più indipendente. Dopo il pasto della sera faceva una passeggiata per proprio conto nella stanza. Questo rappresentava un grande progresso, perché fino allora si metteva a urlare come un’ossessa se ci si allontanava più di trenta centimetri da lei. Dopo il giro d’ispezione le piaceva giocare, poi si fermava soddisfatta; allora bisognava stenderla a terra supina e farle il solletico sulla pancia per una decina di minuti, mentre lei andava in estasi e ci soffiava addosso bollicine di saliva. Dopodiché andava a dormire senza fare storie. Ma guai a cercare di metterla a letto senza farla giocare. Tirava calci, si dibatteva e strillava, comportandosi proprio come una bambina viziata. [Nonostante tutto l’affetto che legava i genitori adottivi a Sara, non era possibile tenere un formichiere gigante in casa, perciò il veterinario consigliò loro di portarla in uno zoo]. Dopo di allora abbiamo rivisto Sara solo di recente, quando andammo a trovarla allo zoo. Non ci vedeva da sei mesi e francamente credevo che ci avesse dimenticato. Per quanto sia un fanatico amante dei formichieri, sarei il primo ad ammettere che non sono creature dal cervello eccezionale; e bisogna dire che sei mesi sono lunghi. Ma, appena la chiamammo, saltò fuori dal suo giaciglio e si precipitò vicino alla rete per leccarci. Entrammo persino nella sua gabbia e giocammo con lei. Questo significava che ci aveva riconosciuto perché nessun altro all’infuori del suo guardiano osava entrare. Alla fine ci accomiatammo da lei un po’ tristemente e la lasciammo seduta sulla paglia a soffiare bollicine nella nostra direzione. Mia moglie disse: - È un po’ come se lasciassimo la nostra bambina in collegio. Per quanto riguarda Sara, noi siamo indubbiamente i suoi genitori adottivi. Ieri abbiamo ricevuto buone notizie; ci è stato comunicato che Sara ha un compagno. Lui è ancora troppo giovane per il matrimonio, ma presto raggiungerà l’età adatta. Chissà, forse tra un anno potremmo essere nonni di un grazioso e vivace formichierino! (Tratto da: G. Durrell, Incontri con animali, Adelphi) Il testo Uno zoologo si trova a dover allevare un cucciolo di formichiere gigante, un animale veramente insolito nel nostro ambiente, per il quale egli diventa proprio come un genitore adottivo. L’autore Gerald Durrell (1925-1995), zoologo e scrittore inglese, trascorse alcuni anni della sua infanzia nell’isola greca di Corfù, dove scoprì la sua grande passione per la natura. Nel 1958 realizzò il sogno della sua vita fondando nell’isola di Jersey, nel Canale della Manica, il Jersey Zoological Park. Qualche anno dopo fondò anche un’organizzazione per la preservazione delle specie a rischio di estinzione. Questo brano è ambientato nell’America del Sud intorno alla metà del Novecento. 1. corgie: varietà di cane, diffusa specialmente nel Galles, simile al nostro volpino. Il formichiere adulto raggiunge le dimensioni di un grosso cane lupo. 2. a prescindere da: senza tenere in considerazione, trascurando. 3. veneranda: molto avanzata. Letteralmente significa “degna di venerazione, di rispetto”. In questo caso è un’espressione scherzosa per dire che si tratta di una tettarella molto vecchia. 4. avvinta: stretta, aggrappata. USA IL DIZIONARIO Tenendo conto della sua etimologia, cioè della parola da cui deriva, spiega il significato dell’aggettivo “esemplare”. COMPRENDERE 1. Qual è la prima difficoltà cui va incontro l’autore quando decide di tenere il cucciolo di formichiere? 2. Perché prepara per il piccolo formichiere un sacco pieno di paglia? 3. Come reagisce Sara alla nuova tettarella? 4. In che cosa consiste il “grande progresso”? Che cosa significa? LESSICO 5. «Un sacco dal quale uscivano i più strani rumori» (r. 2-3): questa immagine iniziale crea subito nel lettore curiosità e attesa, perché dà l’idea che il sacco contenga un essere insolito e misterioso. Ma già dalla frase successiva l’autore ci fa comprendere che la strana creatura, con i suoi versi, esprime emozioni che potrebbero essere di qualunque vivente, anche umano. Nel seguente elenco sottolinea i termini che, secondo te, possono rendere gli stati d’animo provati dal piccolo formichiere: allegria • paura • fame • sonno • insicurezza • gioia • aggressività • tristezza 6. «La piccola […] scoprì d’un tratto la mia gamba e con un verso di gioia le diede la scalata» (r. 21-22): questa espressione metaforica, cioè appartenente al linguaggio connotativo, può essere sostituita da un verbo denotativo. Quale tra i seguenti rende meglio l’idea? ☐ si arrampicò ☐ la scavalcò ☐ si aggrappò 7. Quesito INVALSI L’espressione “avvinghiata a quel surrogato di genitore” (r. 52-53) significa: A. stringendo saldamente quello che aveva eliminato il genitore B. stringendo saldamente quello che aveva cambiato il genitore C. stringendo saldamente quello che aveva sostituito il genitore D. stringendo saldamente quello che era il suo genitore 8. Quesito INVALSI L’espressione “non sono creature dal cervello eccezionale” (r. 91-92) significa che i formichieri sono animali A. eccezionalmente intelligenti B. abbastanza intelligenti C. di scarsa intelligenza D. per nulla intelligenti 9. Quesito INVALSI Nella frase “un indiano era arrivato nel campo portando un sacco dal quale uscivano i più strani rumori” (r. 1-3) qual è il soggetto di “uscivano”? 10. Quesito INVALSI Nella frase “divenni padre di uno dei più simpatici figli che abbia mai avuto” (r. 24-25) l’aggettivo qualificativo “simpatici” è al grado A. superlativo assoluto B. superlativo relativo  C. comparativo D. positivo ANALIZZARE 11. La descrizione del formichiere presenta alcune informazioni oggettive sull’aspetto fisico dell’animale: sottolineale sul testo. 12. «Sara era una bambina esemplare» (r. 56): nella descrizione il piccolo formichiere viene umanizzato, al punto che l’autore si definisce “genitore adottivo” dell’animale. Rintraccia nel testo tutte le espressioni che si riferiscono al formichiere come a un bambino e, conseguentemente, all’autore come a un papà. L’esercizio è avviato, completa sui puntini. • uno dei più graziosi neonati • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. • .............................................. ESPRIMERE E VALUTARE 13. Parlare Come saprai, è molto difficile conquistare la fiducia degli animali selvatici e riuscire ad allevarli in cattività. Negli zoo difficilmente essi si riproducono e molti non riescono a sopravvivere, poiché si sentono troppo infelici. Per queste ragioni, in Italia gli zoo sono stati chiusi e sono stati sostituiti, talvolta, dagli zoo safari o dai bioparchi. Sei mai stato in luoghi del genere? Che sensazioni hanno suscitato in te gli animali che hai visto? Pensi comunque che sia una buona soluzione, o ritieni che gli animali debbano vivere soltanto in libertà e nel loro ambiente naturale? Confronta in classe le risposte.