VERIFICA FORMATIVA con autovalutazione

VERIFICA FORMATIVA con autovalutazione Una mente eccezionale Roald Dahl Matilde cominciò ad andare a scuola abbastanza tardi. La maggior parte dei bambini inglesi va alle elementari anche prima dei cinque anni. Matilde, naturalmente, finì in prima insieme ad altri diciotto bambini. La maestra, la signorina Dolcemiele, era mite e tranquilla, non alzava mai la voce e sorrideva di rado, ma aveva la rara capacità di farsi amare al primo sguardo dai propri alunni. Li capiva e li sapeva apprezzare. Dopo aver fatto l’appello, la maestra consegnò a ciascun bambino un quaderno nuovo fiammante. - Spero che ognuno di voi abbia una matita. - Sì, signorina Dolcemiele - risposero in coro. - Bene. Oggi è il primo giorno di scuola, per voi; l’inizio di molti, lunghi anni di studio, e cinque di questi anni li passerete proprio qui in questa scuola. Quanto a me, io vorrei insegnarvi il più possibile, finché siete nella mia classe, perché so che vi faciliterà lo studio, più avanti. Entro la fine della settimana, per esempio, dovrete imparare a memoria la tabellina del due. E spero che entro l’anno le saprete tutte, fino a quella del dieci. Se ci riuscirete, ne sarete molto avvantaggiati. C’è qualcuno che già conosce la tabellina del due? Matilde alzò la mano. Era l’unica. La signorina Dolcemiele guardò con attenzione la bambina dai capelli scuri e dal viso tondo e serio, seduta al secondo banco. - Meraviglioso! Vuoi alzarti e recitarla, per vedere fin dove arrivi? Matilde si alzò e cominciò, ma non si fermò certo a: “Dieci per due fa venti”. Continuò con: “Due per undici fa ventidue, due per dodici fa ventiquattro, due per tredici fa ventisei, due per quattordici...”. - Va bene! - esclamò la signorina Dolcemiele, che era rimasta senza parole a sentire la placida voce di Matilde, poi chiese: - Fino a dove sai arrivare? - Non lo so esattamente - disse Matilde - ma abbastanza lontano, credo. La maestra ci mise qualche istante per digerire la curiosa affermazione. - Vuoi dire che saresti in grado di dirmi quanto fa due per ventotto? - Sì, signorina. - E quanto fa? - Cinquantasei. - Proviamo qualcosa di più difficile: due per quattrocentottantasette. Sai dirmelo? - Credo di sì. - Allora dimmelo. - Novecentosettantaquattro - rispose senza esitare Matilde, con voce sommessa, cercando di non mettersi in mostra. La signorina Dolcemiele la fissò sbalordita, ma quando riprese a parlare la sua voce era pacata. - Splendido, veramente! Certo che la tabellina del due è più facile delle altre. Sai anche quella del tre? - Sì. - E quella del quattro? - Sì. - Insomma quante tabelline sai, Matilde? Fino a quella del dieci? - Sì, signorina Dolcemiele. - E quanto fa dieci per sette? - Settanta - rispose Matilde. La signorina Dolcemiele fece una pausa e si appoggiò allo schienale della sedia, dietro alla cattedra sistemata in mezzo all’aula. Era piuttosto scossa, ma cercò di non farlo vedere. Non le era mai capitato di incontrare un bambino di cinque anni (e, se è per questo, neanche di dieci) che sapesse fare le moltiplicazioni con una simile facilità. - Spero che abbiate fatto attenzione - disse, rivolgendosi alla classe. - Matilde è una bambina molto fortunata. Ha genitori meravigliosi che le hanno già insegnato a fare le moltiplicazioni. È stata la tua mamma ad aiutarti? - No, non è stata lei. - Allora devi avere un bravissimo papà. Un maestro davvero eccellente. - No, signorina Dolcemiele - disse Matilde a voce bassa. - Non me le ha insegnate mio padre. - Vuoi dire che hai imparato da sola? - Non lo so con precisione - confessò Matilde (ed era la verità). - È solo che mi riesce facile moltiplicare i numeri. La signorina Dolcemiele inspirò ed espirò profondamente. Fissò di nuovo la bambina dagli occhi vispi in piedi dietro al banco, con quell’aria ragionevole e seria. - Cosa vuol dire che «ti riesce facile»? Non potresti spiegarti meglio? - Ma... non so... La signorina Dolcemiele rimase in attesa, mentre la classe taceva. - Per esempio, se ti chiedessi di moltiplicare quattordici per diciannove. O forse è troppo difficile. - Fa duecentosessantasei - rispose piano Matilde. La maestra la fissò, poi prese una matita e fece velocemente l’operazione su un pezzo di carta. - Quanto hai detto che fa? - Duecentosessantasei. La signorina Dolcemiele posò la matita, si tolse gli occhiali e li pulì con un fazzoletto di carta. La classe, silenziosa, la guardava in attesa dei prossimi sviluppi. Matilde era sempre in piedi accanto al banco. - Ora dimmi, Matilde - disse la maestra, continuando a pulirsi gli occhiali. - Cosa succede nella tua mente quando devi fare una moltiplicazione di questo tipo? Dovrai pur fare i tuoi calcoli, ma sembra che tu trovi la risposta quasi all’istante, come nel caso dell’ultima operazione. - Ma io... io mi limito a pensare al quattordici, e lo moltiplico per diciannove. Proprio non saprei come spiegarlo. Mi sono sempre detta che se un computer può farlo, perché non dovrei riuscirci anch’io? - Già, perché no? - disse la signorina Dolcemiele. - Il cervello umano è qualcosa di sorprendente. - Secondo me è molto più in gamba di un pezzo di metallo - disse Matilde. - In fondo un computer non è altro che questo. La signorina Dolcemiele aveva i brividi. Ormai era certa di avere a che fare con un’intelligenza matematica davvero straordinaria, e le passarono per la mente parole come «bambina prodigio» e «piccolo genio». Sapeva che una o due volte in cent’anni nasce una mente eccezionale; Mozart, per esempio, aveva solo cinque anni quando cominciò a comporre musica, e guarda un po’ com’è andato a finire. - Non è giusto - protestò Violetta. - Perché lei è capace e noi no? - Non preoccuparti, Violetta. Vedrai che non ci metterete molto a raggiungerla - disse la signorina Dolcemiele, sapendo di mentire. (Tratto da: R. Dahl, Matilde, Salani) COMPRENSIONE 1. Qual è la “curiosa affermazione” con cui Matilde stupisce la maestra? A. No, signorina Dolcemiele… Non me le ha insegnate mio padre. B. Non lo so con precisione… È solo che mi riesce facile moltiplicare i numeri. C. Non lo so esattamente. Ma abbastanza lontano, credo. D. Fa duecentosessantasei. 2. Espressioni come “con voce sommessa” (righe 36-37), “a voce bassa” (riga 60), “rispose piano” (riga 73) ci fanno capire che Matilde è una bambina che A. vuole subito far capire alla maestra di essere un genio della matematica B. desidera imporre la propria superiorità nei confronti dei compagni C. sa di avere una dote sorprendente ma non vuole vantarsene di fronte alla classe D. è talmente timida e timorosa di sbagliare che quasi non osa rispondere alle domande 3. La signorina Dolcemiele si toglie gli occhiali e li pulisce a lungo perché sta A. pensando a una nuova domanda più difficile per Matilde B. riflettendo sulla straordinaria abilità di calcolo di Matilde C. aspettando che Matilde le dia una spiegazione soddisfacente D. tentando di capire se Matilde vuole prendersi gioco di lei 4. Quale tra le seguenti affermazioni contiene il fatto centrale del testo? A. Matilde si iscrive a scuola in ritardo B. La signorina Dolcemiele sa capire i ragazzi C. Matilde ha straordinarie doti matematiche D. La «bambina prodigio» non vuole mettersi in mostra 5. La signorina Dolcemiele rassicura Violetta “sapendo di mentire” (riga 99) perché A. la matematica è una tra le materie più difficili da imparare nella scuola B. per le menti normali è impossibile imitare il talento di Matilde C. sa che Violetta e i suoi compagni non sono portati per la matematica D. Matilde è di sicuro una bambina più fortunata rispetto ai suoi compagni LESSICO 6. Quali doti, in base al testo, si possono attribuire alla maestra? Metti una crocetta per ogni riga. a. mite b. irascibile c. seria d. comprensiva e. severa f. tranquilla 7. Nella frase «non alzava mai la voce e sorrideva di rado» (righe 4-5) l’espressione “di rado” significa A. talvolta B. spesso C. raramente D. mai 8. L’espressione “nuovo fiammante” (riga 8) significa che il quaderno è A. tanto nuovo da brillare B. nuovissimo, mai usato C. color fiamma D. chiaro e dorato 9. Scrivi quale parola sostituisce il pronome “le” nella frase «E spero che entro l’anno le saprete tutte» (righe 15-16). 10. Indica il significato dell’aggettivo “placida” (riga 25) riferito alla voce di Matilde. A. fredda, distaccata B. calda, asciutta C. nervosa, agitata D. calma, pacata 11. Nella frase «La maestra ci mise qualche istante per digerire la curiosa affermazione» (riga 27) il verbo “digerire” è usato in senso figurato. Tieni conto di questa informazione e completa la frase con il termine corretto, scelto tra i seguenti: giustificare • approvare • accettare • sopportare In senso letterale “digerire” significa trasformare il cibo ricavandone il nutrimento. Nella frase del testo, invece, “digerire” esprime la difficoltà della maestra di .......................................................... come cosa normale l’affermazione di Matilde. ANALISI DEL TESTO NARRATIVO 12. Rifletti sul testo narrativo che hai letto. a. In quale Paese si svolge la vicenda narrata? A. Italia B. Francia C. Stati Uniti D. Inghilterra b. Da quale espressione, nella parte iniziale del testo, hai ricavato l’informazione corretta? Trascrivila. 13. In quale ambiente si svolge la vicenda? 14. Quando si svolge il racconto? A. L’ultimo giorno di scuola elementare B. Il primo giorno di scuola media C. Il primo giorno di scuola elementare D. Non è possibile determinarlo 15. Indica in quale epoca si svolge la vicenda raccontata. A. Molti anni fa B. Un secolo fa C. Ai nostri giorni D. In un tempo indeterminato 16. Quale oggetto nominato nel testo ti ha permesso di capirlo? 17. Quanto dura la scena descritta? A. Una parte della mattina B. Alcuni giorni C. Cinque anni D. L’intera giornata di scuola 18. Indica il ruolo dei personaggi nella vicenda. Metti una crocetta per ogni riga. a. genitori di Matilde b. compagni di classe (tra cui Violetta) c. Matilde d. signorina Dolcemiele AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........
VERIFICA FORMATIVA con autovalutazione Una mente eccezionale Roald Dahl Matilde cominciò ad andare a scuola abbastanza tardi. La maggior parte dei bambini inglesi va alle elementari anche prima dei cinque anni. Matilde, naturalmente, finì in prima insieme ad altri diciotto bambini. La maestra, la signorina Dolcemiele, era mite e tranquilla, non alzava mai la voce e sorrideva di rado, ma aveva la rara capacità di farsi amare al primo sguardo dai propri alunni. Li capiva e li sapeva apprezzare. Dopo aver fatto l’appello, la maestra consegnò a ciascun bambino un quaderno nuovo fiammante. - Spero che ognuno di voi abbia una matita. - Sì, signorina Dolcemiele - risposero in coro. - Bene. Oggi è il primo giorno di scuola, per voi; l’inizio di molti, lunghi anni di studio, e cinque di questi anni li passerete proprio qui in questa scuola. Quanto a me, io vorrei insegnarvi il più possibile, finché siete nella mia classe, perché so che vi faciliterà lo studio, più avanti. Entro la fine della settimana, per esempio, dovrete imparare a memoria la tabellina del due. E spero che entro l’anno le saprete tutte, fino a quella del dieci. Se ci riuscirete, ne sarete molto avvantaggiati. C’è qualcuno che già conosce la tabellina del due? Matilde alzò la mano. Era l’unica. La signorina Dolcemiele guardò con attenzione la bambina dai capelli scuri e dal viso tondo e serio, seduta al secondo banco. - Meraviglioso! Vuoi alzarti e recitarla, per vedere fin dove arrivi? Matilde si alzò e cominciò, ma non si fermò certo a: “Dieci per due fa venti”. Continuò con: “Due per undici fa ventidue, due per dodici fa ventiquattro, due per tredici fa ventisei, due per quattordici...”. - Va bene! - esclamò la signorina Dolcemiele, che era rimasta senza parole a sentire la placida voce di Matilde, poi chiese: - Fino a dove sai arrivare? - Non lo so esattamente - disse Matilde - ma abbastanza lontano, credo. La maestra ci mise qualche istante per digerire la curiosa affermazione. - Vuoi dire che saresti in grado di dirmi quanto fa due per ventotto? - Sì, signorina. - E quanto fa? - Cinquantasei. - Proviamo qualcosa di più difficile: due per quattrocentottantasette. Sai dirmelo? - Credo di sì. - Allora dimmelo. - Novecentosettantaquattro - rispose senza esitare Matilde, con voce sommessa, cercando di non mettersi in mostra. La signorina Dolcemiele la fissò sbalordita, ma quando riprese a parlare la sua voce era pacata. - Splendido, veramente! Certo che la tabellina del due è più facile delle altre. Sai anche quella del tre? - Sì. - E quella del quattro? - Sì. - Insomma quante tabelline sai, Matilde? Fino a quella del dieci? - Sì, signorina Dolcemiele. - E quanto fa dieci per sette? - Settanta - rispose Matilde. La signorina Dolcemiele fece una pausa e si appoggiò allo schienale della sedia, dietro alla cattedra sistemata in mezzo all’aula. Era piuttosto scossa, ma cercò di non farlo vedere. Non le era mai capitato di incontrare un bambino di cinque anni (e, se è per questo, neanche di dieci) che sapesse fare le moltiplicazioni con una simile facilità. - Spero che abbiate fatto attenzione - disse, rivolgendosi alla classe. - Matilde è una bambina molto fortunata. Ha genitori meravigliosi che le hanno già insegnato a fare le moltiplicazioni. È stata la tua mamma ad aiutarti? - No, non è stata lei. - Allora devi avere un bravissimo papà. Un maestro davvero eccellente. - No, signorina Dolcemiele - disse Matilde a voce bassa. - Non me le ha insegnate mio padre. - Vuoi dire che hai imparato da sola? - Non lo so con precisione - confessò Matilde (ed era la verità). - È solo che mi riesce facile moltiplicare i numeri. La signorina Dolcemiele inspirò ed espirò profondamente. Fissò di nuovo la bambina dagli occhi vispi in piedi dietro al banco, con quell’aria ragionevole e seria. - Cosa vuol dire che «ti riesce facile»? Non potresti spiegarti meglio? - Ma... non so... La signorina Dolcemiele rimase in attesa, mentre la classe taceva. - Per esempio, se ti chiedessi di moltiplicare quattordici per diciannove. O forse è troppo difficile. - Fa duecentosessantasei - rispose piano Matilde. La maestra la fissò, poi prese una matita e fece velocemente l’operazione su un pezzo di carta. - Quanto hai detto che fa? - Duecentosessantasei. La signorina Dolcemiele posò la matita, si tolse gli occhiali e li pulì con un fazzoletto di carta. La classe, silenziosa, la guardava in attesa dei prossimi sviluppi. Matilde era sempre in piedi accanto al banco. - Ora dimmi, Matilde - disse la maestra, continuando a pulirsi gli occhiali. - Cosa succede nella tua mente quando devi fare una moltiplicazione di questo tipo? Dovrai pur fare i tuoi calcoli, ma sembra che tu trovi la risposta quasi all’istante, come nel caso dell’ultima operazione. - Ma io... io mi limito a pensare al quattordici, e lo moltiplico per diciannove. Proprio non saprei come spiegarlo. Mi sono sempre detta che se un computer può farlo, perché non dovrei riuscirci anch’io? - Già, perché no? - disse la signorina Dolcemiele. - Il cervello umano è qualcosa di sorprendente. - Secondo me è molto più in gamba di un pezzo di metallo - disse Matilde. - In fondo un computer non è altro che questo. La signorina Dolcemiele aveva i brividi. Ormai era certa di avere a che fare con un’intelligenza matematica davvero straordinaria, e le passarono per la mente parole come «bambina prodigio» e «piccolo genio». Sapeva che una o due volte in cent’anni nasce una mente eccezionale; Mozart, per esempio, aveva solo cinque anni quando cominciò a comporre musica, e guarda un po’ com’è andato a finire. - Non è giusto - protestò Violetta. - Perché lei è capace e noi no? - Non preoccuparti, Violetta. Vedrai che non ci metterete molto a raggiungerla - disse la signorina Dolcemiele, sapendo di mentire. (Tratto da: R. Dahl, Matilde, Salani) COMPRENSIONE 1. Qual è la “curiosa affermazione” con cui Matilde stupisce la maestra? A. No, signorina Dolcemiele… Non me le ha insegnate mio padre. B. Non lo so con precisione… È solo che mi riesce facile moltiplicare i numeri. C. Non lo so esattamente. Ma abbastanza lontano, credo. D. Fa duecentosessantasei. 2. Espressioni come “con voce sommessa” (righe 36-37), “a voce bassa” (riga 60), “rispose piano” (riga 73) ci fanno capire che Matilde è una bambina che A. vuole subito far capire alla maestra di essere un genio della matematica B. desidera imporre la propria superiorità nei confronti dei compagni C. sa di avere una dote sorprendente ma non vuole vantarsene di fronte alla classe D. è talmente timida e timorosa di sbagliare che quasi non osa rispondere alle domande 3. La signorina Dolcemiele si toglie gli occhiali e li pulisce a lungo perché sta A. pensando a una nuova domanda più difficile per Matilde B. riflettendo sulla straordinaria abilità di calcolo di Matilde C. aspettando che Matilde le dia una spiegazione soddisfacente D. tentando di capire se Matilde vuole prendersi gioco di lei 4. Quale tra le seguenti affermazioni contiene il fatto centrale del testo? A. Matilde si iscrive a scuola in ritardo B. La signorina Dolcemiele sa capire i ragazzi C. Matilde ha straordinarie doti matematiche D. La «bambina prodigio» non vuole mettersi in mostra 5. La signorina Dolcemiele rassicura Violetta “sapendo di mentire” (riga 99) perché A. la matematica è una tra le materie più difficili da imparare nella scuola B. per le menti normali è impossibile imitare il talento di Matilde C. sa che Violetta e i suoi compagni non sono portati per la matematica D. Matilde è di sicuro una bambina più fortunata rispetto ai suoi compagni LESSICO 6. Quali doti, in base al testo, si possono attribuire alla maestra? Metti una crocetta per ogni riga. a. mite b. irascibile c. seria d. comprensiva e. severa f. tranquilla 7. Nella frase «non alzava mai la voce e sorrideva di rado» (righe 4-5) l’espressione “di rado” significa A. talvolta B. spesso C. raramente D. mai 8. L’espressione “nuovo fiammante” (riga 8) significa che il quaderno è A. tanto nuovo da brillare B. nuovissimo, mai usato C. color fiamma D. chiaro e dorato 9. Scrivi quale parola sostituisce il pronome “le” nella frase «E spero che entro l’anno le saprete tutte» (righe 15-16). 10. Indica il significato dell’aggettivo “placida” (riga 25) riferito alla voce di Matilde. A. fredda, distaccata B. calda, asciutta C. nervosa, agitata D. calma, pacata 11. Nella frase «La maestra ci mise qualche istante per digerire la curiosa affermazione» (riga 27) il verbo “digerire” è usato in senso figurato. Tieni conto di questa informazione e completa la frase con il termine corretto, scelto tra i seguenti: giustificare • approvare • accettare • sopportare In senso letterale “digerire” significa trasformare il cibo ricavandone il nutrimento. Nella frase del testo, invece, “digerire” esprime la difficoltà della maestra di .......................................................... come cosa normale l’affermazione di Matilde. ANALISI DEL TESTO NARRATIVO 12. Rifletti sul testo narrativo che hai letto. a. In quale Paese si svolge la vicenda narrata? A. Italia B. Francia C. Stati Uniti D. Inghilterra b. Da quale espressione, nella parte iniziale del testo, hai ricavato l’informazione corretta? Trascrivila. 13. In quale ambiente si svolge la vicenda? 14. Quando si svolge il racconto? A. L’ultimo giorno di scuola elementare B. Il primo giorno di scuola media C. Il primo giorno di scuola elementare D. Non è possibile determinarlo 15. Indica in quale epoca si svolge la vicenda raccontata. A. Molti anni fa B. Un secolo fa C. Ai nostri giorni D. In un tempo indeterminato 16. Quale oggetto nominato nel testo ti ha permesso di capirlo? 17. Quanto dura la scena descritta? A. Una parte della mattina B. Alcuni giorni C. Cinque anni D. L’intera giornata di scuola 18. Indica il ruolo dei personaggi nella vicenda. Metti una crocetta per ogni riga. a. genitori di Matilde b. compagni di classe (tra cui Violetta) c. Matilde d. signorina Dolcemiele AUTOVALUTAZIONE • Ho trovato la lettura del testo narrativo ☐ facile ☐ di media difficoltà ☐ difficile • Negli esercizi ☐ ho capito le consegne ☐ non ho capito bene le consegne ☐ conoscevo il significato delle parole ☐ non conoscevo il significato delle parole • Ho avuto difficoltà a rispondere alle domande n° ..........