3. LE CARATTERISTICHE DEL TESTO FANTASY

STRUMENTI PER ANALIZZARE IL GENERE 3. LE CARATTERISTICHE DEL TESTO FANTASY Il genere fantasy presenta alcuni elementi tratti da vari altri generi e sottogeneri letterari precedenti, come la fiaba, il mito, le saghe epiche medievali, il ciclo bretone, il romanzo storico; il risultato sembra essere una fusione del tutto nuova e originale. Della fiaba ha, per esempio, le atmosfere sognanti e la struttura basata su un compito da portare a termine; del romanzo ha la lunghezza e l'articolazione complessa della trama; dell'epica riprende le figure di eroi senza macchia e disposti a qualunque sacrificio... I romanzi fantasy possono essere anche molto diversi tra loro, ma gli ingredienti fondamentali di ciascuna storia di questo genere sono sempre più o meno gli stessi: vediamoli insieme. L'ambientazione I luoghi in cui agiscono i personaggi richiamano vagamente mondi preistorici o medievali che possiedono delle caratteristiche fantastiche: castelli misteriosi, radure verdeggianti, foreste fitte e cupe, montagne inaccessibili, città meravigliose. II tempo è vago e indefinito, perché l'idea che si vuole trasmettere è che in un'epoca lontana (passata o futura che sia) tutto è possibile. I personaggi • L’eroe protagonista: è sempre buono, giovane, forte, puro di cuore. Egli è il prescelto, colui che non sa di avere grandi imprese da compiere, ma ci si trova in mezzo perché predestinato da una volontà superiore per salvare l’umanità dal male. • L’antagonista: è il nemico da combattere. Apparentemente, il cattivo è molto più potente del protagonista e all’inizio sembra anche più fortunato, perché i suoi piani si realizzano esattamente come ha premeditato e deve solo aspettare che l’eroe cada nella sua trappola. • L’aiutante: spesso è un mago o, più in generale, un maestro molto saggio e sapiente. Per esempio, Eragon ha il saggio Brom, la piccola Momo il Mastro Hora, lo hobbit Frodo il mago Gandalf e così via. Questi personaggi si muovono in un mondo popolato di creature magiche e fantastiche, che possiedono poteri straordinari: elfi, goblin, coboldi, gnomi, hobbit, maghi, streghe, draghi, centauri, sciamani, druidi… La trama La narrazione fantasy è di solito complessa: la storia prende inizio da un problema (un oggetto magico che deve essere recuperato, un trono da riconquistare, una principessa da salvare...) e prosegue con un'incredibile sequenza di ostacoli che l'eroe deve superare, in un incessante conflitto tra bene e male che appassiona il lettore per centinaia di pagine; la vicenda si conclude sempre con la vittoria del bene sul male. Il protagonista e l'antagonista hanno entrambi una missione da compiere: l'eroe fantasy ha un incarico di importanza vitale ed è disposto a sacrificare la propria vita pur di portarlo a termine; anche l'antagonista ha i propri piani malvagi e un obiettivo orribile, ed è proprio per contrastare questo che l'eroe viene prescelto da una forza superiore. Solitamente l'eroe deve compiere un viaggio verso un luogo predestinato. Durante questo viaggio, egli ha modo di formarsi, di maturare, di diventare più saggio e, se è un ragazzo, di diventare un vero uomo. Un altro elemento che spesso si incontra in questo genere è il momento del riconoscimento: un personaggio in incognito rivela la propria identità, oppure apprende la sua vera origine e identità, e perciò viene a conoscenza della missione che lo aspetta. Infine, non manca mai l'elemento magico, che è fondamentale perché stimola l'immaginazione rispetto alla possibilità che accadano cose straordinarie pronunciando formule incomprensibili. Il lancio di un incantesimo al momento giusto può cambiare all'improvviso il corso della vicenda. La magia, però, non è utilizzata sempre e solo dai buoni (nani, gnomi, hobbit, unicorni.); anzi: nelle mani di uno stregone, degli elfi oscuri, dei goblin, dei vampiri, può non solo creare problemi, ma arriva addirittura a ritorcersi contro chi l'ha usata. La tecnica narrativa Il genere è caratterizzato da: • narrazione in terza persona; • ricche descrizioni, che permettono di creare ambientazioni magiche, personaggi e creature speciali; • colpi di scena frequenti, che tengono il lettore con il fiato sospeso; • rovesciamento delle aspettative. Il linguaggio Il linguaggio è suggestivo e ricco di: • figure retoriche, soprattutto similitudini e metafore, espressioni efficaci per stimolare l'immaginazione e coinvolgere il lettore; • nomi fantasiosi, che contribuiscono a creare atmosfere fantastiche. Un esempio, per capire meglio. Momo e Mastro Hora Momo si trovava nella più grande sala che avesse mai visto. Era molto più grande della più grande chiesa, molto più ampia del più spazioso atrio di stazione. Colonne poderose reggevano una copertura - che si immaginava, più che vederla - lassù nella semioscurità. Non c’erano finestre. La luce dorata dei raggi, che parevano tessere trama e ordito di un tenue velo luminoso nell’immenso spazio di quell’ambiente, proveniva da innumerevoli candele sparse ovunque, le cui fiammelle bruciavano con tanta immobilità da parer dipinte con colori splendenti. E sembrava che non necessitassero di consumare cera per rifulgere. Le migliaia di ronzii, ticchettii e scampanellii e squittii, che Momo aveva udito entrando, provenivano da una incredibile quantità di orologi d’ogni forma e dimensione. Erano appoggiati a terra o posati su lunghi tavolini, in vetrine di cristallo, su mensole dorate e su interminabili scaffali. C’erano minuscoli orologi da taschino tempestati di pietre preziose, normali sveglie da poco prezzo, clessidre, carillon con damine danzanti, meridiane, orologi di legno e orologi di pietra lavorata, orologi di vetro e orologi azionati da uno zampillo d’acqua canterino. Alle pareti erano appesi ogni sorta di orologi a cucù e altri con pesi e pendoli oscillanti: in alcuni con moto lento e grave, in altri, i più piccini, con moto veloce e laborioso. All’altezza del primo piano correva, lungo tutta la sala, una galleria cui si accedeva per una scala a chiocciola. Più in alto una seconda galleria e poi un’altra e un’altra ancora. E dappertutto orologi appesi, appoggiati alle pareti, posati su supporti; orologi mondiali a forma di globo che indicavano l’ora di tutti i punti della terra, piccoli e grossi planetari col sole, la luna e le stelle. Nel centro della sala si alzava un vero bosco di pendole, da quelle normali delle abitazioni fino a quelle alte come campanili. Senza interruzione, batteva o trillava una suoneria, perché ciascuno di questi orologi segnava un’ora diversa. Eppure non era un rumore sgradevole; piuttosto ne scaturiva un armonioso, vibrante sussurro, un ronzìo quale in un querceto in una giornata estiva. Momo si aggirava là dentro guardando tutte quelle rarità con i grandi occhi stupefatti. Si era fermata davanti a un carillon riccamente ornato sul quale due minuscole figure - un uomo e una donna - si tenevano per mano pronti a danzare. Stava per dare un colpettino con il dito per appu rare se si muovevano, quando all’improvviso udì una voce armoniosa e gradevole che diceva: - Oh, Cassiopea, sei tornata? Non mi hai portato la piccola Momo? La bambina si voltò e vide, in un passaggio fra le grandi pendole, un delicato signore anziano dai capelli argentei chino a guardare la tartaruga, ferma ai suoi piedi. Portava una giacca lunga a ricami d’oro, calzoni di seta blu chiusi al ginocchio da calze bianche, e scarpe con grandi fibbie dorate. Ai polsi e al collo uscivano dalla giacca preziosi merletti, e i suoi capelli d’argento erano raccolti sulla nuca in una breve treccia. Momo non aveva mai visto indumenti simili, però qualunque persona un po’ meno ignorante di lei avrebbe capito che si trattava della moda di duecento anni addietro. - Sono qui! - gridò Momo. Il vecchio signore si diresse verso di lei con le mani tese, sorridendo festoso. Mentre si avvicinava a Momo, sembrava di vederlo ringiovanire a ogni passo. Quando si fermò - le prese le mani e gliele strinse affettuosamente - pareva appena d’età poco maggiore di Momo. - Benvenuta! - esclamò con allegria. - Un benvenuto di cuore nella Casa di Nessun Luogo. Permetti, piccola Momo, che io mi presenti: sono Mastro Hora, Secundus Minutius Hora. (Michael Ende, Momo, Longanesi) narrazione in terza persona similitudine sequenza descrittiva luogo che richiama caratteristiche fantastiche metafora similitudine creazione di suspense colpo di scena la descrizione accurata del personaggio fa risaltare gli elementi strani elemento magico nome fantasioso legato all’ambiente in cui si trova
STRUMENTI PER ANALIZZARE IL GENERE 3. LE CARATTERISTICHE DEL TESTO FANTASY Il genere fantasy presenta alcuni elementi tratti da vari altri generi e sottogeneri letterari precedenti, come la fiaba, il mito, le saghe epiche medievali, il ciclo bretone, il romanzo storico; il risultato sembra essere una fusione del tutto nuova e originale. Della fiaba ha, per esempio, le atmosfere sognanti e la struttura basata su un compito da portare a termine; del romanzo ha la lunghezza e l'articolazione complessa della trama; dell'epica riprende le figure di eroi senza macchia e disposti a qualunque sacrificio... I romanzi fantasy possono essere anche molto diversi tra loro, ma gli ingredienti fondamentali di ciascuna storia di questo genere sono sempre più o meno gli stessi: vediamoli insieme. L'ambientazione I luoghi in cui agiscono i personaggi richiamano vagamente mondi preistorici o medievali che possiedono delle caratteristiche fantastiche: castelli misteriosi, radure verdeggianti, foreste fitte e cupe, montagne inaccessibili, città meravigliose. II tempo è vago e indefinito, perché l'idea che si vuole trasmettere è che in un'epoca lontana (passata o futura che sia) tutto è possibile. I personaggi • L’eroe protagonista: è sempre buono, giovane, forte, puro di cuore. Egli è il prescelto, colui che non sa di avere grandi imprese da compiere, ma ci si trova in mezzo perché predestinato da una volontà superiore per salvare l’umanità dal male. • L’antagonista: è il nemico da combattere. Apparentemente, il cattivo è molto più potente del protagonista e all’inizio sembra anche più fortunato, perché i suoi piani si realizzano esattamente come ha premeditato e deve solo aspettare che l’eroe cada nella sua trappola. • L’aiutante: spesso è un mago o, più in generale, un maestro molto saggio e sapiente. Per esempio, Eragon ha il saggio Brom, la piccola Momo il Mastro Hora, lo hobbit Frodo il mago Gandalf e così via. Questi personaggi si muovono in un mondo popolato di creature magiche e fantastiche, che possiedono poteri straordinari: elfi, goblin, coboldi, gnomi, hobbit, maghi, streghe, draghi, centauri, sciamani, druidi… La trama La narrazione fantasy è di solito complessa: la storia prende inizio da un problema (un oggetto magico che deve essere recuperato, un trono da riconquistare, una principessa da salvare...) e prosegue con un'incredibile sequenza di ostacoli che l'eroe deve superare, in un incessante conflitto tra bene e male che appassiona il lettore per centinaia di pagine; la vicenda si conclude sempre con la vittoria del bene sul male. Il protagonista e l'antagonista hanno entrambi una missione da compiere: l'eroe fantasy ha un incarico di importanza vitale ed è disposto a sacrificare la propria vita pur di portarlo a termine; anche l'antagonista ha i propri piani malvagi e un obiettivo orribile, ed è proprio per contrastare questo che l'eroe viene prescelto da una forza superiore. Solitamente l'eroe deve compiere un viaggio verso un luogo predestinato. Durante questo viaggio, egli ha modo di formarsi, di maturare, di diventare più saggio e, se è un ragazzo, di diventare un vero uomo. Un altro elemento che spesso si incontra in questo genere è il momento del riconoscimento: un personaggio in incognito rivela la propria identità, oppure apprende la sua vera origine e identità, e perciò viene a conoscenza della missione che lo aspetta. Infine, non manca mai l'elemento magico, che è fondamentale perché stimola l'immaginazione rispetto alla possibilità che accadano cose straordinarie pronunciando formule incomprensibili. Il lancio di un incantesimo al momento giusto può cambiare all'improvviso il corso della vicenda. La magia, però, non è utilizzata sempre e solo dai buoni (nani, gnomi, hobbit, unicorni.); anzi: nelle mani di uno stregone, degli elfi oscuri, dei goblin, dei vampiri, può non solo creare problemi, ma arriva addirittura a ritorcersi contro chi l'ha usata. La tecnica narrativa Il genere è caratterizzato da: • narrazione in terza persona; • ricche descrizioni, che permettono di creare ambientazioni magiche, personaggi e creature speciali; • colpi di scena frequenti, che tengono il lettore con il fiato sospeso; • rovesciamento delle aspettative. Il linguaggio Il linguaggio è suggestivo e ricco di: • figure retoriche, soprattutto similitudini e metafore, espressioni efficaci per stimolare l'immaginazione e coinvolgere il lettore; • nomi fantasiosi, che contribuiscono a creare atmosfere fantastiche. Un esempio, per capire meglio. Momo e Mastro Hora Momo si trovava nella più grande sala che avesse mai visto. Era molto più grande della più grande chiesa, molto più ampia del più spazioso atrio di stazione. Colonne poderose reggevano una copertura - che si immaginava, più che vederla - lassù nella semioscurità. Non c’erano finestre. La luce dorata dei raggi, che parevano tessere trama e ordito di un tenue velo luminoso nell’immenso spazio di quell’ambiente, proveniva da innumerevoli candele sparse ovunque, le cui fiammelle bruciavano con tanta immobilità da parer dipinte con colori splendenti. E sembrava che non necessitassero di consumare cera per rifulgere. Le migliaia di ronzii, ticchettii e scampanellii e squittii, che Momo aveva udito entrando, provenivano da una incredibile quantità di orologi d’ogni forma e dimensione. Erano appoggiati a terra o posati su lunghi tavolini, in vetrine di cristallo, su mensole dorate e su interminabili scaffali. C’erano minuscoli orologi da taschino tempestati di pietre preziose, normali sveglie da poco prezzo, clessidre, carillon con damine danzanti, meridiane, orologi di legno e orologi di pietra lavorata, orologi di vetro e orologi azionati da uno zampillo d’acqua canterino. Alle pareti erano appesi ogni sorta di orologi a cucù e altri con pesi e pendoli oscillanti: in alcuni con moto lento e grave, in altri, i più piccini, con moto veloce e laborioso. All’altezza del primo piano correva, lungo tutta la sala, una galleria cui si accedeva per una scala a chiocciola. Più in alto una seconda galleria e poi un’altra e un’altra ancora. E dappertutto orologi appesi, appoggiati alle pareti, posati su supporti; orologi mondiali a forma di globo che indicavano l’ora di tutti i punti della terra, piccoli e grossi planetari col sole, la luna e le stelle. Nel centro della sala si alzava un vero bosco di pendole, da quelle normali delle abitazioni fino a quelle alte come campanili. Senza interruzione, batteva o trillava una suoneria, perché ciascuno di questi orologi segnava un’ora diversa. Eppure non era un rumore sgradevole; piuttosto ne scaturiva un armonioso, vibrante sussurro, un ronzìo quale in un querceto in una giornata estiva. Momo si aggirava là dentro guardando tutte quelle rarità con i grandi occhi stupefatti. Si era fermata davanti a un carillon riccamente ornato sul quale due minuscole figure - un uomo e una donna - si tenevano per mano pronti a danzare. Stava per dare un colpettino con il dito per appu rare se si muovevano, quando all’improvviso udì una voce armoniosa e gradevole che diceva: - Oh, Cassiopea, sei tornata? Non mi hai portato la piccola Momo? La bambina si voltò e vide, in un passaggio fra le grandi pendole, un delicato signore anziano dai capelli argentei chino a guardare la tartaruga, ferma ai suoi piedi. Portava una giacca lunga a ricami d’oro, calzoni di seta blu chiusi al ginocchio da calze bianche, e scarpe con grandi fibbie dorate. Ai polsi e al collo uscivano dalla giacca preziosi merletti, e i suoi capelli d’argento erano raccolti sulla nuca in una breve treccia. Momo non aveva mai visto indumenti simili, però qualunque persona un po’ meno ignorante di lei avrebbe capito che si trattava della moda di duecento anni addietro. - Sono qui! - gridò Momo. Il vecchio signore si diresse verso di lei con le mani tese, sorridendo festoso. Mentre si avvicinava a Momo, sembrava di vederlo ringiovanire a ogni passo. Quando si fermò - le prese le mani e gliele strinse affettuosamente - pareva appena d’età poco maggiore di Momo. - Benvenuta! - esclamò con allegria. - Un benvenuto di cuore nella Casa di Nessun Luogo. Permetti, piccola Momo, che io mi presenti: sono Mastro Hora, Secundus Minutius Hora. (Michael Ende, Momo, Longanesi) narrazione in terza persona similitudine sequenza descrittiva luogo che richiama caratteristiche fantastiche metafora similitudine creazione di suspense colpo di scena la descrizione accurata del personaggio fa risaltare gli elementi strani elemento magico nome fantasioso legato all’ambiente in cui si trova