VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

Una misteriosa pietra blu Christopher Paolini Era la sua terza notte di caccia, e le scorte di cibo cominciavano a scarseggiare. Eragon si avvicinò silenzioso al branco di cervi, tenendo pronto l’arco. Mentre inspirava a fondo prima di scoccare la freccia, un’esplosione squarciò la notte. Il branco si alzò di scatto e prese a fuggire in tutte le direzioni. Dove pochi istanti prima riposava il branco di cervi, si allargava un ampio spiazzo d’erba e alberi bruciati. Molti pini avevano perso gli aghi. L’erba fuori dal cerchio annerito era schiacciata. Un filo di fumo si alzò, emanando un forte odore di bruciato. Al centro dello spiazzo devastato c’era una lucida pietra blu. La nebbia serpeggiò nell’area incenerita, accarezzando la pietra con tentacoli impalpabili. Eragon attese diversi minuti che il pericolo si mostrasse, ma l’unica cosa che si muoveva era la nebbia. Con estrema cautela, allentò la presa sull’arco e avanzò. La luna proiettava una pallida luce quando il ragazzo si fermò davanti alla pietra. La toccò con la punta di una freccia, poi fece un balzo indietro. Non successe nulla. Si fece coraggio e la raccolse. La natura non avrebbe mai potuto levigare una pietra in quel modo. La sua superficie perfetta era di un blu intenso, venato da una sottile ragnatela di striature bianche. La pietra era fredda e liscia al tatto, come seta solidificata. Lunga circa un piede1, di forma ovale, pesava qualche libbra2, ma era più leggera di quanto si fosse aspettato. La pietra lo affascinava e turbava al tempo stesso. Da dove viene? Ha uno scopo? All’improvviso gli attraversò la mente un pensiero ancora più inquietante: È caduta per caso, o ero destinato a trovarla? Se le antiche leggende gli avevano insegnato qualcosa, era che la magia e chi ne faceva uso dovevano essere trattati con cauto rispetto. Scrollò le spalle e infilò la pietra nello zaino. La sera, nella sua casa, Eragon decise di sottoporre la pietra a qualche esperimento. Solo, nella sua stanza, la posò sul letto insieme a tre arnesi. Cominciò con un piccolo mazzuolo3 di legno e la picchiò delicatamente. La pietra emise un lieve suono argentino4. Soddisfatto, la colpì con il secondo attrezzo, un pesante martello, e ne uscì un mesto rintocco5. Infine usò uno scalpello, che non riuscì a scalfire né a graffiare la pietra, ma produsse un suono limpidissimo. Mentre la nota svaniva, gli parve di udire un debole squittìo, ma assorbito dalle sue riflessioni non ci fece caso. La pietra potrebbe contenere qualcosa di prezioso. Però non so come aprirla. Chiunque l’abbia lavorata deve aver avuto una buona ragione per farlo, ma chi l’ha mandata sulla Grande Dorsale non si è dato la pena di recuperarla, oppure non sa dove si trova. Ma non credo che un mago con tanto potere da spostare in quel modo la pietra non sia poi capace di ritrovarla. Allora ero destinato ad averla? Non sapeva darsi una risposta. Rassegnato davanti a quel mistero, ripose gli arnesi e mise di nuovo la pietra sulla mensola. Quella notte Eragon si svegliò di soprassalto. Drizzò le orecchie. Silenzio. In preda all’inquietudine, infilò la mano sotto il materasso e afferrò il coltello. Aspettò qualche minuto, poi sprofondò di nuovo nel sonno. Uno squittio acuto lacerò il silenzio. Un attimo dopo era già in piedi, con il coltello sguainato. Cercò a tentoni la scatola con l’acciarino6 e accese una candela. La porta della stanza era chiusa. Lo squittio era troppo forte per appartenere a un topo o a un ratto, ma controllò lo stesso sotto il letto. Niente. Si sedette sul bordo del materasso e si strofinò gli occhi. Un altro squittio lo fece sobbalzare. Da dove veniva quel rumore? Non poteva esserci niente nelle pareti o nel pavimento: erano fatti di legno massiccio. Lo stesso valeva per il letto, e comunque se ne sarebbe accorto, se qualcosa si fosse intrufolato nel materasso di paglia durante la notte. Il suo sguardo si posò sulla pietra. La prese dalla mensola e cominciò ad accarezzarla distrattamente, mentre esaminava la stanza. Un altro squittio gli trillò nelle orecchie e gli riverberò nelle dita: veniva dalla pietra. Quella cosa non lo faceva dormire! La pietra ignorò il suo sguardo furente e continuò a emettere qualche raro pigolìo7. Poi diede in un ultimo sonoro squittio e tacque. Eragon la rimise al suo posto e tornò sotto le coperte. Qualunque fosse il segreto della pietra, avrebbe dovuto aspettare la mattina dopo. La luna filtrava dalla finestra quando Eragon si svegliò ancora. La pietra dondolava furiosamente sulla mensola, cozzando contro la parete. I freddi raggi lunari le davano un colore traslucido8. Eragon balzò fuori dal letto con il coltello in pugno. Il movimento cessò, ma il ragazzo rimase in guardia. Poi la pietra ricominciò a squittire e a vibrare più forte di prima. Eragon lanciò un’imprecazione e si vestì in fretta e furia. Non gli importava quanto valesse quella pietra: l’avrebbe portata lontano e seppellita. Le oscillazioni cessarono di nuovo; la pietra si acquietò. Poi ebbe un fremito, s’inclinò in avanti e cadde sul pavimento con un tonfo. Eragon fece un passo verso la porta, mentre la pietra rotolava verso di lui. A un tratto, sulla superficie comparve una crepa. Poi un’altra, e un’altra ancora. Affascinato, Eragon si chinò per osservarla, il coltello sempre stretto in pugno. In cima, dove s’incontrava la ragnatela di fessure, un piccolo frammento sussultò, come se fosse in equilibrio, si sollevò e infine cadde sul pavimento. Dopo un’altra serie di squittii, dal foro sbucò una piccola testa nera, seguita da un bizzarro corpo contorto. In pochi istanti la creatura sgusciò del tutto fuori dalla pietra. Restò immobile per un attimo, poi guizzò verso la luce della luna. Eragon si ritrasse, sbigottito. Davanti a lui, intento a leccar via la membrana che lo ricopriva, c’era un drago. Il drago era lungo appena quanto il suo avambraccio, eppure aveva un’aria nobile e dignitosa. Le sue squame erano blu zaffiro, lo stesso colore della pietra. Anzi, ormai era chiaro: non una pietra, un uovo. Il drago dispiegò le ali; ecco perché al principio il suo corpo gli era sembrato deforme. Le ali erano parecchie volte più lunghe del corpo, 95 listate di sottili nervature d’osso che si estendevano dal bordo davanti, formando una serie di artigli distanziati. La testa del drago era triangolare; dalla mascella superiore spuntavano due piccole e bianche zanne affilate. Anche le unghie erano bianche come lucido avorio, e ricurve. Lungo la spina dorsale della creatura, dalla base della testa fino alla coda, correva una cresta di punte acuminate. Dove le spalle si univano al collo, le punte erano più distanziate che altrove: lì lasciavano uno spazio vuoto. Eragon si mosse appena, e il drago girò la testa di scatto e lo fissò con i suoi profondi occhi azzurro ghiaccio. Il ragazzo rimase immobile. Se la creatura avesse deciso di attaccare, sarebbe stata un’avversaria formidabile. Il drago perse subito interesse per Eragon e cominciò a esplorare la stanza. Si muoveva con difficoltà e squittiva quando urtava contro un mobile o una parete. Con un frullo d’ali, balzò sul letto e strisciò verso il cuscino, pigolando. La sua bocca spalancata aveva un che di commovente, come il becco di un pulcino, ma era irta di denti aguzzi. Eragon si sedette ai piedi del letto. Il drago gli annusò la mano e gli addentò piano la manica. Eragon ritrasse il braccio. Nell’osservare la piccola creatura, gli sfuggì un sorriso di tenerezza. Tese lentamente la mano destra e toccò il fianco del drago. Un lampo di gelida energia gli trafisse la mano e gli percorse il braccio, bruciandogli le vene come fuoco liquido. Cadde all’indietro, lanciando un urlo. Un clangore9 metallico gli risuonò nelle orecchie, e sentì un muto grido di rabbia. Ogni parte del suo corpo bruciava di dolore. Provò a muoversi, ma non ci riuscì. Dopo quelle che gli parvero ore, il calore gli tornò formicolando nelle membra. Scosso da un tremito incontrollabile, si rimise a sedere. Aveva la mano intorpidita, le dita paralizzate. Preoccupato, si guardò il palmo della mano: al centro si stava formando un lucido ovale bianco. La pelle gli prudeva e bruciava come se fosse stato morso da un ragno. Il cuore gli batteva all’impazzata. Eragon sbattè le palpebre, cercando di capire che cosa fosse successo. Qualcosa gli sfiorò la coscienza, come un dito carezzevole sulla pelle. Poi lo sentì di nuovo, questa volta più deciso, come un tentacolo di pensiero attraverso il quale avvertiva una crescente curiosità. Era come se un muro invisibile intorno ai suoi pensieri fosse crollato, lasciandolo libero di espandersi con la mente. Impaurito, si sottrasse al contatto. Il nuovo senso svanì come se avesse chiuso gli occhi. Guardò corrucciato il drago immobile. Una zampa squamosa gli grattò il fianco, e lui fece un balzo all’indietro, per paura di una nuova scarica di energia, che però non ci fu. Sconcertato, accarezzò la testa del drago con la mano destra; soltanto un leggero formicolio gli pervase il braccio. Il drago gli strofinò il muso addosso, inarcando la schiena come un gatto. Eragon fece scorrere un dito sulla sottile membrana di un’ala. Sembrava una vecchia pergamena, tiepida e vellutata, ma era ancora leggermente umida. Centinaia di vene sottili pulsavano lì dentro. Il tentacolo gli toccò di nuovo la mente, ma questa volta, invece di curiosità, provò un senso di fame vorace. Si alzò con un sospiro. Era un animale pericoloso, senz’ombra di dubbio, eppure aveva un’aria così indifesa, lì rannicchiato sul suo letto, che il ragazzo si chiese se non fosse il caso di tenerlo. Il drago emise un piagnucolio stridulo, come se cercasse del cibo. Eragon si affrettò ad accarezzarlo sulla testa per tranquillizzarlo. Ci penserò dopo, disse, e uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Quando tornò con due strisce di carne secca, trovò il drago appollaiato sul davanzale a contemplare la luna. Tagliò la carne a pezzetti e ne porse uno al drago. L’animale lo annusò con diffidenza, poi fece scattare la testa in avanti come un serpente e gli strappò via il pezzetto dalle dita. Lo inghiottì tutto in una volta, con uno strano singulto. Poi spinse il muso contro la sua mano, per chiederne ancora. Eragon gli diede da mangiare, stando bene attento alle dita. Quando non fu rimasto che un ultimo pezzetto di carne, la pancia del drago era gonfia. Il ragazzo glielo offrì; la creatura esitò un istante, poi lo prese e lo inghiottì senza fretta. Finito di mangiare, gli si arrampicò sul braccio e si accoccolò sul suo petto. Sbuffò, e dalle narici gli uscì una nuvoletta di fumo nero. Eragon lo guardava affascinato. Proprio quando era convinto che il drago si fosse addormentato, dalla sua gola uscì un basso mormorio vibrante. Il ragazzo adagiò l’animale sul letto, posandolo contro il cuscino. Il drago, con gli occhi chiusi, attorcigliò la coda intorno a una colonnina del letto. Eragon gli si distese accanto nell’oscurità. (Tratto da: C. Paolini, Eragon, Fabbri) Lettura attiva Non hai mai sentito parlare di elfi e troll? Vai a p. 227. Il testo Nel mondo di Alagaesia, popolato da nani, elfi e creature misteriose, un'elfa di nome Arya viene attaccata da una banda di urgali (specie di troll malvagi), comandati dallo spettro Durza, i quali cercano l'oggetto che l'elfa porta con sé. Arya, con un incantesimo, riesce a teletrasportare l'oggetto lontano prima di essere catturata da Durza. In questo mondo fantastico vive il giovane Eragon, che scopre l'oggetto mentre si trova sulle montagne della Grande Dorsale a cacciare per la sua famiglia. Che cosa sarà quell'oggetto? Porterà fortuna al ragazzo? L’autore Christopher Paolini è nato nel 1983 nel Sud della California, ma vive in Montana, in una zona selvaggia lungo il fiume Yellowstone. Istruito dai genitori, due insegnanti di lettere, non è mai andato a scuola, ma ha letto più di quattromila libri. Appassionato fin dall’infanzia di storie fantasy, ha scritto il suo primo romanzo, Eragon, all’età di quindici anni. Pubblicato a spese della famiglia, il romanzo è stato poi scoperto e lanciato sul mercato diventando un successo internazionale: ha venduto oltre un milione di copie in soli sei mesi! 1. piede: unità di misura di lunghezza anglosassone, equivalente a circa 30,5 cm. 2. libbra: unità di misura di peso anglosassone, equivalente a circa 500 g. 3. mazzuolo: specie di martelletto. 4. argentino: chiaro, limpido. 5. mesto rintocco: suono cupo e profondo, simile al tocco di una campana. 6. acciarino: strumento d’acciaio che, battuto sulla pietra focaia, produce delle scintille. 7. pigolìo: verso tipico dei pulcini. 8. traslucido: trasparente. 9. clangore: suono forte e squillante. USA IL DIZIONARIO Eragon è “sconcertato”, cioè: ☐ molto turbato ☐ molto arrabbiato ☐ molto spaventato COMPRENDERE 1. Di che cosa ha paura Eragon? 2. Eragon ha nei confronti della pietra stati d’animo diversi: quali? Scegli tra questi: ☐ paura ☐ prudenza ☐ entusiasmo ☐ ammirazione ☐ curiosità ☐ terrore ☐ rifiuto 3. Quali sentimenti prova Eragon nei confronti del drago appena nato? Come si comporta? 4. E quali sentimenti prova il drago nei confronti del ragazzo? Come li dimostra? LESSICO 5. Rileggi la descrizione del drago, da «Eragon si ritrasse, sbigottito» a «un’avversaria formidabile» (r. 88-106): come puoi notare, l’autore usa un linguaggio ricco di parole molto espressive che facilitano l’immaginazione. Scegli nella descrizione aggettivi, nomi, verbi particolarmente suggestivi che ci presentano la strana creatura e completa: • aria ............................................................................................................................................................................. • squame ............................................................................................................................................................................. • corpo ............................................................................................................................................................................. • ali ............................................................................................................................................................................. • zanne ............................................................................................................................................................................. • unghie ............................................................................................................................................................................. • cresta ............................................................................................................................................................................. • occhi ............................................................................................................................................................................. • creatura ............................................................................................................................................................................. 6. Il testo è ricco di similitudini, che rendono più efficace la descrizione stessa. Completa le seguenti similitudini, dopo averle individuate nel brano. • La pietra era fredda e liscia al tatto, come (r. 22) ......................................................................................... • Qualcosa gli sfiorò la coscienza, come (r. 128-129) ..................................................................................... • Poi lo sentì di nuovo, questa volta più deciso, come (r. 129-130) ....................................................... • Il drago gli strofinò il muso addosso, inarcando la schiena come (r. 138-139) ................................ • [La] sottile membrana dell’ala sembrava (era come) (r. 140-141) .......................................................... ANALIZZARE 7. In quale tempo si svolge la vicenda? Quali elementi ti hanno aiutato a rispondere? 8. In quali luoghi si svolge la storia? 9. Chi sono i due protagonisti? Presentali in breve. 10. Una caratteristica del genere fantasy è la missione, cioè un incarico da portare a termine di vitale importanza, per la quale l’eroe è stato predestinato da una forza superiore. A questo proposito, quando Eragon trova la pietra viene colto da un dubbio, da un «pensiero ancora più inquietante»: quale? 11. Quale fenomeno straordinario interviene nella comunicazione tra Eragon e il drago? Le due creature si capiscono attraverso un contatto: ☐ fisico ☐ mentale ☐ visivo 12. Alcuni colpi di scena danno nuove svolte alla storia. Scorri il testo, trova almeno due esempi e trascrivili. ESPRIMERE E VALUTARE 13. Scrivere Quando Eragon torna con due strisce di carne secca, trova il drago appollaiato sul davanzale a contemplare la luna: mettiti nei panni del piccolo animale e prova a scrivere quali pensieri e quali sentimenti affollano la sua mente in quel momento. LIBRI PER TE Christopher Paolini, Eragon Una notte, mentre è a caccia nella foresta, il giovane Eragon trova una liscia pietra blu. L’oggetto è così bello che egli pensa di poterlo vendere per sfamare così la sua famiglia per tutto l’inverno. Quella che sembra una pietra, però, in realtà è un uovo, dal quale esce un meraviglioso cucciolo di drago. Eragon, con l’aiuto di un cantastorie, si troverà ad affrontare mille insidie e pericoli per dimostrare di essere l’erede dei Cavalieri dei Draghi. AL CINEMA Guarda due sequenze che hanno come protagonisti Eragon e Saphira. • La nascita del piccolo drago • I segreti della magia (da Eragon di Stefen Fangmeier)
Una misteriosa pietra blu Christopher Paolini Era la sua terza notte di caccia, e le scorte di cibo cominciavano a scarseggiare. Eragon si avvicinò silenzioso al branco di cervi, tenendo pronto l’arco. Mentre inspirava a fondo prima di scoccare la freccia, un’esplosione squarciò la notte. Il branco si alzò di scatto e prese a fuggire in tutte le direzioni. Dove pochi istanti prima riposava il branco di cervi, si allargava un ampio spiazzo d’erba e alberi bruciati. Molti pini avevano perso gli aghi. L’erba fuori dal cerchio annerito era schiacciata. Un filo di fumo si alzò, emanando un forte odore di bruciato. Al centro dello spiazzo devastato c’era una lucida pietra blu. La nebbia serpeggiò nell’area incenerita, accarezzando la pietra con tentacoli impalpabili. Eragon attese diversi minuti che il pericolo si mostrasse, ma l’unica cosa che si muoveva era la nebbia. Con estrema cautela, allentò la presa sull’arco e avanzò. La luna proiettava una pallida luce quando il ragazzo si fermò davanti alla pietra. La toccò con la punta di una freccia, poi fece un balzo indietro. Non successe nulla. Si fece coraggio e la raccolse. La natura non avrebbe mai potuto levigare una pietra in quel modo. La sua superficie perfetta era di un blu intenso, venato da una sottile ragnatela di striature bianche. La pietra era fredda e liscia al tatto, come seta solidificata. Lunga circa un piede1, di forma ovale, pesava qualche libbra2, ma era più leggera di quanto si fosse aspettato. La pietra lo affascinava e turbava al tempo stesso. Da dove viene? Ha uno scopo? All’improvviso gli attraversò la mente un pensiero ancora più inquietante: È caduta per caso, o ero destinato a trovarla?  Se le antiche leggende gli avevano insegnato qualcosa, era che la magia e chi ne faceva uso dovevano essere trattati con cauto rispetto. Scrollò le spalle e infilò la pietra nello zaino. La sera, nella sua casa, Eragon decise di sottoporre la pietra a qualche esperimento. Solo, nella sua stanza, la posò sul letto insieme a tre arnesi. Cominciò con un piccolo mazzuolo3 di legno e la picchiò delicatamente. La pietra emise un lieve suono argentino4. Soddisfatto, la colpì con il secondo attrezzo, un pesante martello, e ne uscì un mesto rintocco5. Infine usò uno scalpello, che non riuscì a scalfire né a graffiare la pietra, ma produsse un suono limpidissimo. Mentre la nota svaniva, gli parve di udire un debole squittìo, ma assorbito dalle sue riflessioni non ci fece caso. La pietra potrebbe contenere qualcosa di prezioso. Però non so come aprirla. Chiunque l’abbia lavorata deve aver avuto una buona ragione per farlo, ma chi l’ha mandata sulla Grande Dorsale non si è dato la pena di recuperarla, oppure non sa dove si trova. Ma non credo che un mago con tanto potere da spostare in quel modo la pietra non sia poi capace di ritrovarla. Allora ero destinato ad averla?  Non sapeva darsi una risposta. Rassegnato davanti a quel mistero, ripose gli arnesi e mise di nuovo la pietra sulla mensola. Quella notte Eragon si svegliò di soprassalto. Drizzò le orecchie. Silenzio. In preda all’inquietudine, infilò la mano sotto il materasso e afferrò il coltello. Aspettò qualche minuto, poi sprofondò di nuovo nel sonno. Uno squittio acuto lacerò il silenzio. Un attimo dopo era già in piedi, con il coltello sguainato. Cercò a tentoni la scatola con l’acciarino6 e accese una candela. La porta della stanza era chiusa. Lo squittio era troppo forte per appartenere a un topo o a un ratto, ma controllò lo stesso sotto il letto. Niente. Si sedette sul bordo del materasso e si strofinò gli occhi. Un altro squittio lo fece sobbalzare. Da dove veniva quel rumore? Non poteva esserci niente nelle pareti o nel pavimento: erano fatti di legno massiccio. Lo stesso valeva per il letto, e comunque se ne sarebbe accorto, se qualcosa si fosse intrufolato nel materasso di paglia durante la notte. Il suo sguardo si posò sulla pietra. La prese dalla mensola e cominciò ad accarezzarla distrattamente, mentre esaminava la stanza. Un altro squittio gli trillò nelle orecchie e gli riverberò nelle dita: veniva dalla pietra. Quella cosa non lo faceva dormire! La pietra ignorò il suo sguardo furente e continuò a emettere qualche raro pigolìo7. Poi diede in un ultimo sonoro squittio e tacque. Eragon la rimise al suo posto e tornò sotto le coperte. Qualunque fosse il segreto della pietra, avrebbe dovuto aspettare la mattina dopo. La luna filtrava dalla finestra quando Eragon si svegliò ancora. La pietra dondolava furiosamente sulla mensola, cozzando contro la parete. I freddi raggi lunari le davano un colore traslucido8. Eragon balzò fuori dal letto con il coltello in pugno. Il movimento cessò, ma il ragazzo rimase in guardia. Poi la pietra ricominciò a squittire e a vibrare più forte di prima. Eragon lanciò un’imprecazione e si vestì in fretta e furia. Non gli importava quanto valesse quella pietra: l’avrebbe portata lontano e seppellita. Le oscillazioni cessarono di nuovo; la pietra si acquietò. Poi ebbe un fremito, s’inclinò in avanti e cadde sul pavimento con un tonfo. Eragon fece un passo verso la porta, mentre la pietra rotolava verso di lui. A un tratto, sulla superficie comparve una crepa. Poi un’altra, e un’altra ancora. Affascinato, Eragon si chinò per osservarla, il coltello sempre stretto in pugno. In cima, dove s’incontrava la ragnatela di fessure, un piccolo frammento sussultò, come se fosse in equilibrio, si sollevò e infine cadde sul pavimento. Dopo un’altra serie di squittii, dal foro sbucò una piccola testa nera, seguita da un bizzarro corpo contorto. In pochi istanti la creatura sgusciò del tutto fuori dalla pietra. Restò immobile per un attimo, poi guizzò verso la luce della luna. Eragon si ritrasse, sbigottito. Davanti a lui, intento a leccar via la membrana che lo ricopriva, c’era un drago. Il drago era lungo appena quanto il suo avambraccio, eppure aveva un’aria nobile e dignitosa. Le sue squame erano blu zaffiro, lo stesso colore della pietra. Anzi, ormai era chiaro: non una pietra, un uovo. Il drago dispiegò le ali; ecco perché al principio il suo corpo gli era sembrato deforme. Le ali erano parecchie volte più lunghe del corpo, 95 listate di sottili nervature d’osso che si estendevano dal bordo davanti, formando una serie di artigli distanziati. La testa del drago era triangolare; dalla mascella superiore spuntavano due piccole e bianche zanne affilate. Anche le unghie erano bianche come lucido avorio, e ricurve. Lungo la spina dorsale della creatura, dalla base della testa fino alla coda, correva una cresta di punte acuminate. Dove le spalle si univano al collo, le punte erano più distanziate che altrove: lì lasciavano uno spazio vuoto. Eragon si mosse appena, e il drago girò la testa di scatto e lo fissò con i suoi profondi occhi azzurro ghiaccio. Il ragazzo rimase immobile. Se la creatura avesse deciso di attaccare, sarebbe stata un’avversaria formidabile. Il drago perse subito interesse per Eragon e cominciò a esplorare la stanza. Si muoveva con difficoltà e squittiva quando urtava contro un mobile o una parete. Con un frullo d’ali, balzò sul letto e strisciò verso il cuscino, pigolando. La sua bocca spalancata aveva un che di commovente, come il becco di un pulcino, ma era irta di denti aguzzi. Eragon si sedette ai piedi del letto. Il drago gli annusò la mano e gli addentò piano la manica. Eragon ritrasse il braccio. Nell’osservare la piccola creatura, gli sfuggì un sorriso di tenerezza. Tese lentamente la mano destra e toccò il fianco del drago. Un lampo di gelida energia gli trafisse la mano e gli percorse il braccio, bruciandogli le vene come fuoco liquido. Cadde all’indietro, lanciando un urlo. Un clangore9 metallico gli risuonò nelle orecchie, e sentì un muto grido di rabbia. Ogni parte del suo corpo bruciava di dolore. Provò a muoversi, ma non ci riuscì. Dopo quelle che gli parvero ore, il calore gli tornò formicolando nelle membra. Scosso da un tremito incontrollabile, si rimise a sedere. Aveva la mano intorpidita, le dita paralizzate. Preoccupato, si guardò il palmo della mano: al centro si stava formando un lucido ovale bianco. La pelle gli prudeva e bruciava come se fosse stato morso da un ragno. Il cuore gli batteva all’impazzata. Eragon sbattè le palpebre, cercando di capire che cosa fosse successo. Qualcosa gli sfiorò la coscienza, come un dito carezzevole sulla pelle. Poi lo sentì di nuovo, questa volta più deciso, come un tentacolo di pensiero attraverso il quale avvertiva una crescente curiosità. Era come se un muro invisibile intorno ai suoi pensieri fosse crollato, lasciandolo libero di espandersi con la mente. Impaurito, si sottrasse al contatto. Il nuovo senso svanì come se avesse chiuso gli occhi. Guardò corrucciato il drago immobile. Una zampa squamosa gli grattò il fianco, e lui fece un balzo all’indietro, per paura di una nuova scarica di energia, che però non ci fu. Sconcertato, accarezzò la testa del drago con la mano destra; soltanto un leggero formicolio gli pervase il braccio. Il drago gli strofinò il muso addosso, inarcando la schiena come un gatto. Eragon fece scorrere un dito sulla sottile membrana di un’ala. Sembrava una vecchia pergamena, tiepida e vellutata, ma era ancora leggermente umida. Centinaia di vene sottili pulsavano lì dentro. Il tentacolo gli toccò di nuovo la mente, ma questa volta, invece di curiosità, provò un senso di fame vorace. Si alzò con un sospiro. Era un animale pericoloso, senz’ombra di dubbio, eppure aveva un’aria così indifesa, lì rannicchiato sul suo letto, che il ragazzo si chiese se non fosse il caso di tenerlo. Il drago emise un piagnucolio stridulo, come se cercasse del cibo. Eragon si affrettò ad accarezzarlo sulla testa per tranquillizzarlo. Ci penserò dopo, disse, e uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle. Quando tornò con due strisce di carne secca, trovò il drago appollaiato sul davanzale a contemplare la luna. Tagliò la carne a pezzetti e ne porse uno al drago. L’animale lo annusò con diffidenza, poi fece scattare la testa in avanti come un serpente e gli strappò via il pezzetto dalle dita. Lo inghiottì tutto in una volta, con uno strano singulto. Poi spinse il muso contro la sua mano, per chiederne ancora. Eragon gli diede da mangiare, stando bene attento alle dita. Quando non fu rimasto che un ultimo pezzetto di carne, la pancia del drago era gonfia. Il ragazzo glielo offrì; la creatura esitò un istante, poi lo prese e lo inghiottì senza fretta. Finito di mangiare, gli si arrampicò sul braccio e si accoccolò sul suo petto. Sbuffò, e dalle narici gli uscì una nuvoletta di fumo nero. Eragon lo guardava affascinato. Proprio quando era convinto che il drago si fosse addormentato, dalla sua gola uscì un basso mormorio vibrante. Il ragazzo adagiò l’animale sul letto, posandolo contro il cuscino. Il drago, con gli occhi chiusi, attorcigliò la coda intorno a una colonnina del letto. Eragon gli si distese accanto nell’oscurità. (Tratto da: C. Paolini, Eragon, Fabbri) Lettura attiva Non hai mai sentito parlare di elfi e troll? Vai a p. 227. Il testo Nel mondo di Alagaesia, popolato da nani, elfi e creature misteriose, un'elfa di nome Arya viene attaccata da una banda di urgali (specie di troll malvagi), comandati dallo spettro Durza, i quali cercano l'oggetto che l'elfa porta con sé. Arya, con un incantesimo, riesce a teletrasportare l'oggetto lontano prima di essere catturata da Durza. In questo mondo fantastico vive il giovane Eragon, che scopre l'oggetto mentre si trova sulle montagne della Grande Dorsale a cacciare per la sua famiglia. Che cosa sarà quell'oggetto? Porterà fortuna al ragazzo? L’autore Christopher Paolini è nato nel 1983 nel Sud della California, ma vive in Montana, in una zona selvaggia lungo il fiume Yellowstone. Istruito dai genitori, due insegnanti di lettere, non è mai andato a scuola, ma ha letto più di quattromila libri. Appassionato fin dall’infanzia di storie fantasy, ha scritto il suo primo romanzo, Eragon, all’età di quindici anni. Pubblicato a spese della famiglia, il romanzo è stato poi scoperto e lanciato sul mercato diventando un successo internazionale: ha venduto oltre un milione di copie in soli sei mesi! 1. piede: unità di misura di lunghezza anglosassone, equivalente a circa 30,5 cm.  2. libbra: unità di misura di peso anglosassone, equivalente a circa 500 g.  3. mazzuolo: specie di martelletto.  4. argentino: chiaro, limpido.  5. mesto rintocco: suono cupo e profondo, simile al tocco di una campana.  6. acciarino: strumento d’acciaio che, battuto sulla pietra focaia, produce delle scintille.  7. pigolìo: verso tipico dei pulcini.  8. traslucido: trasparente.  9. clangore: suono forte e squillante. USA IL DIZIONARIO Eragon è “sconcertato”, cioè: ☐ molto turbato ☐ molto arrabbiato ☐ molto spaventato COMPRENDERE 1. Di che cosa ha paura Eragon?  2. Eragon ha nei confronti della pietra stati d’animo diversi: quali? Scegli tra questi: ☐ paura  ☐ prudenza  ☐ entusiasmo  ☐ ammirazione  ☐ curiosità  ☐ terrore  ☐ rifiuto 3. Quali sentimenti prova Eragon nei confronti del drago appena nato? Come si comporta? 4. E quali sentimenti prova il drago nei confronti del ragazzo? Come li dimostra? LESSICO 5. Rileggi la descrizione del drago, da «Eragon si ritrasse, sbigottito» a «un’avversaria formidabile» (r. 88-106): come puoi notare, l’autore usa un linguaggio ricco di parole molto espressive che facilitano l’immaginazione. Scegli nella descrizione aggettivi, nomi, verbi particolarmente suggestivi che ci presentano la strana creatura e completa: • aria ............................................................................................................................................................................. • squame ............................................................................................................................................................................. • corpo ............................................................................................................................................................................. • ali ............................................................................................................................................................................. • zanne ............................................................................................................................................................................. • unghie ............................................................................................................................................................................. • cresta ............................................................................................................................................................................. • occhi ............................................................................................................................................................................. • creatura ............................................................................................................................................................................. 6. Il testo è ricco di similitudini, che rendono più efficace la descrizione stessa. Completa le seguenti similitudini, dopo averle individuate nel brano. • La pietra era fredda e liscia al tatto, come (r. 22) ......................................................................................... • Qualcosa gli sfiorò la coscienza, come (r. 128-129) ..................................................................................... • Poi lo sentì di nuovo, questa volta più deciso, come (r. 129-130) ....................................................... • Il drago gli strofinò il muso addosso, inarcando la schiena come (r. 138-139) ................................ • [La] sottile membrana dell’ala sembrava (era come) (r. 140-141) .......................................................... ANALIZZARE 7. In quale tempo si svolge la vicenda? Quali elementi ti hanno aiutato a rispondere? 8. In quali luoghi si svolge la storia? 9. Chi sono i due protagonisti? Presentali in breve. 10. Una caratteristica del genere fantasy è la missione, cioè un incarico da portare a termine di vitale importanza, per la quale l’eroe è stato predestinato da una forza superiore. A questo proposito, quando Eragon trova la pietra viene colto da un dubbio, da un «pensiero ancora più inquietante»: quale? 11. Quale fenomeno straordinario interviene nella comunicazione tra Eragon e il drago? Le due creature si capiscono attraverso un contatto: ☐ fisico  ☐ mentale  ☐ visivo 12. Alcuni colpi di scena danno nuove svolte alla storia. Scorri il testo, trova almeno due esempi e trascrivili. ESPRIMERE E VALUTARE 13. Scrivere Quando Eragon torna con due strisce di carne secca, trova il drago appollaiato sul davanzale a contemplare la luna: mettiti nei panni del piccolo animale e prova a scrivere quali pensieri e quali sentimenti affollano la sua mente in quel momento. LIBRI PER TE Christopher Paolini, Eragon Una notte, mentre è a caccia nella foresta, il giovane Eragon trova una liscia pietra blu. L’oggetto è così bello che egli pensa di poterlo vendere per sfamare così la sua famiglia per tutto l’inverno. Quella che sembra una pietra, però, in realtà è un uovo, dal quale esce un meraviglioso cucciolo di drago. Eragon, con l’aiuto di un cantastorie, si troverà ad affrontare mille insidie e pericoli per dimostrare di essere l’erede dei Cavalieri dei Draghi. AL CINEMA Guarda due sequenze che hanno come protagonisti Eragon e Saphira. • La nascita del piccolo drago • I segreti della magia (da Eragon di Stefen Fangmeier)