VOLTIAMO PAGINA ANTOLOGIA 1

Prezzemolina Italo Calvino (a cura di) Lettura espressiva a più voci - In questa fiaba ci sono nove personaggi e un narratore: vi suggeriamo di organizzare una lettura a più voci dividendovi in gruppi di 10. - Distribuite le parti, ascoltate una volta la fiaba sonora e poi ciascuno provi a leggere le sue battute, in modo da intervenire in modo espressivo (facendo attenzione al tono di voce e alle pause) quando sarà il suo turno. - Il colore vi aiuterà a non perdere il filo. Buon divertimento! Narratore Fata Morgana Prezzemolina Fornaia Memé Ciabattino Fate Cani Madre Porta C’erano una volta marito e moglie che stavano in una bella casina. E questa casina aveva una finestra che dava sull’orto delle Fate. La donna aspettava un bambino, e aveva voglia di prezzemolo. S’affaccia alla finestra e nell’orto delle Fate vede tutto un prato di prezzemolo. Aspetta che le Fate siano uscite, prende una scala di seta e cala nell’orto. Fatta una bella scorpacciata di prezzemolo, risale per la scala di seta e chiude la finestra. L’indomani, lo stesso. Mangia oggi, mangia domani, le Fate, passeggiando nel giardino, cominciarono ad accorgersi che il prezzemolo era quasi tutto andato. - Sapete cosa facciamo? - disse una delle Fate. - Fingiamo d’essere uscite tutte, e una di noi invece resterà nascosta. Così vedremo chi viene a rubare il prezzemolo. Quando la donna scese nell’orto, ecco che saltò fuori una Fata. - Ah, briccona! T’ho scoperta finalmente! - Abbiate pazienza - disse la donna - ho voglia di prezzemolo perché aspetto un bambino… - Ti perdoniamo - disse la Fata. - Però se avrai un bambino gli metterai nome Prezzemolino, se avrai una bambina le metterai nome Prezzemolina. E appena sarà grande, bambino o bambina che sia, lo prenderemo con noi! La donna scoppiò a piangere e tornò a casa. Nacque una bambina, Prezzemolina. E col tempo, i genitori non pensarono più al patto con le Fate. Quando Prezzemolina fu grandetta, cominciò ad andare a scuola. E mentre tornava a casa, tutti i giorni, incontrava le Fate, che le dicevano: - Bambina, di’ alla mamma che si ricordi quel che ci deve dare. La mamma si sentiva un groppo al cuore e non rispondeva niente. Un giorno la mamma era distratta. Tornò Prezzemolina da scuola e disse: - Dicono le Fate che vi ricordiate quel che gli dovete dare - e la mamma, senza pensare, disse: - Sì, di’ che la piglino pure. L’indomani la bambina andò a scuola. - Allora, se ne ricorda, tua mamma? - chiesero le Fate. - Sì, dice che potete prendere quella cosa che vi deve dare. Le Fate non se lo fecero dire due volte. Afferrarono Prezzemolina e via. La mamma, non vedendola tornare, era sempre più in pensiero. A un tratto si ricordò della frase che le aveva detto, e disse: - Oh me disgraziata! Ora non si può più tornare indietro! Le Fate portarono Prezzemolina a casa loro, le mostrarono una stanza nera nera dove tenevano il carbone e dissero: - Vedi, Prezzemolina, questa stanza? Quando torniamo stasera dovrà essere bianca come il latte e dipinta con tutti gli uccelli dell’aria. Se no ti mangiamo. Se ne andarono e lasciarono Prezzemolina disperata, tutta in lacrime. Bussarono alla porta. Prezzemolina va ad aprire, sicura che siano già le Fate di ritorno e che sia giunta la sua ora. Invece entrò Memé, cugino delle Fate. - Che hai che piangi, Prezzemolina? - chiese. - Piangereste anche voi - disse Prezzemolina - se aveste questa stanza nera nera da far bianca come il latte e dipingerla con tutti gli uccelli dell’aria, prima che tornino le Fate! E se no mi mangiano! - Se mi dai un bacio - disse Memé - faccio tutto io. E Prezzemolina rispose: Preferisco dalle Fate esser mangiata piuttosto che da un uomo esser baciata. - La risposta è così graziosa - disse Memé - che farò tutto io lo stesso. Batté la bacchetta magica, e la stanza divenne tutta bianca e tutta uccelli, come avevano detto le Fate. Memé andò via e le Fate tornarono. - Allora, Prezzemolina, l’hai fatto? - Sissignora, vengano a vedere. Le Fate si guardarono tra loro. - Di’ la verità, Prezzemolina, qui c’è stato il nostro cugino Memé. E Prezzemolina: Non ho visto il cugino Memé né la mia mamma bella che mi fé. L’indomani le Fate si riunirono. - Come facciamo a mangiarcela? Mah! Prezzemolina! - Cosa comandano? - chiese Prezzemolina. - Domattina devi andare dalla Fata Morgana e le devi dire che ti dia la scatola del Bel Giullare. - Sissignora - rispose Prezzemolina, e la mattina si mise in viaggio. Cammina cammina, trovò Memé cugino delle Fate che le chiese: - Dove vai? - Dalla Fata Morgana, a prendere la scatola del Bel Giullare. - Ma non sai che ti mangia? - Meglio per me, così sarà finita. - Tieni - disse Memé - queste due pentole di lardo; troverai una porta che batte i battenti, ungila e ti lascerà passare. Poi tieni questi due pani; troverai due cani che si mordono l’uno con l’altro; buttagli i pani e ti lasceranno passare. Poi tieni questo spago e questa lèsina1; troverai un ciabattino che per cucire le scarpe si strappa barba e capelli; daglieli e ti lascerà passare. Poi tieni queste scope; troverai una fornaia che spazza il forno con le mani, dagliele e ti lascerà passare. Bada solo di far svelta. Prezzemolina prese lardo, pani, spago, scope e li diede alla porta, ai cani, al ciabattino, alla fornaia: e tutti la ringraziarono. Trovò una piazza e nella piazza c’era il palazzo della Fata Morgana. Prezzemolina bussò. - Aspetta, bambina - disse la Fata Morgana - aspetta un poco. Ma Prezzemolina, che sapeva che doveva far svelta, corse su per due rampe di scale, vide la scatola del Bel Giullare, la prese, e via di corsa. La Fata Morgana, sentendola scappare, s’affacciò alla finestra. - Fornaia che spazzi il forno con le mani, ferma quella bambina, fermala! - Fossi matta! Dopo tanti anni che fatico, mi ha dato le scope per spazzare il forno! - Ciabattino che cuci le scarpe con la barba e i capelli! Ferma quella bambina, fermala! - Fossi matto! Dopo tanti anni che fatico, m’ha dato lesina e spago! - Cani che vi mordete! Fermate quella bambina! - Fossimo matti! Ci ha dato un pane per uno! - Porta che sbatti! Ferma quella bambina! - Fossi matta! M’ha unta da capo a piedi! E Prezzemolina passò. Le Fate, quando sentirono Prezzemolina picchiare all’uscio, ci rimasero male: - Come mai la Fata Morgana non se l’è mangiata? - Felice giorno - disse lei. - Ecco la scatola. - Ah, brava… E cosa t’ha detto la Fata Morgana? - M’ha detto di farvi tanti saluti. - Abbiamo capito! - dissero le Fate tra loro. - Dobbiamo mangiarcela noi. Alla sera, venne a trovarle Memé. - Sai, Memé? - gli dissero. - La Fata Morgana non s’è mangiata Prezzemolina. Dobbiamo mangiarcela noi. - Oh, bene! - fece Memé. - Oh, bene! - Domani, quando avrà fatto tutte le faccende di casa, le faremo mettere al fuoco una caldaia di quelle grandi da bucato. E quando bollirà la prenderemo e la butteremo dentro. - E sì, e sì - disse lui - resta inteso così, è una buona idea. Quando le Fate furono uscite, Memé andò da Prezzemolina. - Sai, Prezzemolina? Ti vogliono buttare nella caldaia, quando bolle. Ma tu devi dire che manca la legna e che vai in cantina a prenderla. Poi verrò io. Così le Fate dissero a Prezzemolina che bisognava fare il bucato, e che mettesse la caldaia al fuoco. Lei accese il fuoco, poi disse: - Ma non c’è quasi più legna. - Va’ a prenderla in cantina. Prezzemolina scese, e sentì: - Sono qua io, Prezzemolina. C’era Memé che la prese per mano. La condusse in un posto in fondo alla cantina dove c’erano tanti lumi. - Queste sono le anime delle Fate. Soffia! Si misero a soffiare e ogni lume che si spegneva era una Fata che moriva. Rimase solo un lume, il più grosso di tutti. - Questa è l’anima della Fata Morgana! Si misero a soffiare insieme con tutte le loro forze, finché non lo spensero, e così rimasero padroni di ogni cosa. - Ora sarai mia sposa - disse Memé e finalmente Prezzemolina gli diede un bacio. Andarono al palazzo della Fata Morgana; del ciabattino ne fecero un duca, della fornaia una marchesa; i cani li tennero con loro al palazzo e la porta la lasciarono lì badando a ungerla ogni tanto. Così vissero e godettero, sempre in pace se ne stettero e a me nulla mi dettero. (Tratto da: I. Calvino, a cura di, Fiabe italiane, Einaudi) Il testo Nell’Ottocento i fratelli Grimm trascrissero le fiabe che da sempre si raccontavano a voce in Germania. Qualche decennio fa, Italo Calvino ha fatto lo stesso per l’Italia: ne è nata la raccolta da cui è stata tratta questa fiaba. Prezzemolina: perché questo titolo? 1. lèsina: attrezzo usato dai calzolai per forare il cuoio prima di cucirlo. Lettura attiva La frase «e a me nulla mi dettero» (r. 161) è grammaticalmente scorretta perché ☐ comincia con una “e” ☐ non si dice “a me… mi” ☐ non si dice “dettero” A TEATRO Vuoi vedere un’interessante trasposizione teatrale di questa fiaba? • Prezzemolina (a cura della Compagnia Mattioli, regia di Monica Mattioli e Renata Coluccini) LESSICO 1. Nelle tre filastrocche ci sono delle rime? Quali parole sono in rima? Sottolineale. 2. L’ultima filastrocca è detta in tono ☐ serio ☐ scherzoso ☐ fiabesco 3. Quesito INVALSI Alla riga 23, la parola “patto” si può sostituire con A. trattato B. giuramento C. accordo D. firma ANALIZZARE 4. Quali funzioni sono presenti all’interno della fiaba? Compila la seguente tabella, scrivendo a fianco di ciascuna situazione la funzione corrispondente. Prova a farlo per conto tuo, consultando la scheda di p. 155. Ti diamo comunque un aiuto: sotto la tabella puoi trovare le diverse funzioni in ordine sparso. C’erano una volta un marito e una moglie… I due vivono in una bella casina vicino all’orto delle Fate. La donna sa che non deve raccogliere il prezzemolo. La donna aspetta che le Fate escano, prende una scala di seta, scende nell’orto e raccoglie il prezzemolo. Le Fate fingono di essere uscite tutte, ma una si nasconde per spiare chi rubi il prezzemolo. Le Fate si vendicano e dicono alla donna che quando Prezzemolina sarà grande gliela porteranno via. Prezzemolina diventa grande. Le Fate la rapiscono e la portano a casa loro. Prezzemolina deve pulire la stanza prima di sera rendendola bianca come il latte e dipingendola con tutti gli uccelli dell’aria. Memé aiuta Prezzemolina servendosi di una bacchetta magica. Prezzemolina deve andare dalla Fata Morgana e farsi dare la scatola del Bel Giullare. Memé consegna a Prezzemolina due pentole di lardo, due pani, un po’ di spago e una lèsina, e delle scope. Memé indica a Prezzemolina i lumi magici in fondo alla cantina. Memé e Prezzemolina soffiano sui lumi. A una a una le Fate muoiono. Memé e Prezzemolina divengono padroni di tutte le ricchezze delle Fate. Memé e Prezzemolina si sposano e vivono per sempre in pace nel palazzo della Fata Morgana. Prima prova • Tranello • Lieto fine • Infrazione • Situazione iniziale • Conseguimento del primo mezzo magico • Divieto • Allontanamento • Seconda prova • Danneggiamento • Vittoria dell’eroe • Conseguimento del secondo mezzo magico • Conseguimento del terzo mezzo magico • Premio
Prezzemolina Italo Calvino (a cura di) Lettura espressiva a più voci - In questa fiaba ci sono nove personaggi e un narratore: vi suggeriamo di organizzare una lettura a più voci dividendovi in gruppi di 10. - Distribuite le parti, ascoltate una volta la fiaba sonora e poi ciascuno provi a leggere le sue battute, in modo da intervenire in modo espressivo (facendo attenzione al tono di voce e alle pause) quando sarà il suo turno. - Il colore vi aiuterà a non perdere il filo. Buon divertimento! Narratore Fata Morgana Prezzemolina Fornaia Memé Ciabattino Fate Cani Madre Porta C’erano una volta marito e moglie che stavano in una bella casina. E questa casina aveva una finestra che dava sull’orto delle Fate. La donna aspettava un bambino, e aveva voglia di prezzemolo. S’affaccia alla finestra e nell’orto delle Fate vede tutto un prato di prezzemolo. Aspetta che le Fate siano uscite, prende una scala di seta e cala nell’orto. Fatta una bella scorpacciata di prezzemolo, risale per la scala di seta e chiude la finestra. L’indomani, lo stesso. Mangia oggi, mangia domani, le Fate, passeggiando nel giardino, cominciarono ad accorgersi che il prezzemolo era quasi tutto andato. - Sapete cosa facciamo? - disse una delle Fate. - Fingiamo d’essere uscite tutte, e una di noi invece resterà nascosta. Così vedremo chi viene a rubare il prezzemolo. Quando la donna scese nell’orto, ecco che saltò fuori una Fata. - Ah, briccona! T’ho scoperta finalmente! - Abbiate pazienza - disse la donna - ho voglia di prezzemolo perché aspetto un bambino… - Ti perdoniamo - disse la Fata. - Però se avrai un bambino gli metterai nome Prezzemolino, se avrai una bambina le metterai nome Prezzemolina. E appena sarà grande, bambino o bambina che sia, lo prenderemo con noi! La donna scoppiò a piangere e tornò a casa. Nacque una bambina, Prezzemolina. E col tempo, i genitori non pensarono più al patto con le Fate. Quando Prezzemolina fu grandetta, cominciò ad andare a scuola. E mentre tornava a casa, tutti i giorni, incontrava le Fate, che le dicevano: - Bambina, di’ alla mamma che si ricordi quel che ci deve dare. La mamma si sentiva un groppo al cuore e non rispondeva niente. Un giorno la mamma era distratta. Tornò Prezzemolina da scuola e disse: - Dicono le Fate che vi ricordiate quel che gli dovete dare - e la mamma, senza pensare, disse: - Sì, di’ che la piglino pure. L’indomani la bambina andò a scuola. - Allora, se ne ricorda, tua mamma? - chiesero le Fate. - Sì, dice che potete prendere quella cosa che vi deve dare. Le Fate non se lo fecero dire due volte. Afferrarono Prezzemolina e via. La mamma, non vedendola tornare, era sempre più in pensiero. A un tratto si ricordò della frase che le aveva detto, e disse: - Oh me disgraziata! Ora non si può più tornare indietro! Le Fate portarono Prezzemolina a casa loro, le mostrarono una stanza nera nera dove tenevano il carbone e dissero: - Vedi, Prezzemolina, questa stanza? Quando torniamo stasera dovrà essere bianca come il latte e dipinta con tutti gli uccelli dell’aria. Se no ti mangiamo. Se ne andarono e lasciarono Prezzemolina disperata, tutta in lacrime. Bussarono alla porta. Prezzemolina va ad aprire, sicura che siano già le Fate di ritorno e che sia giunta la sua ora. Invece entrò Memé, cugino delle Fate. - Che hai che piangi, Prezzemolina? - chiese. - Piangereste anche voi - disse Prezzemolina - se aveste questa stanza nera nera da far bianca come il latte e dipingerla con tutti gli uccelli dell’aria, prima che tornino le Fate! E se no mi mangiano! - Se mi dai un bacio - disse Memé - faccio tutto io. E Prezzemolina rispose: Preferisco dalle Fate esser mangiata piuttosto che da un uomo esser baciata. - La risposta è così graziosa - disse Memé - che farò tutto io lo stesso. Batté la bacchetta magica, e la stanza divenne tutta bianca e tutta uccelli, come avevano detto le Fate. Memé andò via e le Fate tornarono. - Allora, Prezzemolina, l’hai fatto? - Sissignora, vengano a vedere. Le Fate si guardarono tra loro. - Di’ la verità, Prezzemolina, qui c’è stato il nostro cugino Memé. E Prezzemolina: Non ho visto il cugino Memé né la mia mamma bella che mi fé. L’indomani le Fate si riunirono. - Come facciamo a mangiarcela? Mah! Prezzemolina! - Cosa comandano? - chiese Prezzemolina. - Domattina devi andare dalla Fata Morgana e le devi dire che ti dia la scatola del Bel Giullare. - Sissignora - rispose Prezzemolina, e la mattina si mise in viaggio. Cammina cammina, trovò Memé cugino delle Fate che le chiese: - Dove vai? - Dalla Fata Morgana, a prendere la scatola del Bel Giullare. - Ma non sai che ti mangia? - Meglio per me, così sarà finita. - Tieni - disse Memé - queste due pentole di lardo; troverai una porta che batte i battenti, ungila e ti lascerà passare. Poi tieni questi due pani; troverai due cani che si mordono l’uno con l’altro; buttagli i pani e ti lasceranno passare. Poi tieni questo spago e questa lèsina1; troverai un ciabattino che per cucire le scarpe si strappa barba e capelli; daglieli e ti lascerà passare. Poi tieni queste scope; troverai una fornaia che spazza il forno con le mani, dagliele e ti lascerà passare. Bada solo di far svelta. Prezzemolina prese lardo, pani, spago, scope e li diede alla porta, ai cani, al ciabattino, alla fornaia: e tutti la ringraziarono. Trovò una piazza e nella piazza c’era il palazzo della Fata Morgana. Prezzemolina bussò. - Aspetta, bambina - disse la Fata Morgana - aspetta un poco. Ma Prezzemolina, che sapeva che doveva far svelta, corse su per due rampe di scale, vide la scatola del Bel Giullare, la prese, e via di corsa. La Fata Morgana, sentendola scappare, s’affacciò alla finestra. - Fornaia che spazzi il forno con le mani, ferma quella bambina, fermala! - Fossi matta! Dopo tanti anni che fatico, mi ha dato le scope per spazzare il forno! - Ciabattino che cuci le scarpe con la barba e i capelli! Ferma quella bambina, fermala! - Fossi matto! Dopo tanti anni che fatico, m’ha dato lesina e spago! - Cani che vi mordete! Fermate quella bambina! - Fossimo matti! Ci ha dato un pane per uno! - Porta che sbatti! Ferma quella bambina! - Fossi matta! M’ha unta da capo a piedi! E Prezzemolina passò. Le Fate, quando sentirono Prezzemolina picchiare all’uscio, ci rimasero male: - Come mai la Fata Morgana non se l’è mangiata? - Felice giorno - disse lei. - Ecco la scatola. - Ah, brava… E cosa t’ha detto la Fata Morgana? - M’ha detto di farvi tanti saluti. - Abbiamo capito! - dissero le Fate tra loro. - Dobbiamo mangiarcela noi. Alla sera, venne a trovarle Memé. - Sai, Memé? - gli dissero. - La Fata Morgana non s’è mangiata Prezzemolina. Dobbiamo mangiarcela noi. - Oh, bene! - fece Memé. - Oh, bene! - Domani, quando avrà fatto tutte le faccende di casa, le faremo mettere al fuoco una caldaia di quelle grandi da bucato. E quando bollirà la prenderemo e la butteremo dentro. - E sì, e sì - disse lui - resta inteso così, è una buona idea. Quando le Fate furono uscite, Memé andò da Prezzemolina. - Sai, Prezzemolina? Ti vogliono buttare nella caldaia, quando bolle. Ma tu devi dire che manca la legna e che vai in cantina a prenderla. Poi verrò io. Così le Fate dissero a Prezzemolina che bisognava fare il bucato, e che mettesse la caldaia al fuoco. Lei accese il fuoco, poi disse: - Ma non c’è quasi più legna. - Va’ a prenderla in cantina. Prezzemolina scese, e sentì: - Sono qua io, Prezzemolina. C’era Memé che la prese per mano. La condusse in un posto in fondo alla cantina dove c’erano tanti lumi. - Queste sono le anime delle Fate. Soffia! Si misero a soffiare e ogni lume che si spegneva era una Fata che moriva. Rimase solo un lume, il più grosso di tutti. - Questa è l’anima della Fata Morgana! Si misero a soffiare insieme con tutte le loro forze, finché non lo spensero, e così rimasero padroni di ogni cosa. - Ora sarai mia sposa - disse Memé e finalmente Prezzemolina gli diede un bacio. Andarono al palazzo della Fata Morgana; del ciabattino ne fecero un duca, della fornaia una marchesa; i cani li tennero con loro al palazzo e la porta la lasciarono lì badando a ungerla ogni tanto. Così vissero e godettero, sempre in pace se ne stettero e a me nulla mi dettero. (Tratto da: I. Calvino, a cura di, Fiabe italiane, Einaudi) Il testo Nell’Ottocento i fratelli Grimm trascrissero le fiabe che da sempre si raccontavano a voce in Germania. Qualche decennio fa, Italo Calvino ha fatto lo stesso per l’Italia: ne è nata la raccolta da cui è stata tratta questa fiaba. Prezzemolina: perché questo titolo? 1. lèsina: attrezzo usato dai calzolai per forare il cuoio prima di cucirlo. Lettura attiva La frase «e a me nulla mi dettero» (r. 161) è grammaticalmente scorretta perché ☐ comincia con una “e” ☐ non si dice “a me… mi” ☐ non si dice “dettero” A TEATRO Vuoi vedere un’interessante trasposizione teatrale di questa fiaba? • Prezzemolina (a cura della Compagnia Mattioli, regia di Monica Mattioli e Renata Coluccini) LESSICO 1. Nelle tre filastrocche ci sono delle rime? Quali parole sono in rima? Sottolineale. 2. L’ultima filastrocca è detta in tono ☐ serio  ☐ scherzoso  ☐ fiabesco 3. Quesito INVALSI Alla riga 23, la parola “patto” si può sostituire con A. trattato B. giuramento C. accordo D. firma ANALIZZARE 4. Quali funzioni sono presenti all’interno della fiaba? Compila la seguente tabella, scrivendo a fianco di ciascuna situazione la funzione corrispondente. Prova a farlo per conto tuo, consultando la scheda di p. 155. Ti diamo comunque un aiuto: sotto la tabella puoi trovare le diverse funzioni in ordine sparso. C’erano una volta un marito e una moglie… I due vivono in una bella casina vicino all’orto delle Fate. La donna sa che non deve raccogliere il prezzemolo. La donna aspetta che le Fate escano, prende una scala di seta, scende nell’orto e raccoglie il prezzemolo. Le Fate fingono di essere uscite tutte, ma una si nasconde per spiare chi rubi il prezzemolo. Le Fate si vendicano e dicono alla donna che quando Prezzemolina sarà grande gliela porteranno via. Prezzemolina diventa grande. Le Fate la rapiscono e la portano a casa loro. Prezzemolina deve pulire la stanza prima di sera rendendola bianca come il latte e dipingendola con tutti gli uccelli dell’aria. Memé aiuta Prezzemolina servendosi di una bacchetta magica. Prezzemolina deve andare dalla Fata Morgana e farsi dare la scatola del Bel Giullare. Memé consegna a Prezzemolina due pentole di lardo, due pani, un po’ di spago e una lèsina, e delle scope. Memé indica a Prezzemolina i lumi magici in fondo alla cantina. Memé e Prezzemolina soffiano sui lumi. A una a una le Fate muoiono. Memé e Prezzemolina divengono padroni di tutte le ricchezze delle Fate. Memé e Prezzemolina si sposano e vivono per sempre in pace nel palazzo della Fata Morgana. Prima prova • Tranello • Lieto fine • Infrazione • Situazione iniziale • Conseguimento del primo mezzo magico • Divieto • Allontanamento • Seconda prova • Danneggiamento • Vittoria dell’eroe • Conseguimento del secondo mezzo magico • Conseguimento del terzo mezzo magico • Premio